La legge della giungla o il Libro della Giungla?

Gli ultimi avvenimenti di cronaca, che riguardano alcuni atti di violenza avvenuti all’interno del mondo della scuola italiana, ci spingono necessariamente alla riflessione. Inoltre, mi spingono a scrivervi di nuovo.

La scuola è vita e non è altro dalla vita.

E’ un concetto, una visione, un approccio che ci ha tenuto compagnia da Ottobre ad oggi, ma ancor di più è necessario ribadirlo ora. Infatti, gli ultimi avvenimenti di cronaca, che riguardano alcuni atti di violenza avvenuti all’interno del mondo della scuola italiana, ci spingono necessariamente alla riflessione. Inoltre, mi spingono a scrivervi di nuovo.

E’ un dialogo, il nostro, che prosegue giorno dopo giorno e che vorrei poter onorare anche con il seguente testo scritto, da leggere come una missiva a voi studenti, ai genitori e a tutti i colleghi. Ma soprattutto agli studenti, che sono i protagonisti della scuola.

Spero, in tal modo, di dare un’ulteriore occasione per ri-conoscerci. Ogni professore vive l’aula in maniera intensa e diretta. Tutti. In maniera diversa, ma tutti. Ecco perché, in virtù ormai dell’esperienza acquisita in classe, sono solito individuare due differenti approcci per affrontare le dinamiche della scuola, cioè della vita: quello dettato dalla legge della giungla e quello che s’ispira al Libro della Giungla di Kipling.

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Nel primo caso, l’aula scolastica diventa il luogo dove vige la legge del più feroce, del pesce grande mangia pesce piccolo, del cinismo, del mors tua vita mea, del rispetto soltanto per coloro di cui si ha paura o della paura che si trasforma in violenza, in arroganza, in conflitto perenne o in sudditanza.

Anche fuori dall’ambito scolastico, la legge della giungla porta ad assumere due modalità, che sono – poi – anche due comportamenti: quello che conduce alla sopraffazione del più debole da parte dell’autorità o del più spietato e quello in cui tutte le debolezze umane, le varie frustrazioni, le grandi o piccole insoddisfazioni, le ferite interiori, i traumi personali, la mancanza d’affetto o d’amore divengono la base, il terreno arido da cui scaturiscono atteggiamenti violenti, astiosi, prepotenti, rabbiosi, bestiali. Come accade con la piaga del cosiddetto bullismo o, comunque, in molti atteggiamenti arroganti, prepotenti, strafottenti. Tra l’altro, spesso tipici dell’adolescenza.

In realtà, la vera debolezza è quella del bullo, che non sa affrontare il peso gravoso delle proprie fragilità e le risolve nel modo più stupido, più facile, più immediato.

Diciamolo chiaramente: il ragazzo che si esprime con la violenza è un soggetto debole, debolissimo perché colma le sue fragilità con l’istinto, l’impulso, la rabbia. Però, ricordiamo anche che esiste “la legge universale degli uomini” ed è quella del Libro della Giungla mentre la legge della giungla è quella che vige nel regno animale, dove ci sono predatori e prede, chi divora l’altro e chi ne subisce la ferocia oppure fugge a zampe levate, sempre per paura. La legge della giungla è quella che conduce a chinare il capo di fronte a chi ti minaccia, a chi ti spaventa, a chi ha il coltello dalla parte del manico o a diventare feroce come e più delle belve. Come accade nel regno animale. Ma noi siamo uomini, non bestie. Siamo persone, non animali. Siamo esseri pensanti e non soltanto esseri istintivi, impulsivi, epidermici.

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Ecco perché continuo a ripetere ogni giorno che, in quanto insegnante, in classe e fuori dall’aula, il mio obiettivo prioritario è quello di trasmettere la “legge universale degli uomini”, come la chiama Kipling nel Libro della Giungla, e di mettere sempre l’amore sopra la paura.

Noi esseri umani siamo Testa e Cuore.

Oltre all’istinto, siamo testa e cuore. E la persona davvero forte agisce con testa e cuore. La vera forza è quella interiore. La forza si riconosce dalla sensibilità spiccata, dall’umiltà, dal rispetto per gli altri. La persona coraggiosa non è quella che non ha mai paura, ma quella che affronta la paura e la supera. Ciò che facciamo a scuola, quindi nella vita, non deve essere dettato dalla paura di chi si dimostra più feroce di noi e nemmeno delle conseguenze disciplinari, dalle minacce, dai ricatti di qualsivoglia genere, ma dalla comprensione delle regole assunte, dalla nostra coscienza, dalla responsabilità personale, dall’amore per noi stessi e per il prossimo. La paura può essere un freno che ci rende sudditi o uno stimolo che ci aiuta ad essere responsabili. Del resto, la paura è un sentimento che ci appartiene e può essere per molti aspetti positivo e importante, ma – secondo il mio personale metodo di apprendimento adottato in classe – non può diventare il sentimento che ci domina, ci comanda e che ci fa regredire verso la logica animale, dell’obbedienza al più feroce, al più violento, a chi s’impone con una zampata.

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L’aula scolastica non può essere il luogo dello scontro fisico animale, violento, irrispettoso per se stessi, per gli altri e per le regole della convivenza civile.

Neppure se ad imporre un clima di paura e di sudditanza è l’insegnante autoritario. La legge della giungla è quella di una comunità umana involuta e primitiva. Lo sappiamo e l’ho ripetuto più volte:

l’autorevolezza può fare molto di più dell’autoritarismo.

Credo che la più grande responsabilità sia stata quella di aver tolto l’autorevolezza ai docenti perché l’autorevolezza non possono darsela da soli i professori, non possiamo dire “noi docenti siamo persone autorevoli”, ma sono gli altri (genitori, studenti, istituzioni, giornali, mass-media) che possono dare o togliere l’autorevolezza agli insegnanti. Come? Riconoscendo o negando a priori la qualità degli insegnanti che, per essere dove sono, hanno studiato a lungo, si sono laureati, hanno conseguito l’abilitazione all’insegnamento, hanno vinto un concorso, hanno fatto lunghi sacrifici.

L’umiliazione non si può accettare, in nessun caso.

L’umiliazione porta al disastro e produce danni immensi, gravi, profondi. Sia che si tratti dell’umiliazione nei confronti di uno studente sia che si tratti dell’umiliazione nei confronti degli insegnanti E la paura non deve essere una leva per farsi obbedire perché sappiamo che la paura può essere una delle emozioni più terribili e deleterie che noi conosciamo.

In altri casi, però, la paura può difenderci e stimolarci. Di che tipo è la tua paura? Ti aiuta a migliorare, a trovare il coraggio per affrontarla e ti rende più risoluto, più coraggioso, più attivo? Oppure ti paralizza? La paura ti rende più consapevole oppure ti rende più debole con i forti e più forte con i deboli?

Quando, l’altro giorno, dopo l’ennesimo mio rimprovero e conseguente cartellino giallo, uno studente mi ha detto in classe: “Ma mica mi metto paura per i bigliettini gialli!”. Io ho subito replicato: “Ma tu non devi aver paura”.

Tu, Caro studente, non devi disobbedire perché non hai paura e nemmeno obbedire per paura, ma agire avendo capito l’importanza e la validità delle regole. Dovresti agire, in altre parole, per amore e non per paura. Agire in modo rispettoso, per amore verso la conoscenza, verso i compagni, verso i professori, verso l’apprendimento, verso te stesso.

Puoi sconfiggere la paura soltanto se ti poni nelle condizioni di capire, di comprendere, di renderti conto, di essere consapevole, di acquisire una responsabilità, fino al punto di riuscire a regolarti da solo. Sono convinto che, in classe, insieme, possiamo far emergere un pensiero elevato. Come accade sempre più spesso durante le nostre lezioni di Geostoria, di Cittadinanza e Costituzione e come si evince dai vostri temi d’Italiano.

La paura, quindi, non va subita, ma affrontata e resa un’occasione positiva per la crescita e il miglioramento.

Quando la confusione in aula o il troppo chiacchiericcio concorrono a disturbare la lezione, e qui mi rivolgo a tutta la Classe, chi ne paga le conseguenze immediate siete proprio voi studenti che perdete l’occasione di apprendere, di vivere l’attività didattica, di conoscere, capire e migliorare.

Mi piace quando riusciamo a creare un clima di serenità in classe. Senza paure e senza ansie.

Di più: credo che, almeno durante le mie ore, fin dal primo giorno insieme, le paure e le ansie le abbiamo lasciate fuori dalla porta. Oppure sono diventate elementi stimolanti, cioè dei veri e propri motori che hanno fatto emergere una vostra maggiore consapevolezza e vi hanno permesso di acquisire una prima capacità critica. Bravi. Ma ricordatevi di alzare la mano per chiedere la parola e attendete che vi sia data prima di parlare.

La scuola non è un carcere e non è una caserma.

La scuola è vita, bellezza, idee, cultura, collaborazione, cooperazione, ascolto, dialogo, attenzione reciproca, lealtà, studio, sete di conoscenza, sogno, affettività, impegno, talento, creatività. Insomma, detto in una parola, la scuola è amore.

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Appena ho messo piede in quest’aula, il giorno in cui sono arrivato, ho cercato di educare voi studenti alla libertà. Questo è ciò che cerco di fare: educare alla libertà, cioè alla responsabilità, alla consapevolezza, alla comprensione delle regole e delle persone, all’emergere di un pensiero elevato. Tutto questo, personalmente, lo chiamo “legge universale degli uomini”, cioè il Libro della Giungla. Lo conoscete?

E allora, ricordatevi sempre di essere creativi, rispettosi dell’altro, responsabili.

Prof. Pier Paolo Segneri


Se…

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio.
Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.
Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”.
Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

 

Poesia di Joseph Rudyard Kipling scritta nel 1895.

Tratta dal libro “Ricompense e Fate” (“Rewards and Fairies”).

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