Un riflesso dei nostri tempi

La nuova ideologia dominante, che si è imposta su tutto e su tutti, non è il populismo, ma il pragmatismo.

Quindi, il pragmatismo non va certo confuso con la capacità di essere concreti. Anzi.

La concretezza, infatti, nasce dal pensiero, da un desiderio, da un sentire interiore, da un ideale, dall’amore per qualcuno, dalla teoria della prassi, cioè dalla filosofia della politica.

In questi ultimi vent’anni, invece, dominati dalla cosiddetta “forza dei fatti”, il pensiero è stato completamente sostituito dalla cupidigia, dagli istinti più bassi, dalle pulsioni meno nobili, dal solo umore della pancia, che risolve tutto nella rapidità di uno slogan, di uno spot, di una sterile polemica spettacolare buttata lì prima che arrivi un post, un “cinguettio” o la pubblicità.

In altre parole, il pragmatismo risponde alle domande: E io che cosa ci guadagno? Tu che mi dai? Quanto mi conviene?

Insomma, tutto il discorso politico è spostato sulla quantità a discapito della più preziosa qualità. Anche nella selezione della classe dirigente. E i risultati si vedono: siamo sotto troppe macerie umane.

La politica chiede e richiede competenza politica, prima di qualsiasi altra cosa, cioè richiede cultura politica e cultura “tout court”. Non avidità.

Non a caso, il pragmatismo è l’ideologia che pretende di fare a meno della cultura, della memoria e della competenza politica. Il pragmatismo è l’ideologismo dell’eterno presente, della fretta, dell’adesso, del subito e ora. I “pragmatisti” puoi riconoscerli subito perché ripetono spesso, come fosse un mantra da ribadire ai propri interlocutori: “Io sono una persona concreta“. Oppure: “Basta parlare, si deve essere pragmatici“. Sottotesto: “Voglio tutto e subito“. È un vero e proprio tormentone.

Chi è davvero concreto non ha bisogno di ripeterlo ogni volta perché è la sua storia a parlare per sé.

Le persone davvero concrete le puoi riconoscere perché hanno dei forti ideali, non ideologismi.

Le persone concrete, al contrario dei fedeli alla “religione” del pragmatismo, amano il prossimo e hanno fiducia nel futuro per avere la forza di ricercare altre strade che conducano a un mondo diverso da quello di oggi, che rappresenti e racconti metodologie e storie diverse.

La politica è l’arte del nuovo possibile.

È una ricerca delle molte verità che si presentano lungo il cammino, nel tentativo di farle danzare insieme, in armonia. È una ricerca, perciò, da compiere con lo sguardo rivolto al domani, alle persone che si amano e che amano la vita, con la consapevolezza che soltanto la memoria e l’analisi dei fatti rendono concrete le azioni presenti e future.

Ogni azione politica, ogni gesto di reciprocità dovrebbe avere al centro i sentimenti più profondi che accomunano tra loro tutti gli uomini, in modo universale. È quella che noi Corsari chiamiamo la legge universale degli uomini.

La premessa, però, è quella di non confondere la concretezza, per ottenere risultati certi, su obiettivi prefissati, perché progettati e preventivati e organizzati, con il pragmatismo becero, in quanto solo ideologico, di maniera, sprezzante.

Insomma, il pragmatismo è divenuto un’unica ideologia trasversale, che ha trasformato la promessa di realizzare fatti concreti in sterili esercizi aleatori, astratti ed evanescenti.

È la sete di Potere o di denaro che domina il pragmatismo mentre le cose che davvero contano nella vita sono gratuite e non si possono comprare.

Il pragmatismo ignorante dei ripetitori del “nulla” ha prodotto il niente. Anzi, il meno del niente.

Forse, questa odierna realtà negativa della ingombrante politica politicante del moderno Leviatano (lo Stato assolutista che ingoia tutto), cioè la metafora del mostro marino descritta da Hobbes, è diventata una delle tante forme d”immobilismo assunte dal pragmatismo, che si diletta in continui, ripetitivi esercizi di autoreferenzialità, di ovvie profezie, di monotoni ritornelli sul solito “nulla”.

Ma si mette la coscienza in pace dicendo: “Io sono una persona concreta, non faccio chiacchiere“.

Pier Paolo Segneri

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