Diario di bordo – #1

L’altra sera, un gruppo di Corsari si è incontrato semplicemente per conversare, per fare il punto della situazione politica italiana ed europea.

A un certo punto, davanti a un buon bicchiere di vino bianco, Carlo ha buttato là una frase apparentemente sconnessa dal contesto: “Il dialogo è il motore dell’apprendimento. Il dubbio e la curiosità sono le due accensioni della conoscenza”. Allora, Marco ha subito replicato: “Infatti! E’ questo il punto. Bravo. Sono anni che lo dico anch’io”. A quel punto sono intervenuto personalmente per rilanciare l’argomento sul tavolo della conversazione: “D’accordo, però, scusate, visto l’esperienza fatta a scuola, mi viene da aggiungere anche che l’apprendimento e la conoscenza sono spesso considerati due concetti distinti e, per tale ragione, sono rimasti per troppo tempo divisi e diversificati”. E Lorenzo si è inserito , come suo solito, in modo puntuale: “Si tratta, però, di una separazione che ha dimostrato di essere inadeguata alle sfide del presente e per il futuro”.
Insomma, la discussione è andata avanti per più di un’ora e si sono unite alla nostra conversazione corsara anche Ilaria e Camilla: “Potrebbe essere utile ricucire tale scissione”, ha detto la prima. Mentre Camilla ha replicato: “Infatti, l’apprendimento e la conoscenza vengono spesso separati e rinchiusi nella trappola di una visione statica o burocratica. Avete notato che c’è una tendenza alla standardizzazione? All’omologazione?”. Non mi sono fatto pregare e ho continuato sulla scia di Camilla: “Sia l’apprendimento che la conoscenza si atrofizzano e finiscono per essere vissuti dai ragazzi in modo così rigido e respingente da trasformare l’alunno in un mero oggetto dell’insegnamento”. E Carlo ha rafforzato la mia tesi: “Certo, senza dialogo né dubbi. E’ il dubbio che va rimesso al centro della politica e del metodo politico dei Corsari”. Ilaria ha colto, a quel punto, la palla al balzo e ha lasciato tutti noi in silenzio, a riflettere: “Senza più curiosità per le cose da studiare, gli studenti si allontanano da ogni processo di ricerca, di apprendimento e di conoscenza”.

Oggi, il compito dell’insegnante dovrebbe essere proprio quello di unire ciò che prima veniva fatto apparire come diviso, conflittuale o inconciliabile. E’ un cambio di paradigma. Questa è la riflessione che abbiamo fatto l’altra sera.
Dunque, sarebbe necessario passare dalla vecchia concezione costruita sulla rigida alternativa «aut… aut…», basata sulla contrapposizione, sul muro contro muro e sulla sistematica delegittimazione dell’altro, al superamento dei conflitti attraverso un metodo dialogico costruito sull’approccio «et… et…», quindi basato sul riconoscimento dell’altro, seppur nelle diversità.
In tal modo, il principale scopo della politica corsara è la libertà e, secondo una tale ottica di cambiamento prospettico, potrebbe essere quello di mettere in comunicazione l’apprendimento con la conoscenza e viceversa, in una logica di reciprocità. Così da far interagire tra loro i distinti, senza confonderli, casomai creando una sorta d’interdipendenza tra le parti e costruendo, allo stesso tempo, un terreno comune dove le diversità possano incontrarsi, rispettarsi, dialogare, cooperare, migliorare insieme, convivere. Come abbiamo fatto noi Corsari in tante occasioni.

In altre parole, il primo scopo della politica dovrebbe essere, secondo quest’ottica inclusiva e non escludente, quello che ci viene suggerito anche dalla filosofia di Benedetto Croce e che prendiamo in prestito dal pensiero del grande filosofo liberale, cioè lo sforzo di realizzare l’unità dei distinti.
Se si libera il rapporto tra apprendimento e conoscenza, infatti, si permette il fluire di un processo dinamico, il movimento di idee, l’avviarsi di un cammino di ricerca, di emozioni, di formazione, d’informazione, di libertà e di creatività.

E’ così che i cittadini non subiscono più, in modo passivo, la lezione o la nozione di chi fa il ripetitore dei riporti altrui, cioè di chi riporta ai cittadini soltanto le solite veline, ma diventa – invece – un Corsaro, cioè un attivo costruttore di significati, di percorsi, di relazioni.

Pier Paolo Segneri

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