Diario di bordo – #4

Lettera alla Buonanotte

Che cielo c’è stanotte… Cara Buonanotte.

Sei ancora sveglia? Volevo dirti che il mare è calmo, i Corsari sono tutti in coperta e studiano la mappa del tesoro.

Domani ci alzeremo all’alba, ma l’azimut è stato trovato e si procede a gonfie vele…

Mettiamo da parte l’ultimo odore di fiele e una cassa di rhum per festeggiare con Spugna e Trilli quando arriveremo sull’isola. E tu ci sarai. Sei già lì che ci aspetti.

Eravamo già sull’isola quando partimmo in cerca del tesoro. E tu con noi. Perché sapevi che se fossimo rimasti lì non avremmo vissuto questa incredibile avventura insieme.

Cara Buonanotte, la tempesta è passata ormai, anche se il vento continua ad agitare le acque con la mano, tu prendi la cosa come un gioco, come quando i bambini si schizzano con le onde.

Dura poco. Sono altre le ferite profonde.

Cara Buonanotte, cerca di capire… Noi Corsari abbiamo troppe cicatrici in volto, sul petto e nel cuore. La benda sull’occhio è segno d’onore. Non è il tempo che scandisce i giorni, ma la clessidra dei nostri ritorni. Non è l’orizzonte del mare che ci regala quel senso profondo d’infinito, ma l’attimo che abbiamo trascorso insieme per inseguire un tesoro che avevamo già.

Questo vento, stanotte, fa venire il gelo, lo so… ma è lo stesso vento che ora ti accarezza il viso, ti asciuga le lacrime e segna le mie rughe sulla fronte. Ricordati di andare sempre alla fonte.

Cara Buonanotte, chiama tutti i corsari, ci vediamo sul ponte della nave e non confondere più il vento col freddo della neve. Stanotte si beve!

Ormai è mezzanotte, il mare si addormenta…

Cara Buonanotte, tu apri il boccaporto e tieni gli occhi bene aperti e non smettere mai di vigilare sui tuoi corsari. Non ti addormentare proprio ora. Vuoi che accendiamo le fiaccole? Così ti svegli e ci mostri i tuoi consigli.

Non andare a dormire, è presto! Perché quando tu chiudi gli occhi, cara Buonanotte, spariscono le stelle e la Luna. Luci nella coltre bruna.

Ci sono tante stelle che dormono stanotte. Forse sognano di noi.

Lo sai, non ci sono costellazioni né Carri nel cielo stanotte. Forse dormono anche loro con il mare. Non ci resta che andare…

Aspetta, non me lo dire: Orione e le altre sono tipiche invernali! Anche quest’anno Orione arriva da un altro emisfero. È tornata dopo il suo giro. Accendo un sigaro che non aspiro.

Cara Buonanotte, gli astri sognano di rispecchiare il mare e il cielo sembra capovolto…è per questo che stanotte non ci sono le stelle.

Intanto, il sonno scende come un manto sulla prua, gli occhi mi si chiudono… Noi restiamo qui a sognare perché i corsari vengono dal mare.

I sogni – si sa – vengono dal mare.

Cara Buonanotte, da questa nave corsara, tre luci soltanto intravedo nel buio: la Stella Polare che ci indica la rotta, il bagliore di Venere e un aereo che passa senza lasciare scia, soltanto lampeggia di una luce colorata.

Tutto intorno è mare… E la nave va.

Caro Diario… Nuvole sparse che si addensano e si diradano… Qualche goccia cade e bagna i fogli che abbiamo sotto gli occhi… Forse piove ancora. Forse sono lacrime.

Cara, Buonanotte.

Pier Paolo Segneri

Diario di bordo – #3

Ti è veramente amico, chi conosce la tua storia

Caro Diario…

Oggi penso ai miei amici d’infanzia. Amici veri. Disinteressati. Ma, soprattutto, amici che conoscono la mia storia. Perché ti è veramente amico soltanto chi conosce la tua storia, oppure chi la riconosce leggendola nei tuoi occhi. Lo sguardo dice molto di noi.

Penso all’amicizia come forma d’amore. Penso all’amicizia come a quel legame che ci rende liberi, che ci unisce oltre ogni volontà. Guardo il mare e penso all’affetto sincero dei vecchi compagni di scuola, alla Maestra Villoni.

Oggi sono da solo al Bar, sul Ponte del nostro Veliero corsaro. C’è stata la tormenta ieri notte e questa mattina i Corsari sono andati tutti in coperta a riposare, a raccogliere le energie dopo la fatica notturna trascorsa a combattere con il vento, il mare forza 8 e la pioggia incessante. Dormono, giustamente, il sonno dei giusti… mentre io sto qui a guardare l’Oceano… E scrivo…

Scrivo un’altra pagina del “Diario di bordo“. E ripercorro con la mente il mio cammino e quel navigare in mare aperto che mi ha condotto fino a qui. Come sono arrivato a questo punto? Dalla nascita, fino all’età di 18 anni, sono andato al letto presto. Come Proust e come De Niro nel film “C’era una volta in America“. E ho scritto poesie. Una anche dedicata al grande Presidente Sandro Pertini.

La prima composizione in versi risale ai tempi della prima elementare. Lo ricordo con un sorriso. Subito dopo il Liceo Classico, a 18 anni, ho iniziato a fare teatro con la Compagnia “i Commedianti” di Luciano D’Arpino. Grazie all’esperienza acquisita come assistente alla regia con Stefano Reali, quando ero poco più che ventenne, ho avuto la fortuna di conoscere e di lavorare con grandi artisti come Ennio Morricone, Virna Lisi, Maurizio Mattioli, Marisa Merlini, Antonio Catania, Pino Caruso, Mariano Rigillo, ma anche con veri e propri divi del cinema e della fiction televisiva: Raul Bova, Sabrina Ferilli, Giorgio Tirabassi, Ricky Memphis e tantissimi altri che non sto qui ad elencare sopra questa pagina umida del Diario di bordo.

Caro Diario…

facciamo un passo indietro: all’inizio dell’anno scolastico, in prima elementare, passai dalla scuola statale a una scuola privata dalle suore, perché i miei genitori scelsero di mandarmi in “primina”, cioè di cominciare a 5 anni la scuola elementare. Dalle suore agostiniane sono stato eletto capoclasse da molti dei miei generosi compagni di scuola. Mi votarono in modo del tutto spontaneo e democratico. Era il 1978, il periodo in cui andavano gli Indiani metropolitani ed è forse per questa ragione che la maestra, suor Teodorina, mi aveva definito “capo indiano“. Poi, non mi sono più cimentato in elezioni né mi sono mai dedicato alla politica, per molti e lunghi anni.

Nel 1996, il 28 Novembre per la precisione, ricordo molto bene di essere diventato Dottore in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma discutendo una Tesi dal titolo: “Sciascia e la mafia“.

A soli 23 anni, tra l’altro, appena laureato, un po’ di sorpresa e con mia grande soddisfazione, sono diventato il più giovane dei Consiglieri comunali della storia di Frosinone, almeno fino a quel momento, con la convinzione di poter contribuire all’auspicata rivoluzione liberale di cui avremmo tanto bisogno, ma di cui si sono perse le tracce. Ho cominciato però la mia attività politica con piccoli passi avviati tre anni prima, nell’Aprile del 1993, in occasione del famigerato referendum di Segni e dei Radicali di Marco Pannella per la riforma della legge elettorale. Ma il tutto fu innescato da una forte reazione che ebbi tra la primavera e l’estate del 1992, quando sentii dentro di me un repentino e direi improvviso emergere della mia coscienza civile e civica a seguito degli attentati a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino. Avevo 19 anni. Ne parlerò poi con gli altri Corsari quando avremo modo di vederci con un po’ di calma…

Intanto, caro Diario, guardo e sento l’immensità dell’Oceano.

Pier Paolo Segneri