La rivoluzione liberale e libertaria

I Corsari sono i pionieri del pensiero e del coraggio liberale, cioè siamo i filosofi e gli uomini d’azione della libertà. Per il resto? Ingiustizie, oppressione, privilegi, illegalità, disinformazione, sudditanze, falsità, inganni, omissioni, disonestà, violenze, sotterfugi, raggiri, spartizioni sottobanco. Viviamo nel Paese delle ingiustizie, dei sovranismi istintivi, dei populismi demagogici. L’Italia è oggi dominata da una “democrazia reale”. Quindi, viviamo in una democrazia virtuale, della realtà virtuale. Anche se non si deve dire, siamo dentro un Regime.

Come accadde già alle idee socialiste rispetto al “socialismo reale”, la democrazia reale è semplicemente una forma di democrazia che possiamo definire non-democratica, cioè priva di quei caratteri minimi che servono a una democrazia per dirsi tale. Senza dubbio si tratta di una forma di democrazia che possiamo definire anti-liberale, illiberale o non-liberale. Oggi, tutti i partiti si definiscono democratici: dalla Destra di Giorgia Meloni passando per la Lega di Matteo Salvini fino ad arrivare al movimentismo democratico dei Cinque Stelle, al democratico Matteo Renzi, ai democratici del Pd, alla democrazia leaderistica di Forza Italia. Ed è vero, sono democratici, ma della democrazia reale e non di una democrazia liberale.

Insomma, si tratta di espressioni diverse del medesimo volto, cioè quello dell’attuale Regime che possiamo definire, appunto, di “democrazia reale”. Sarebbe più corretto definirli oligarchici, partitocratici o verticistici, ma il loro realismo virtuale è il nuovo volto del Vecchio Regime. Infatti, il conflitto politico oggi in corso è tra partiti e individuo, tra democrazia reale e democrazia liberale, tra pragmatismo antipolitico e governo delle cose, tra virtuale e virtù. Insomma, la democrazia reale ha costretto i cittadini ad una schiavitù mascherata da libertà.

Quando si ha l’illusione di essere liberi, non si trovano più i motivi per ribellarsi all’oppressione del Potere fine a se stesso. E la libertà, come tensione morale e politica del pensiero liberale, è sacrificata in nome di false sicurezze, di falsi bisogni, di false comodità, di false certezze, di una vita più protetta. Sono tutti inganni. La verità è che, con questo governo giallo verde, non c’è più posto per il pensiero liberale e neanche per l’azione socialista. E così, il pragmatismo è diventato un’ideologia . La cosiddetta “forza dei fatti”, di conseguenza, ha devastato la politica. Perché il pragmatismo è divenuto una maschera per coprire il vero volto del Potere: un volto meschino, ipocrita, ambiguo, opaco, bugiardo, autoritario, oppressivo, ignorante.

Siamo governati da ignoranti. Non serve più studiare, non serve più prepararsi, non serve più rafforzare le proprie attitudini e qualità. Anzi, meno vali e più in alto sali. Oggi è così.

Questo è Regime.

Il pragmatismo è una delle forme assunte dall’antipolitica allo scopo di spazzare via il pensiero, le idee, gli uomini, la parola, la legalità, lo Stato di diritto, la democrazia, la libertà, il sogno, la creatività, la fantasia, l’amore.

Tutti dicono di essere concreti, di badare ai fatti, di andare al sodo. Ma restano solo chiacchiere. Fanno chiacchiere. Questo solo fanno. E così facendo, il Potere dei partiti si scaglia contro l’individuo.

Una democrazia è liberale quando la libertà di un individuo incontra il limite della libertà di un altro individuo, quando vige lo Stato di diritto, quando lo Stato di diritto serve a stabilire i limiti della libertà individuale, quando vi è libertà di parola, di religione, di stampa, d’informazione, di essere minoranza, di partecipare al dibattito pubblico e politico ma, soprattutto, quando vi è libertà di conoscenza. Oggi ha vinto, invece, l’arbitrio dell’ignoranza. Tutti applaudono davanti alle ingiustizie come fossero necessarie. Tranne a quelle che subiscono a loro volta perché le ritengono insopportabili. È una guerra tra poveri in cui il Potere dominante gongola.

La grave piaga che pesa sulla vita dei cittadini italiani è l’impossibilità di conoscenza. Ci sono una serie di ostacoli e muri che impediscono la conoscenza. Andrebbero rimossi.

Una democrazia è liberale quando riconosce l’uguaglianza tra tutti gli uomini, l’uguaglianza di fronte alla Legge, l’uguaglianza nei diritti e nei doveri di ciascun individuo. Una democrazia è liberale quando è laica, cioè quando lo Stato non interferisce nelle scelte morali individuali, quando lo Stato difende le minoranze e le libertà.

Scriveva Immanuel Kant:

«Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo».

Una democrazia è liberale, per dirla alla Montesquieu, quando riesce a combinare il principio della sovranità popolare con la tutela dei diritti liberali e con la divisione dei poteri.

In una democrazia liberale, libertà economica e libertà politica sono inscindibili, non vi può essere l’una se manca l’altra e viceversa. In tal senso, a fondamento del metodo e della visione politica dei Corsari, vi è una lettura della situazione sociale, istituzionale ed economica del nostro Paese che, da sempre, fin dal 1955, dai tempi di un liberale e Radicale come Mario Pannunzio fino ad arrivare ai tempi futuri, affonda nei principi e nelle idee di libertà. A tal proposito, è forse utile ricordare a tutti i democratici, di destra e di centro e di sinistra, movimentisti e immobilisti, quanto affermava Benedetto Croce:

«Non bisogna dimenticare che il liberalismo disgiunto dalla democrazia inclina sensibilmente verso il conservatorismo, e che la democrazia, smarrendo la severità dell’idea liberale, trapassa nella demagogia e, di là, nella dittatura».

Pier Paolo Segneri

One thought on “La rivoluzione liberale e libertaria”

  1. Ieri, 70 mo anniversario della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, sono state numerose le manifestazioni in memoria… Già in memoria! Ho riletto i 30 articoli che la compongono: c’è tutto, quasi troppo. Mi sono commosso pensando che in quella occasione propizia, i firmatari avrebbero potuto inserire efficacemente il modo per attuare concretamente quei principi. Ora potrebbe apparire troppo tardi. Per fortuna ogni tanto si incontra qualcuno che scrive ciò che ho letto e in gran parte condivido. Bisogna almeno tendere verso ciò che ci appare impossibile. Io, seguendo lo schema della dichiarazione universale, partirei dai diritti dell’individuo e parallelamente a E. Kant, mio carissimo compagno di liceo, più che all’astratta felicità punterei, soddisfatti i bisogni primari, al benessere personale coincidente con la necessità di essere chiamati a contribuire (non in base a discrezionalità volontaria), a quello di tutti gli altri. Se la base di pensiero è compatibile con la vostra, parteciperei volentieri alla discussione.

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