Natale 2018: l’editoriale

La pluralità di voci è una ricchezza

Confermati i tagli all’editoria.

Splash! Bocche cucite. Zitti zitti, buoni buoni, arrivano i primi segnali di cambiamento: troppi galli a cantare. Basta. Mettiamo un po’ d’Ordine. Qui vogliono dire tutti la loro. Tutti che parlano. Non si sopportano più neppure i merli e l’upupa. Anche gli usignoli hanno un po’ stufato. E basta pure coi canarini, i canarini incardellati (sono contro natura) e ogni altro sibilo acuto o qualsivoglia altro flebile canto. Basta. Si cambia. La manovra del governo va nella direzione che piace tanto a coloro che sono infastiditi dalla pluralità di voci esistente nel nostro Paese. Ma non sto scrivendo un articolo contro, anzi: ho preso carta e penna per scrivere un articolo positivo e propositivo. Un articolo “per”. Per riconoscere il merito di quelle realtà giornalistiche che rafforzano la pluralità delle voci.

Mi piace scrivere per…

Per i cittadini che vedono nella diversità dei punti di vista un’occasione per informarsi meglio e per guardare le cose da prospettive diverse. Per chi crede ancora che il giornalismo possa e debba rappresentare il cane da guardia dedito alla vigilanza del Potere e non esserne o divenirne il servo sciocco. Per tutti coloro che riconoscono la necessità dell’esistenza anche di piccole realtà editoriali. Per la pluralità d’informazione. Per i Corsari che navigano nel mare della diversità perché l’alternativa sarebbe arenare tra gli scogli della solita omologazione al governo del Paese.

Restano le domande.

Si cercano le risposte.

Perché affamare le bocche che parlano? Forse perché le bocche equivalgono alle voci? Forse si vorrebbero meno voci e più suoni afoni? Meno solisti e più coristi? Forse vi sono davvero i celebri cento passi a dividere la sede di Radio Radicale dalla casa in cui risiede la sete di Potere? Che senso ha affamare le bocche che cercano di dare voce a chi non ha voce? Ha senso togliere di mezzo le piccole realtà della carta stampata o le grandi storie dell’editoria e della radiofonia prosciugando il terreno da cui prendono linfa?

Per dare i soldi a chi? Perché staccare la spina ad emittenti che svolgono programmi di qualità? A chi può dare fastidio, ad esempio, l’esistenza e la resistenza del giornale cattolico Avvenire? Che senso ha togliere al mondo dell’editoria i finanziamenti per sopravvivere? Perché tagliare la carta che stampa pensieri e idee diverse da quelle dominanti? Allora, la diversità va abolita?

Il mondo sommerso dei Corsari

I Corsari vanno cancellati, censurati, impoveriti? Si devono aiutare soltanto gli amici e gli amici degli amici? C’è spazio per un dialogo non omologato e non omologante in Italia? Dove? Viva sempre il quotidiano L’inchiesta perché è un giornale corsaro, fuori dal coro, coraggioso.

Durante le feste di Natale, i Corsari sono soliti fare bilanci, cercare delle risposte a quesiti rimasti insoluti o a porsi antichi e nuovi interrogativi.

Le domande di questi giorni sono rivolte alle stelle verso cui guardiamo per orientarci, alle speranze verso il Cielo, ai malanni della Terra, a ogni piccolo o grande malessere umano, ai potenti del mondo, all’amore, ai sogni prima che arrivi l’alba a portarli via, al diritto umano a conoscere le verità, all’ascolto delle voci più lontane, alla democrazia reale che annienta qualsivoglia prospettiva di democrazia liberale. E il pensiero, alla fine, torna un’altra volta sul medesimo punto. E penso a Marco Pannella, a quella università popolare che è Radio Radicale, dal 1976. Un’emittente di qualità che nasce come radio libera a metà degli anni Settanta, quasi in clandestinità e che, ora, questo governo vorrebbe riportare alla clandestinità. Una sorta di Radio Londra?

In poche parole?

Insomma, confermati i tagli dei contributi all’editoria. Nell’ultima bozza del maxiemendamento alla manovra, infatti, c’è la norma proposta dal Movimento 5 Stelle che prevede una riduzione progressiva dei contributi diretti all’editoria dal prossimo anno fino all’azzeramento dei finanziamenti nel 2022. Non c’è trippa per gatti. Anzi, soltanto per i gatti che mangeranno i canarini, l’upupa, i merli, i galli e tutte le voci fuori dal coro. Mi rifiuto di pensare che si possa arrivare a questo.

Nel 2019 il taglio alle imprese editrici riunite come cooperative dei giornalisti sarà del 20% nella parte eccedente il contributo di 500.000 euro, percentuale che sale al 50% nel 2020, al 75% nel 2021 fino al 100% nel 2022.

È capitato anche a te?

La settimana scorsa, a causa di un’influenza stagionale, sono rimasto a casa, al letto, con gli occhi arrossati, la febbre alta e la radio accesa. Perché quella era l’unica cosa che potessi fare: ascoltare la radio. Sicuramente, mi sono rigenerato con un po’ di musica, ma soprattutto mi sono sintonizzato su Radio Radicale per sentire attentamente il dibattito in Parlamento. Mi sono sentito un privilegiato perché ho avuto questa bella opportunità d’informarmi direttamente dall’Aula di Montecitorio, senza veline, senza filtri, senza partigianerie. Un vero e proprio servizio pubblico. Perché questa è Radio Radicale, da oltre quarant’anni. E sempre con grande qualità.

Mi rivolgo a tutti coloro che, almeno una volta nella vita, si sono sentiti ostracizzati, esclusi, emarginati, imbavagliati, impoveriti, silenziati.

Ritorni

Che senso ha togliere di mezzo le piccole realtà della carta stampata o della radiofonia prosciugando il terreno da cui prendono linfa? Perché staccare la spina ad emittenti che svolgono programmi di qualità? A chi può dare fastidio l’esistenza e la resistenza del giornale cattolico Avvenire? Che senso ha togliere al mondo dell’editoria i finanziamenti per sopravvivere? Perché tagliare la carta che stampa pensieri e idee diverse da quelle dominanti? Ma la diversità va abolita? Si devono aiutare soltanto gli amici o gli amici degli amici? C’è spazio per un dialogo non omologato e non omologante? Corsi e ricorsi storici. Il ciclo della vita…

Struttura ad anello

Durante le feste di Natale, i Corsari sono soliti fare bilanci, cercare delle risposte a quesiti rimasti insoluti o a porsi antichi e nuovi interrogativi.

Le domande di questi giorni sono rivolte alle stelle verso cui guardiamo per orientarci, alle speranze verso il Cielo, ai malanni della Terra, a ogni piccolo o grande malessere umano, ai potenti del mondo, all’amore, ai sogni prima che arrivi l’alba a portarli via, al diritto umano a conoscere le verità, all’ascolto delle voci più lontane, alla democrazia reale che annienta qualsivoglia prospettiva di democrazia liberale.

Pier Paolo Segneri

2 pensieri riguardo “Natale 2018: l’editoriale”

  1. Dal mio punto di vista è giusto leggere ogni forma d’informazione, ma è anche fondamentale la capacità di discernere e di interpretare in modo giusto ciò che ci vogliono far comprendere e ciò che noi comprendiamo.

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  2. Carissimo Pier Paolo,
    Leggendo il tuo articolo mi ha emozionato leggere il nome di Marco Pannella e la mia memoria è andata a ripescare quando per tutta la notte ascoltavo radio radicale prima di cadere tra le braccia di morfeo. Quante cose ho imparato e quanta forza mi dava la lotta non violenta di Marco. Oggi purtroppo grazie a questo miope atteggiamento del Movimento 5 molte voci non saranno più fuori dal coro

    Piace a 1 persona

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