Diario di Bordo – #10

Caro Diario,

oggi ho svolto una lezione interattiva con i miei studenti corsari, ho aperto un dialogo coi ragazzi, ho favorito una bella discussione in classe e ho concluso il mio preambolo con le seguenti testuali parole:

“In altri termini, volenti o nolenti, ci portiamo nello sguardo il desiderio di sconfiggere il tempo, cioè di battere ed eliminare l’angoscia della fine. Perché, secondo voi, in quanto persone, sentiamo questo?”.

Silenzio.

Spesso i ragazzi restano spiazzati da certe domande oppure sono emotivi e non se la sentono di esporsi subito, attendono che qualcuno rompi il ghiaccio. Allora, in questi casi, sono io stesso, in quanto docente, a indicare un allievo e a coinvolgere direttamente uno di loro. Quindi, rivolgendomi a Tiziano, ho ripetuto: “Perché?”.

Lui ha risposto: “Forse… Aspetti professo’ mi faccia riflettere. Forse… Perché siamo umani!”.

Ho subito replicato: “Bravissimo! E, come diceva spesso il mio amico e maestro De Marchi, il prof. Luigi De Marchi, siamo attraversati tutti da una tale angoscia. La coscienza della fine ci appartiene in quanto siamo mortali e perciò sappiamo – anche quando inconsciamente – che, presto o tardi, arriverà la nostra ora”.

Martina ha aggiunto: “Quindi, per questa ragione, in fondo, speriamo che almeno un nostro verso o una nostra poesia resti a vivere e a testimoniare la nostra esistenza, anche quando non ci saremo più”.

E io: “Esatto. È la vita che prosegue vincendo il tempo. Questo è uno degli scopi principali dell’arte. Oppure, preghiamo. Ci affidiamo alla nostra spiritualità. Sempre per lo stesso motivo. Per sconfiggere il tempo”.

Insomma, professore, ciascuno cerca la vita eterna, in questo mondo o nell’altro”, ha sentenziato Adriano.

Proprio così”.

Allora, ha preso la parola Matteo: “Secondo me, la tecnologia soddisfa questa illusione, questa speranza, perché ci viene in soccorso rispetto ai nostri limiti umani o alle nostre limitazioni e ci offre grandi opportunità”.

Erica, a quel punto, si è fatta coraggio: “Per me, la tecnologia rappresenta sia un’opportunità per migliorare e potenziare la vita umana sia il rischio di perdere in umanità”.

E Florina ha domandato: “Cioè?”, ma la risposta è arrivata da Luca: “E cioè il pericolo della tecnologia è quello di atrofizzare sentimenti, sogni, ideali, emozioni, carezze, abbracci e perdere l’essenza umana della poesia, dell’amore, della libertà, del “sentire”, del vivere”.

A rendere più seducente la discussione è stata Eleonora: “Tutto questo può essere sicuramente positivo e straordinario per l’avventura umana, ma – secondo me – il concetto di conoscenza non può e non deve limitarsi a ciò. La conoscenza è qualcosa di più ampio e diverso dal solo sapere o dalla tecnologia”.

Qui sono intervenuto io: “Benissimo! La conoscenza, infatti, è da considerarsi un livello superiore di sapere che riguarda anche la fantasia, l’intuizione, la spiritualità, l’amore, la visione, la memoria come madre di tutte le arti, la comprensione, l’affetto dell’altro e per l’altro, il cuore. Quali potrebbero essere perciò le conseguenze?”.

Francesco ha alzato la mano: “Le conseguenze possono essere tante e non tutte prevedibili, sicuramente un tale sviluppo ha già ora molte ripercussioni etiche e morali, ma moltissime ancora si aggiungeranno con l’intelligenza collettiva”.

Caro Diario e Cari studenti,

la razza umana è una e una soltanto.

Quello che sta accadendo oggi, invece, non è tanto la messa in discussione di un tale principio, acquisito da poco ma che non cadrà, anche se ultimamente qualcuno si sta impegnando a farlo vacillare, quanto – piuttosto – il pericolo risiede nel fatto che si sta andando verso qualcosa di assai più grave: la falsa e delirante contrapposizione sull’uomo del futuro, cioè tra un’idea bestiale e animale dell’uomo, quella legata agli istinti, alle pulsioni, alla violenza, alla barbarie, alla legge della giungla e, quindi, con l’illusione di un risveglio animale, aggressivo, feroce, arrogante, rancoroso, legato allo spazio vitale mentre, dall’altra parte, vi è l’ascesa dell’uomo tecnologico, informatico, razionale senza – però – saper essere ragionevole e, perciò, rischia di trattarsi di un’ascesa distruttrice delle diversità, omologante, standardizzante.

Ecco, cari ragazzi, per non restare schiacciati tra questi due vasi di ferro, sarebbe necessario rafforzare il nostro cuore, il nostro sentire interiore, la nostra parte emozionale, sentimentale, creativa.

Ma ne parleremo la prossima volta.

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