Il diritto umano alla conoscenza

L’ATTUALE GOVERNO

La notizia è ufficiale: la manovra finanziaria dell’attuale governo pirata e gialloverde, tra le altre cose, dimezza i fondi per Radio Radicale, così da ridurre drasticamente il contributo alla storica emittente radiofonica per trasmettere le sedute del Parlamento. Perché Radio Radicale svolge un servizio pubblico vero e proprio allo scopo d’informare i cittadini su quanto accade dentro e fuori dal Palazzo.

A tal proposito, il comitato di redazione della radio ha espresso, ormai da tempo, il pericolo imminente della chiusura di Radio Radicale. E’ un attacco al diritto umano alla conoscenza, un attacco alla democrazia e alla libertà. Infatti, Radio Radicale non è semplicemente un organo d’informazione di parte o di partito, ma di tutti i partiti e di tutti i cittadini. Così è. Tutti gli ascoltatori dell’emittente possono confermarlo. Anzi, di più: è la sua storia che lo attesta e lo testimonia.

RADIO RADICALE

Intanto, però, cresce la preoccupazione su quanto sta accadendo e, in una nota, il comitato di redazione ha anche spiegato:

“La commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento alla manovra economica che prevede la proroga di un anno della convenzione tra Mise (Ministero per lo Sviluppo Economico) e Radio Radicale per la trasmissione delle sedute del Parlamento, ma con il dimezzamento del corrispettivo economico”.

Un fatto che, giustamente, solleva più di qualche preoccupazione della parti di Radio Radicale. Personalmente, credo che sia un allarme giustificato e allarma anche me. Perché? Semplice: perché ignorare o, peggio, togliere l’ossigeno a quel patrimonio culturale e d’informazione che non ha eguali in Italia, significa impoverire il patrimonio culturale del Paese e sottrarre ai cittadini un autorevole e affidabile fonte di conoscenza dei fatti.

UN SERVIZIO PUBBLICO

A che cosa mi riferisco? E’ presto detto: faccio riferimento a tutte le dirette parlamentari senza interruzioni (la Rai, ai medesimi costi di Radio Radicale e per quel tipo di servizio, ha più volte ribadito – nelle diverse gestioni – di non voler partecipare). Mi riferisco ai Congressi di tutti i partiti e dei sindacati, alle interviste, ai comizi elettorali, alle registrazioni dei vari processi su mafia, terrorismo, sul caso Tortora e via dicendo. Ma non solo, mi riferisco anche alle presentazioni di libri e ai “fili diretti” coi cittadini, da decenni in onda senza filtri. Penso anche alle rassegne stampa, all’archivio storico di Radio Radicale, al sito internet in cui si possono facilmente ritrovare tutte le registrazioni. Dimezzare l’acqua all’emittente diretta da Alessio Falconio significa non sapere, non apprezzare quanto la conoscenza diretta per ciascun cittadino sia necessaria al funzionamento della democrazia.

LA QUALITA’ INFASTIDISCE

Le domande di questi giorni sono rivolte alle stelle verso cui guardiamo per orientarci, alle speranze verso il Cielo, ai malanni della Terra, a ogni piccolo o grande malessere umano, ai potenti del mondo, all’amore, ai sogni prima che arrivi l’alba a portarli via, al diritto umano a conoscere le verità, all’ascolto delle voci più lontane, alla democrazia reale che annienta qualsivoglia prospettiva di democrazia liberale. E il pensiero, alla fine, torna un’altra volta sul medesimo punto. E penso a Marco Pannella, a quella Università popolare che è Radio Radicale, dagli anni Settanta. Un’emittente di qualità che nasce come radio libera, quasi in clandestinità, e che ora questo governo vorrebbe riportare alla clandestinità. Una sorta di Radio Londra? Oppure, libero spazio alla pubblicità. Ve lo immaginate? “Interrompiamo la seduta alla Camera dei Deputati per un breve spot pubblicitario sulle supposte”.

MI SI ESCLUDEVA

Un mese fa, a causa di un’influenza stagionale, sono rimasto a casa, al letto, con gli occhi arrossati, la febbre alta e la radio accesa. Perché quella era l’unica cosa che potessi fare: ascoltare la radio. Sicuramente, mi sono rigenerato con un po’ di musica, ma soprattutto mi sono sintonizzato su Radio Radicale per sentire attentamente il dibattito in Parlamento. Mi sono sentito un privilegiato perché ho avuto questa bella opportunità d’informarmi direttamente dall’Aula di Montecitorio, senza veline, senza filtri, senza partigianerie. Un vero e proprio servizio pubblico. Perché questa è Radio Radicale, da oltre quarant’anni. E sempre con grande qualità.

Mi rivolgo a tutti coloro che, almeno una volta nella vita, si sono sentiti ostracizzati, esclusi, emarginati, imbavagliati, impoveriti, silenziati. Come accade per i ritorni. Come dentro una spirale. Le frasi riecheggiano insieme ai corsi e ricorsi storici: che senso ha togliere di mezzo le piccole o grandi realtà della carta stampata o della radiofonia prosciugando ilq terreno da cui prendono linfa? Perché staccare la spina ad emittenti che svolgono programmi di qualità? A chi può dare fastidio l’esistenza e la resistenza del giornale cattolico l’Avvenire?

Tutto ritorna: che senso ha togliere al mondo dell’editoria i finanziamenti per sopravvivere? Perché tagliare la carta che stampa pensieri e idee diverse da quelle dominanti? Ma la diversità va abolita? Si devono aiutare soltanto gli amici o gli amici degli amici? C’è spazio per un dialogo non omologato e non omologante? La ruota ritorna al punto di partenza.

LA LIBERTA’ E’ COME L’ARIA

Le domande di questi giorni sono rivolte alle stelle verso cui guardiamo per orientarci, alle speranze verso il Cielo, ai malanni della Terra, a ogni piccolo o grande malessere umano, ai potenti del mondo, all’amore, ai sogni prima che arrivi l’alba a portarli via, al diritto umano a conoscere le verità, all’ascolto delle voci più lontane, alla democrazia reale che annienta qualsivoglia prospettiva di democrazia liberale. Buon Anno a tutti.

Pier Paolo Segneri

One thought on “Il diritto umano alla conoscenza”

  1. Sono pienamente d’accordo. Tarpare le ali a Radio Radicale ed al giornale Avvenire significa indebolire un servizio pubblico essenziale a discapito di ogni democrazia.

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