“Il Campione” è un film sull’amore

Ci sono infiniti modi per raccontare l’amore. Nella storia del cinema di tutti i tempi e di tutte le nazioni, l’amore è stato raccontato in mille modi diversi.

Ciascuno può andare col pensiero alla pellicola che, a livello personale, più e meglio di altre ha saputo dare forma a questo sentimento e offrire al pubblico o a noi stessi una visione originale ed emozionante dell’amore. Dal cinema orientale a quello americano, dalla nouvelle vague alla commedia all’italiana, dal cinema indiano a quello svedese di Bergman.

Provo a fare qualche titolo e metto giù i primi film d’amore che mi vengono in mente: si può andare con la memoria a un capolavoro come “Via col vento” oppure passare da “Pretty Woman” a “Love Story“, da “Un uomo tranquillo” di John Ford a “Vacanze romane“, da “Io e Annie” di Woody Allen a “Colazione da Tiffany” del 1961, da “Titanic” a “Ghost“, in cui l’amore diventa un legame che oltrepassa la vita e supera la morte. Tantissimi ancora potrebbero essere gli esempi e, perciò, mi fermo qui.

In questi giorni, però, nelle nostre migliori sale cinematografiche, è presente una pellicola che affronta, a mio parere, la storia d’amore più bella di questa primavera. Da non perdere.

Siamo di fronte a un’opera prima, almeno per quanto riguarda il lungometraggio, del regista Leonardo D’Agostini, al suo esordio – appunto – in un film vero e proprio, dopo diverse esperienze avute come regista di cortometraggi.

La pellicola s’intitola “Il Campione” e vede come attori protagonisti Stefano Accorsi e Andrea Carpenzano. Un bel film, davvero. Voto: 8.

Premetto che non sono tifoso della Roma, anzi direi piuttosto il contrario. Però, il film sa scattare una precisa e coinvolgente fotografia sulla realtà di oggi, semplicemente attraverso la storia, tutta inventata, di un giovanissimo calciatore della Roma che vuole soltanto giocare e vincere, ma questo non gli basta perché i soldi non possono dargli tutto quello di cui lui ha bisogno e non possono guarirlo dal dolore che si porta dentro. Ovviamente, come i titoli di coda specificano, “tutti i riferimenti a fatti o persone reali o realmente esistenti sono del tutto casuali”.

Eppure, il filo conduttore dell’intera trama, il valore di fondo che attraversa il film è uno solo: l’amore, visto in moltissime delle sue possibili espressioni. C’è l’amore per la squadra di calcio e per la maglia che s’indossa, c’è l’amore tra padre e figlio, c’è l’amore di coppia, c’è il legame d’amicizia tra il professore e lo studente-campione, c’è l’amore per gli animali (un maialino), c’è l’amore tra ragazzi e quello tra adulti, c’è l’amore della gente per il campione. Poi, di conseguenza, al valore dell’amore si contrappone tutto ciò che amore non è oppure che, in un modo o nell’altro, annulla l’amore, lo distrugge, lo svuota, lo blocca, l’ostacola, lo allontana. Quindi, nella storia c’è anche l’odio, c’è la rabbia, c’è il rancore, c’è il tradimento, ci sono le false amicizie, c’è chi se ne approfitta, c’è la superficialità dei rapporti vuoti ed effimeri perché senza sentimento, c’è la truffa, c’è l’inganno, la violenza, l’approfittarsi della buona fede altrui, la paura. Tutto ciò che, nella nostra vita, impedisce l’amore viene raccontato nel film perché “il Campione” è una storia d’amore. Infatti, durante l’evolversi della vicenda, dentro l’intreccio narrativo, è sempre in campo il classico binomio tra amore e morte, “eros e thanatos” direbbero i Greci.

La trama principale è quella delle lezioni private di Storia, Italiano e Filosofia date da Valerio (Stefano Accorsi), nei panni di un professore di Lettere, a un ragazzo di vent’anni, Christian, che deve prendere il diploma, ma che è anche la più brillante Stella calcistica della Roma, pieno di soldi, belle auto, una villa hollywoodiana, ma che è anche un ragazzo difficile, inquieto, spesso artefice e vittima di stupide bravate, difficilmente sopportabili per la società di calcio che lo ha sotto contratto. Anzi, non più sopportabili. Infatti, l’idea di mettere il ragazzo in riga e di farlo studiare, per raggiungere il diploma, è del presidente della Roma calcio, interpretato da Massimo Popolizio.

Tra il professore e lo studente, all’inizio, vi è un’ampia incomprensione reciproca e gli attriti sono subito evidenti. Poi, arriva anche l’esclusione di Christian dal campo di gioco, per una domenica, perché non ha superato il primo compito in vista degli esami finali. Da lì, parte tutta la vicenda che porterà l’amore a manifestarsi nei vari rapporti umani e, soprattutto, dentro ciascuno dei personaggi, nel proprio intimo, anche in chiave introspettiva. Per sapere il resto, consiglio di vedere il film. Lo suggerisco sia ai genitori che ai ragazzi, sia ai professori che agli studenti delle scuole superiori. Perché fa riflettere e offre uno spaccato dei disagi odierni, spesso dovuti alla mancanza d’amore o all’incapacità d’amare o alla paura d’amare o alle ferite che ci portiamo dentro e che ci spingono a comportamenti sbagliati.

Strepitoso, inoltre, Stefano Accorsi nel ruolo del professore. Bravissimo.

Per finire, vorrei spendere due parole sull’attore protagonista, Andrea Carpenzano. Davvero bravo nel ruolo del bullo di periferia che, dal quartiere romano del Trullo, arriva ad essere un campione di calcio, ma portandosi dentro un dolore. Un dolore tale da creargli il vuoto negli occhi e a spingerlo verso comportamenti alquanto violenti, quasi autolesionisti, dentro e fuori dal campo di gioco. Tutto il film racconta come questo ragazzo riesce a riempire d’amore e con l’amore quel suo vuoto negli occhi.

Pier Paolo Segneri

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