EDITORIALE SUI PIRATI A 5 STELLE

IL LUSSO DI UN WELFARE SENZA LIBERTA’

I Corsari hanno sempre definito la pratica politica del Movimento Cinque Stelle come un welfare senza libertà. Ebbene, ogni giorno che passa ritroviamo sempre maggiori conferme a questa definizione. Intanto, mentre qui da noi la Lega di Matteo Salvini sbanca, l’Alde si afferma come il terzo partito a Bruxelles.

Infatti, l’Alleanza dei Liberal-Democratici per l’Europa ha ottenuto ben 109 eletti nel nuovo Parlamento, affermandosi come quel gruppo politico che sarà determinante per la formazione di una maggioranza e, inoltre, i Liberali aumentano i propri seggi di 39 unità rispetto alla volta scorsa dimostrando così che l’intuizione liberale, radicale, democratica, riformatrice, federalista europea e libertaria dei Corsari è giusta e conferma che abbiamo fatto bene a portarla avanti nel corso di questi ultimi dieci anni.

Anche se in Italia si preferisce dare spazio televisivo e mediatico ai Pirati del M5S per meglio soffocare la prospettiva politica innovatrice dei Corsari, ma questo non stupisce perché il regime in cui viviamo protegge se stesso contro di noi. I pentastellati sono i Pirati a cinque stelle.

LA METAMORFOSI DEL POTERE

E’ la metamorfosi del Potere che serve ad illudere chi pensa si possano cambiare le cose votando per i politicanti e per i partitocrati che sono presenti in tv dalla mattina alla sera. Nel frattempo, Luigi Di Maio ha ottenuto il “record mondiale” della faccia tosta.

Infatti, dopo aver dilapidato ben sei milioni di voti in un solo anno, si è ripresentato davanti alle telecamere come se nulla fosse accaduto e ottenendo un plebiscito sulla Piattaforma “Rousseau” per la sua riconferma a capo politico. Arrivati a questo punto, è necessario sgombrare il campo dagli equivoci: il Movimento Cinque Stelle non è – come spesso si sente dire in televisione – una forza antisistema ma, anzi, è esso stesso il sistema. È la più evidente espressione del nostro sistema antipolitico e illiberale.

UN ARGINE ALLA VIOLENZA

Non a caso, i pentastellati sono nati nel 2009 come risposta del sistema stesso all’insoddisfazione dilagante aprendo così, fin da quel momento, una stagione nuova rispetto al quindicennio precedente. Insomma, che il M5S fosse il socio di riferimento dell’antipolitica italiana era già evidente nel 2013, cioè da quando il Movimento di Beppe Grillo e di Casaleggio è diventato, con le elezioni politiche di sei anni fa, il primo partito del nostro Paese. Lo è stato anche se, in quel frangente, cioè per tutta la scorsa legislatura, ha svolto un ruolo d’opposizione ai vari governi che si sono susseguiti nel corso di un lustro. Ma il sistema – si sa – è garantito sia dalle forze che sostengono l’Esecutivo, sia dalle forze d’opposizione che agiscono dentro il recinto partitocratico del Palazzo e del Potere.

ILLIBERALI E PIRATI

Ancor di più oggi possiamo affermare che i “grillini” sono i rappresentanti privilegiati dell’attuale sistema di Potere e conservano, nel Palazzo, quasi il 33 per cento dei seggi ottenuti con il voto del 4 marzo 2018. Inoltre, se aggiungiamo a tale forza elettorale anche il consenso degli altri soggetti politici considerati come espressioni di forze antisistema, allora superiamo in modo cospicuo addirittura il 50 per cento dei consensi. E non esiste al mondo una forza antisistema che detiene il Potere con quasi il 33 per cento dei suffragi. Perché le proporzioni, nel Parlamento italiano, restano invariate.

Ancor di meno, possono definirsi forze antisistema quelle che, se considerate tutte insieme, rappresentano la maggioranza schiacciante delle forze in campo. Comunque, gli sguardi e l’udito sono oggi rivolti verso il Quirinale per cogliere ogni sussurro dovesse provenire dal Colle più alto.

La domanda retorica che tutti si pongono in questo momento è: quanto durerà ancora questo governo?

Probabilmente poco. Sicuramente, però, la responsabilità maggiore del disastro interno al M5S ricade oggi sul Movimento stesso che ha dato a Matteo Salvini e alla Lega le chiavi del successo. Infatti, per sciogliere il nodo legato al futuro del governo, bisognerà capire quali mosse verranno compiute dai pentastellati in questa estenuante partita a scacchi divenuta una guerra di nervi, di colpi bassi e di fughe in avanti. Perché di questo si tratta.

Del resto, dal 4 marzo 2018 ad oggi, a parte il giorno dell’elezione dei presidenti di Camera e Senato, tutto è apparso scontato. Come anche scontato è apparso l’esito elettorale uscito dalle urne delle elezioni europee. Con la legge elettorale in vigore, che è proporzionale, inevitabilmente non poteva che prodursi una tale situazione di ribaltamento delle percentuali tra i due soci in affari e di governo. Era stato ampiamente previsto da innumerevoli osservatori e, come si poteva immaginare, anche noi Corsari siamo stati facili profeti. Luigi Di Maio, intanto, ha lanciato se stesso e non ha lasciato. Anzi, raddoppia.

UNO SFOGATOIO CONTRO LA VIOLENZA

Sei anni fa, anticipando quello che successivamente disse anche Beppe Grillo, scrissi che il M5S, con la sua azione nelle piazze e sul web, fin dalla nascita, ha avuto il pregio e il merito di convogliare la rabbia e la forte insoddisfazione dei cittadini italiani incanalandola verso una direzione elettorale dal risvolto democratico piuttosto che farla esplodere attraverso l’odio o la violenza per le strade.

La penso ancora così. Tanto più che il voto ai “grillini” ha sempre evidenziato un chiaro voto di protesta, contro l’establishment di chi ha governato l’Italia negli ultimi 25 anni. Ma quella spinta, alla prova del governo del Paese e di alcune importantissime città, sembra ormai quasi esaurita.

I PIRATI NON SONO CORSARI

Insomma, nel 2018, gli elettori, con il loro consenso al M5S, hanno voluto inviare un messaggio preciso alla nomenklatura dei partiti considerati responsabili dell’attuale difficoltà in cui versano le persone, i cittadini e la stragrande maggioranza degli italiani, soprattutto nel Meridione. E’ come se avessero detto: votiamo i Cinque Stelle perché vogliamo cambiare, siamo delusi. Soprattutto, gli elettori si sono mostrati delusi dal Pd. Ora, quella rabbia populista e sovranista si è trasferita ancor di più nella Lega di Salvini cercando in lui la speranza, a mio parere mal riposta.

Pier Paolo Segneri

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