Il Partito “Eta Beta”

L’assetto politico italiano è in trasformazione. Ecco, allora, che potrebbe acquistare forza il “progetto Eta Beta”, cioè quel progetto politico riformatore per un altro modello di partito per il futuro. Con una nuova e diversa forma-partito. Per un Nuovo Umanesimo liberale. Noi Corsari lo abbiamo ripetuto e proposto più volte. Anche su questo Blog.

L’assetto politico italiano è in trasformazione

Ecco, allora, che potrebbe acquistare forza il “progetto Eta Beta“, cioè quel progetto politico riformatore per un altro modello di partito per il futuro. Con una nuova e diversa forma-partito. Per un Nuovo Umanesimo liberale.
Noi Corsari lo abbiamo ripetuto e proposto più volte. Anche su questo Blog.

È necessario che nasca un Partito Riformatore, ma sul modello di Eta Beta. Mi spiego meglio: per noi Corsari del futuro, Eta Beta è un modello di partecipazione politica, in grado di organizzare una struttura e una forma organizzativa liberale e democratica, come quella che i Corsari sono riusciti concretamente a costruire e a praticare attraverso una “galassia” di iniziative tematiche, telematiche e territoriali. Con la caratteristica possibilità della doppia e tripla tessera, su vari livelli e per varie associazioni. Un progetto che potrebbe partire, quindi, dall’interno dei Corsari.

Il “progetto Eta Beta”, comunque, è l’idea che io stesso ho rilanciato più volte, avendola presa in prestito da un’intuizione di Giuliano Amato, per la messa in opera di una nuova forma di attività e di partecipazione politica basata su piani di lavoro intellettuali separati, interdipendenti, ma uniti da “ponti” (contraddittori-dialoghi), cioè costruiti sulle capacità dei singoli e della cooperazione in gruppi, sulle competenze delle persone e degli individui, sull’intelligenza e sulla conoscenza, sulle qualità e sulle attitudini di ciascuno e dell’insieme, così da diventare – appunto – un “intellettuale collettivo”, ma non nel solo significato gramsciano quanto, piuttosto, in senso liberale.

Infatti, tra le persone comuni, che vivono con attenzione il proprio quotidiano, sta riaffiorando la voglia per le grandi battaglie civili e gli ideali che hanno al centro sempre e solo lo stesso motivo: la libertà dell’individuo. Andare incontro a queste esigenze di libertà è un sogno che può diventare un progetto. E questo progetto può essere realizzato, organizzato, programmato con “intelligenza e intelligenze“, con sensibilità, con testa e cuore, con un’organizzazione che sia in grado di utilizzare (invece che umiliare) competenze e opportunità per il raggiungimento di un ambizioso, ma non per questo, irraggiungibile obiettivo: costruire anche nel nostro Paese una democrazia liberale.

Servono partiti capaci di essere un cervello collettivo, una intelligenza connettiva, un corpo pluricentrico, una visione d’insieme ben più che un apparato burocratico. E siccome Eta Beta era un personaggio della Disney proveniente dal futuro, precisamente dall’anno 2447, chissà che nel XXI secolo tale progetto non riesca a diventare realtà. Comunque, anche se è un partito Eta Beta ancora non c’è, mi candido fin da ora a coordinare politicamente la nascita di questo nuovo soggetto politico. Infatti, proprio in queste ultime settimane, si è fortemente ridotta la stima degli elettori nei confronti degli attuali partiti, stima che è scesa a tal punto da raggiungere la percentuale più bassa da molto tempo a questa parte: appena l’8% degli elettori. Tanto che, alla richiesta dei sondaggisti di indicare il partito che si intenderà votare, ben il 45% degli intervistati si rifiuta oggi di rispondere perché – dicono – non si riconoscono nell’offerta politica di questi partiti qui. Quindi, si è formato già un altro campo rispetto a quello del blocco unico del Potere partitocratico e trasversale di destra-centro-sinistra. Quello della fine della funzione nobile dei partiti è il male più pericoloso del nostro tempo.

Occorre riscrivere l’abbecedario della politica

Ho appreso questa visione delle cose da Marco Pannella. Come proprio da Pannella siamo stati sempre spronati a sentirci, in quanto Radicali, parte di un intellettuale collettivo. È lui che mi ci ha fatto capire, molto tempo fa, all’interno della nostra galassia corsara, che la storia dei Corsari sta nell’intelligenza collegiale, oltre che individuale. E io lo ripeto ancora oggi, forse ancor più di ieri. Non a caso, già nel 1973, in un testo di Pannella, definito da Pier Paolo Pasolini come il «manifesto politico del radicalismo» e conosciuto con il titolo di “La fantasia come necessità“, Marco Pannella rimproverava Andrea Valcarenghi, autore del libro “Underground. A pugno chiuso“, scrivendo le seguenti testuali parole: «Continueremo ancora a lungo a marciare divisi? Segnali, ogni tanto, le nostre vittorie – anche se tendi involontariamente a sminuirle, facendole mie, individuali e non – come sono – di quel collettivo felice e raro che è il Partito Radicale».

Pier Paolo Segneri

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