Eta Beta come metafora di una più moderna e agile forma-partito

La descrizione di Eta Beta può anche essere la metafora per disegnare una più moderna e agile forma-partito

Bisogna ripartire dal significato delle parole, dal linguaggio, dal senso delle cose che si fanno e si pensano e si dicono. Insomma, è arrivato il momento di riformare la politica, i partiti, le istituzioni. Ma non possono farlo coloro che sono i responsabili partitocratici di un tale fallimento. A destra come a sinistra, al centro come altrove.

Ci vuole un altro campo, un Partito Eta Beta, un Partito Riformatore

Mi riferisco a quel personaggio dei fumetti che aveva ed ha una struttura fisica abbastanza semplice: occhi vispi e attenti, sorriso allegro, un piccolo gonnellino nero, che contiene una gran quantità di oggetti, almeno quanto sono le idee, un corpo longilineo, una simpaticissima testa grande e a forma di pera, segno di genialità e di sapienza, con la caratteristica di dormire stando in equilibrio sui pomoli dei letti o sulle stalagmiti.

eta beta

La descrizione di Eta Beta può anche essere la metafora per disegnare una più moderna e agile forma-partito

È l’idea di partiti come “intelligenze collegiali”, come “club e associazioni”, di sapore giscardiano, liberale, con esili strutture organizzative, con una vita interna democratica e con la “forza dirimente nelle idee”. È questo il primo passo che si può fare per ricomporre il tessuto politico dell’Italia e dell’Europa. È questo il compito ambiziosissimo che un gruppo di persone si è dato, ormai tempo fa, con i Corsari.

Ed ora, grazie al tempo trascorso insieme sul Veliero, il dibattito meritoriamente proposto e seminato negli ultimi mesi è giunto a un punto avanzato della discussione mentre, sullo stesso tema, appare evidente il ritardo delle vecchie forze politiche.

Da qui l’idea dei Corsari di cominciare a definire qualcosa di nuovo e di diverso per i partiti del futuro

E le prime risposte cominciano ad arrivare. Personalmente, ad esempio, penso da tempo all’idea di un partito come “cervello connettivo“, come “corpo pluricentrico“, come “pensiero attivo e interagente“. Proprio recuperando e aggiornando quanto prospettò e propose Giuliano Amato oltre venticinque anni fa: un partito snello, senza inutili burocrazie verticistiche, capace di tenere insieme le diversità riducendo le differenze e le disuguaglianze, anzitutto dentro di sé per poterlo fare anche al di fuori.

Un partito che abbia un metodo liberale interno in grado di riconoscere i meriti, valorizzare le attitudini e le qualità di ciascuno, di favorire l’incontro e il contraddittorio delle idee in campo.

Un partito, cioè, dotato di sensori vigili, presente e attivo grazie all’apporto delle idee e delle persone, con un progetto e un sogno che vive nelle persone, tra la gente comune, nelle strade, su internet, nei social-network. Un partito capace di pensare e ripensarsi, composto da più associazioni, da più gruppi di lavoro, da individui diversi che vivono e partecipano all’attività politica con la forza delle idee.

Qualcosa di simile, appunto, all’extraterrestre Eta Beta, ma reso più umano dagli errori e dagli ideali di ciascuno, dalle legittime aspirazioni di chiunque voglia dare il proprio contributo. Un Eta Beta che viene da futuro, intelligente e sensibile, che opera e agisce nell’interdipendenza dei singoli.

Quella di Eta Beta è una similitudine che può funzionare e che, comunque, rende bene l’idea

Però, non mi interessano ora le “mie” soluzioni, mi interessa approfondire il metodo. Ho qui proposto, sulle pagine di questo Blog, un dibattito che seguisse il “metodo liberale” e che mettesse in luce le caratteristiche del futuro partito Eta Beta: il primo aspetto è quello della incompatibilità tra incarichi di partito e qualsivoglia altro incarico istituzionale o elettivo. Non è più accettabile che si possa ricoprire, nello stesso tempo, un incarico dirigente o di responsabilità all’interno del partito e poi essere anche parlamentari, ministri, sottosegretari, europarlamentari o consiglieri regionali.

I partiti non devono entrare nelle istituzioni dello Stato con le loro burocrazie e apparati

Una regola va scritta: quando si assumono responsabilità di partito, a cominciare dal segretario e dal presidente, non si può essere anche eletti o nominati nelle assemblee istituzionali di ogni ordine e grado né candidarsi come premier o, peggio, per il Quirinale. Il discorso, ovviamente, è valido soprattutto in senso opposto: quando si è nelle istituzioni non si possono accettare incarichi di partito.

Pier Paolo Segneri

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