Essere Corsari | Veliero

Penso ai Corsari, al nostro essere Corsari. Essere. Esserci.

Penso ai passi compiuti sbagliando strada, alle persone incontrate lungo il sentiero, ai tempi dell’incoscienza, ai sorrisi donati, a quello che non ho capito, all’euforia di un momento, agli aiuti ricevuti, alle mie inadeguatezze d’adolescente e a quelle d’adulto, alle paure affrontate, ai rischi corsi, ai corsi e ricorsi storici, alle cose che non ho saputo dire, alle lacrime versate, ai pianti soffocati, alle parole perse e alle forze ritrovate, alle cadute involontarie, all’amore seminato nei campi, alle notti memorabili, alle piccole follie quotidiane, ai giorni dimenticati, ai difetti da smussare, ai doni della vita, all’indole sanguigna del mio carattere ciociaro, alle stupidaggini che ho fatto, alle ferite mai rimarginate, alle incomprensioni che hanno impedito che germogliasse l’umano, a quanto ho ricevuto senza chiedere, ai bilanci di fine anno e ai propositi per l’avvenire, a ciò che ho dato con piacere senza pensare di avere qualcosa in cambio, a quello che non ho saputo dare, agli slanci giovanili che non si assopiscono mai, al sonno della ragione, a quello in cui ho creduto e che dura tuttora, ai sogni di bambino, ai tentativi andati male, ai fantasmi interiori, agli errori che ho commesso, a quello che non volevo, all’umiltà che ho coltivato, alle pretese che mi hanno accecato, alle scuse che dovrei a me stesso, a chi non sono riuscito a parlare, al tanto coraggio che ci è voluto quella volta là, al tempo che non riesco a seguire, al mio andare controcorrente, agli occhi che hanno saputo guardare, allo sguardo che ho abbassato, alle fragilità che mi porto dentro e in cui trovo la mia forza, alla bellezza di certi pomeriggi vissuti intensamente, alle sere d’estate, alle cadute di stile, agli sbagli a cui non ho posto rimedio, a quel senso di tedio, a un dolore passato, alla malinconia che non passa, alla nostalgia del futuro, a quello che ho imparato dai miei errori, al mare che s’infrange sugli scogli dei miei ricordi, all’immaturità che mi ha salvato, all’ingenuità che mi ha reso libero, alle volte in cui sono rimasto prigioniero di me stesso, all’incapacità di rassegnarmi, a chi mi ha voluto bene e a chi me ne vuole ancora, ad ogni giorno della mia vita, a quello che non meritavo, a quanto invece avrei meritato, a quello che sarà e a quello che è stato, alla voglia di tornare indietro per evitare alcuni errori, alla voglia di andare avanti… per migliorare un passo alla volta e per cadere, forse, e ritrovarmi naufrago nell’immenso amore che ci portiamo dentro… e perdonare chi si sente perfetto. Se mi sento sicuro è perché sono incerto e imperfetto. E non penso di aver ragione. Anzi, difetto.

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