A proposito dei Corsari | Editoriale

Si chiamano Corsari anche tutti coloro che pensano sia necessario aprire una discussione pubblica e privata sulle sorti del nostro territorio europeo, italiano e provinciale. Non soltanto in Italia e in Europa, quindi, ma anche nelle realtà locali. I Corsari, ad esempio, sostengono da anni che la provincia di Frosinone, a cui io sono legato da un amore profondo, abbia estrema necessità di un dibattito politico e culturale di alto profilo, profondo, diffuso.

Dovrebbero farsi avanti le teste pensanti, i cuori pulsanti, i ragazzi, i sognatori, gli imprenditori, le autorità locali, tutti… e liberarsi dalla morsa del silenzio, dal tacito assenso, dalla chiusura in se stessi, dal timore di esprimersi, dal calcolo egoistico che impone l’omertà, l’omissione, l’assenza di parola.

E se non c’è parola, restano soltanto le chiacchiere.

Serve, invece, nella nostra provincia, una discussione che non sia limitata agli addetti ai lavori, ma che sappia favorire un dialogo capace di prendere vita e forma nelle case, in cucina, davanti al camino, in salotto, lungo i marciapiedi, nei bar, tra amici, a scuola, in famiglia.

La realtà locale è sotto gli occhi di tutti, non credo che debbano essere i Corsari a mostrarla perché è del tutto evidente: tra mille iniziative culturali, in Ciociaria permane un limite di fondo, di mentalità. La domanda vera è: Perché?

I Corsari sostengono che ciò accada perché il dibattito politico locale è falsato, sottaciuto, inespresso, annullato, inadeguato. A mio parere, a Frosinone, non c’è reciprocità positiva e propositiva che sappia mettere davvero in circolo le idee, che sappia farsi discorso, conversazione costruttiva, incontro, dialogo.

Ci sono i fatti, ma non c’è dibattito. Insomma, nel frusinate siamo rimasti un po’ indietro sul piano culturale e nella mentalità perché non c’è una discussione politica al livello delle sfide di oggi. L’origine della decadenza economica, sociale e culturale della Ciociaria è, secondo noi Corsari, nell’assenza di una discussione più ampia tra i cittadini, nella mancanza di una conversazione politica e di un contraddittorio di qualità, oltre che nella scarsa predisposizione all’ascolto dell’altro, al poco rispetto dell’altro e di chiunque possa dare un contributo di idee alla nostra comunità locale, cioè di chi sappia essere costruttivo nel dialogo e nel contraddittorio.

E se qualcuno non è d’accordo perché non prova a rispondere?

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