Ha vinto la paura. Per ora. | Editoriale

All’inizio degli anni quaranta del secolo scorso, quando l’intera Europa, o quasi, si era ormai piegata al dominio del nazi-fascismo, Winston Churchill decise di resistere a Hitler con le armi della guerra e delle forze militari di Sua Maestà, certamente, ma anche con quelle della democrazia inglese, dello stato di diritto, della libertà.

Avrebbe potuto accettare uno o più compromessi col dittatore tedesco, ma si rifiutò perché mai avrebbe accettato di diventare lui stesso schiavo né avrebbe sopportato di vedere il popolo dell’Isola britannica schiacciato dal totalitarismo. Si convinse che la dittatura si combatte con la forza della democrazia liberale e non aprendo le porte al compromesso col tiranno, non piegandosi alla minaccia assolutista, non cedendo la propria e altrui libertà.

Ecco il punto: il referendum del 29 marzo sarebbe stato uno splendido vessillo di libertà e democrazia da issare per riaffermare la forza della democrazia e della scheda elettorale sopra ogni forma di oscurantismo. Sarebbe stato un fatto dall’alto valore simbolico. Invece, niente.

Mettiamoci d’accordo: o la democrazia liberale è un sistema valido sempre, soprattutto nei momenti di crisi, di emergenza e di guerra oppure non lo è mai. Non ci sono vie di mezzo su questo punto. La via di mezzo tra la libertà e la schiavitù è rappresentata soltanto dal condizionamento esterno o dall’alto, cioè da ciò che determina, consciamente o inconsciamente, consapevolmente o inconsapevolmente, la perdita di libertà e di democrazia.

Mi spiego meglio: o la democrazia liberale è quella complessa forma di Governo e di Stato che è applicabile e conveniente sempre, in ogni momento della vita di un paese, soprattutto nei momenti più bui e atroci, più difficili e spaventosi, oppure dobbiamo avere il coraggio di ammettere che la democrazia è inadeguata sempre e non può essere un modello valido, mai, neanche per i tempi di pace, né per quelli di ordinaria amministrazione o di benessere diffuso.

Infatti, se si è disposti a rinunciare agli elementi fondanti di una democrazia liberale perché si ritiene che, in alcuni casi eccezionali, l’emergenza giustifichi e richieda il ricorso alle leggi speciali e all’uomo solo al comando o all’oligarchia liberticida, cioè se si accetta che si attui concretamente una condotta decisionista, dirigista e di restringimento delle libertà, individuali e collettive, se si fa strame del diritto, allora bisogna avere l’onestà intellettuale di affermare che si è favorevoli a una svolta autoritaria. Come quella che stiamo subendo in questi giorni.

Giustamente, si è deciso di spostare e posticipare la data del voto referendario sul taglio dei parlamentari. Concordo. Ma perché si è resa necessaria una tale modifica? Semplice: perché la comunicazione mass-mediatica delle Tv, dei giornali e delle radio, oltre che la comunicazione del web, ha occupato tutti gli spazi d’informazione per parlare solo e soltanto di un unico argomento.

Hanno spazzato via il referendum da tutto, lo hanno fatto sparire, dissolto sotto l’unica notizia che faceva ascolto. Hanno ucciso la possibilità di riscatto della democrazia liberale. È scomparso il referendum costituzionale che era la bandiera democratica da issare con dignità e con cui rispondere all’emergenzialismo che, invece, piega i cittadini e l’attuale governo verso l’assolutismo, la paura, il terrore.

Attraverso la Tv è stato creato subdolamente il panico, si è diffusa la psicosi, si sono provocati allarmismi che sono serviti a giustificare la rimozione della democrazia, cioè della scheda elettorale referendaria. Rimandata a data da destinarsi, forse a fine Maggio.

“I dogmi di un passato tranquillo sono inadeguati al presente tempestoso. La situazione è irta di difficoltà, e noi dobbiamo essere all’altezza della situazione. Poiché il nostro caso è nuovo, dobbiamo pensare in modo nuovo e agire in modo nuovo. Dobbiamo emanciparci”.

Abraham Lincoln

Tra l’amore e la paura, al momento, sta vincendo la paura. Tra la libertà e la sudditanza, per ora, si sta affermando la seconda a danno della prima. Tra la democrazia e l’autoritarismo ha perso la democrazia. Siamo una nazione ferita a morte e il nostro attuale governo si è così suicidato. Ormai, è fatta. Non possono più tornare indietro. È incredibile a dirsi, ma i nostri governanti si sono gettati dal trampolino dentro una piscina vuota. Lo hanno fatto pensando di poter sopravvivere e, invece, si sono schiantati. Hanno scelto la paura e non l’amore, il Potere e non il Governo, la schiavitù e non la libertà.

Non a caso, è rimasta celebre la famosa frase di Churchill in cui afferma: “La democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”.

Insomma, voglio dire che, se ci fosse stato dibattito tra le persone a tempo debito, se fosse circolata la discussione sul referendum, se il tema della consultazione referendaria di Marzo fosse diventato un argomento forte, allora le persone si sarebbero recate alle urne per affermare la democrazia rispetto a ogni pericolo interno, esterno o virale e sarebbe stata la più bella risposta al pericolo e all’emergenza. Se il governo avesse fatto ciò, avrebbe sconfitto la follia degli ideologismi estremisti e fanatici, avrebbe governato la paura, avrebbe affrontato l’ansia guardandola negli occhi. E così avrebbero fatto la maggior parte dei cittadini e degli elettori.

Perché? È presto detto: perché in questi casi è necessario porre la democrazia liberale come strumento per resistere, per affrontare le difficoltà, per sconfiggere la paura, l’ansia e il morbo. Invece, è accaduto il contrario: il morbo ha sconfitto la democrazia. Hanno ammainato la bandiera del referendum quando, invece, sarebbe stato il vessillo simbolico da sventolare sul punto più alto del pennone. Si sono suicidati politicamente. Hanno analizzato la situazione nuova con lenti vecchie. Aveva ragione Lincoln con quella frase così attuale.

Comunque, mi rendo conto, è un discorso lungo e perciò mi limito a sottolineare un solo e unico aspetto: dal mese di Gennaio avrei continuato a tenere aperto il dibattito democratico e liberale sul referendum del 29 Marzo dando spazio televisivo e giornalistico ad approfondimenti e faccia a faccia illuminando i cittadini sulle ragioni del Sì e del No. Avrei offerto un’informazione equilibrata e corretta sul referendum costituzionale. Avrei scelto questo appuntamento elettorale e istituzionale come vessillo da issare a dimostrazione della vita democratica del nostro Paese, che sa affrontare le emergenze senza rinunciare alla libertà e alla democrazia, senza cedere ai rigurgiti autoritari e liberticidi.

Nel momento più alto della crisi e dell’emergenza, avrei contrapposto il momento più alto e nobile del metodo liberale e della pratica democratica. La democrazia liberale non si rimanda, si pratica. Ovviamente, ora, siccome la frittata è fatta, i nostri governanti sono costretti a rimandare la consultazione a fine maggio. Ha vinto l’ansia. Ha perso la democrazia liberale.

E non fa niente se la pensiamo diversamente, la democrazia liberale vive nella diversità e nel contraddittorio di idee diverse, ma è proprio la possibilità di parlarne e dialogare che ci aiuta a capire, ad essere più consapevoli, a renderci più liberi e responsabili. Purtroppo, la cultura politica liberale necessita di una filosofia della libertà che non è innata, ma si acquisisce con lo studio, con la lettura, con la pratica, con lo stato di diritto, con l’emergere d’un pensiero elevato.

Far leva sugli istinti, sulle pulsioni, sulle paure, sull’ansia e sul marketing è più facile e più immediato. Far leva sul l’angoscia di morte è un modo veloce per tenere a bada le persone e la società di massa. Ma è proprio questa immediatezza che diffonde il morbo e uccide la democrazia liberale che, invece, necessita di tempi più lenti, di visioni più ampie, di argomenti più approfonditi, di costruzione giornaliera, di problemi risolti andando alla radice. Ovviamente, arrivati a questo punto, il governo è stato obbligato a rimandare il referendum perché non c’erano più le condizioni democratiche per svolgerlo il 29 Marzo. Hanno ammainato la bandiera della libertà, della democrazia e della giustizia.

La scuola è chiusa, viva la scuola!

Pier Paolo Segneri

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