La maieutica a distanza | Editoriale

I punti di partenza per la Maieutica a Distanza sono due e non sono frasi mie. Anzitutto, è necessario rendersi conto che “il medium è il messaggio”, frase di Marshall McLuhan. Se non si conosce tale concetto, è inutile continuare nella lettura di questo editoriale. Poi, l’altra colonna che sorregge il mio metodo di apprendimento è legata al concetto che si potrebbe sintetizzare così: “sono i mezzi a prefigurare e determinare i fini”. L’ho scritto tra virgolette perché è una citazione. Quindi, non credo a chi dice “mali estremi, estremi rimedi”, ma nemmeno credo a chi afferma: “i fini giustificano i mezzi”. Queste ultime due frasi, infatti, sono tipiche di chi sostiene la Didattica a Distanza interamente praticata con i computer, i tablet e gli smartphone.

Anche a distanza, con le scuole chiuse, allora, ho trasportato il mio metodo di apprendimento, che ho preso dal teatro, e l’ho trasferito nella didattica di tutti i giorni, da casa, con un approccio che s’ispira al lavoro del regista e dell’autore teatrale (docente) nei confronti degli attori e dei protagonisti della scuola (studenti).

Considerato che da più parti, nel mondo virtuale dei social-network e in quello reale dei colleghi insegnanti, incuriositi e concordi con le mie idee, mi chiedono in che cosa consista il mio metodo di apprendimento “maieutico”, soprattutto in tale frangente di Covid-19, ho pensato bene di scrivere qui un editoriale per spiegarmi meglio e illustrare quanto cerco di svolgere con i ragazzi.

La Maieutica a Distanza, per me, è l’alternativa alla Didattica a Distanza (DaD), cioè alternativa all’uso esclusivo ed esagerato o spasmodico dei computer, dei pc e dei tablet, degli schermi e dei display, della Tv e degli smartphone. Per riassumere, scriverei: la tecnologia è un mezzo, la tecnocrazia è il fine. Capito?

Ovviamente, mi sono adattato alla situazione svolgendo anch’io le videoconferenze, utilizzando anch’io la piattaforma Collabora e tutte le strumentazioni utili, ma non mi sono accontentato di poggiare la didattica su queste tecnologie. Per me, ad esempio, sarebbe stato sufficiente continuare con l’uso appropriato del Registro Elettronico e con l’utilizzo dello spazio relativo al Materiale didattico, sempre sul Registro. Perché ritengo che la tecnologia vada considerata come un mezzo e non come un fine. Quando la tecnologia diventa il fine, inevitabilmente si trasforma in tecnocrazia, in Potere tecnocratico.

Non sopporto più la fredda e artificiale Didattica a Distanza fatta soltanto con i computer, i tablet, gli smartphone, la TV e le video-lezioni o le piattaforme…! Non mi lamento, non mi sono mai lamentato in vita mia, casomai mi batto, lotto, esprimo le mie idee, favorisco il ragionamento, stimolo le emozioni, lo denuncio, lo grido al Ministero, pratico una Maieutica a Distanza, propongo alternative e alterità. Ma mi obbligano, sono costretto, m’impongono il computer, il tablet, lo smartphone e la TV.

Che cos’è diventata la scuola? Che cosa insegna la scuola in questi giorni? Qual è il messaggio educativo che trasmette? L’autoritarismo. Ragazzi appiccicati ore e ore davanti ai PC per studiare.

LA SCUOLA È AMORE. Questo di oggi è un Regime tecnocratico. E domani sarà peggio, se non facciamo qualcosa per correggere il tiro.

In primo piano, secondo me, in una scuola che sia davvero scuola e che svolga davvero la sua funzione unica e incomparabile con qualsivoglia altra realtà o istituzione, cioè che svolga la propria funzione precipua nella società e per gli studenti, alla base deve mantenere gli elementi pedagogici, psicologici, formativi, educativi, creativi dei ragazzi.

Bisogna tornare a scoprire il coraggio del mestiere educativo e il coraggio della creatività. Perciò, costringere gli allievi a stare ore e ore davanti a uno schermo o a un monitor è semplicemente alienante e diseducativo. Le video-lezioni nascondono la realtà, omettono suoni e voci, celano immagini e sguardi, oscurano le verità, coprono i sentimenti, tolgono emozione, eliminano il dialogo, creano disagio, permettono inganni e raggiri, sono a rischio di hacker, confondono le idee e potrei entrare nel dettaglio, ma quello che mi preme scrivere è che la scuola non esiste più.

Voglio essere “tranchan”. Questa non è scuola, non è diritto allo studio, non è apprendimento, non è conoscenza, non è vita, non è amore, ma finzione, menzogna, raggiro, apparenza, freddezza, pericolo d’intrusione, violazione della privacy, distacco… insomma, è l’opposto della scuola. È possibile che siano così cinici e distruttivi?

Qualcuno è bene che lo dica e lo scriva: serve una migliore MAIEUTICA

Io amo la scuola e gli studenti, ma questa non è scuola.
Cerco, ogni giorno, di dare delle motivazioni forti ai miei studenti affinché sentano, giorno dopo giorno, la gioia e la necessità di venire a scuola per apprendere, per conoscere, per comprendere, per sentirsi protagonisti della loro vita, per poter essere migliori, per convivere con gli altri, per scoprire i loro stessi talenti, per gioire, per diventare ciò che sono.

La Maieutica, infatti, parte da un presupposto che prendo in prestito dal grande Danilo Dolci: “Ciascuno cresce solo se sognato”.

Ecco, la Maieutica parte dal sogno del Maestro per i suoi allievi.
Se questo sogno non c’è, allora non c’è amore, allora significa che il Maestro non ama i suoi studenti. Invece, “la scuola è amore” oppure non è.
I computer sono macchine e, quindi, non hanno amore.
I tablet e gli smartphone sono strumenti, oggetti, mezzi. Non possono amare.

Da professore sogno i miei studenti anche quando non sono con loro, anche quando non sono collegato con loro, anche se non siamo connessi tramite la rete. E il mio sogno per loro credo che arrivi. Arriva lo stesso. Anzi, arriva malgrado la rete e il web.

Maieutica vuol dire dialogo e contraddittorio, significa offrire spunti, dare stimoli, creare curiosità, alimentare un dubbio, fare esperienza insieme agli altri e affrontare singolarmente o in gruppo – anche a distanza – i problemi, ma in modo tale che i ragazzi possano muoversi e ricercare, agire e ragionare, riflettere ed esprimersi, cioè sviluppare il loro talento, le loro attitudini, le loro capacità, le loro qualità, i loro sogni, la loro creatività, con competenza e in autonomia. Con la loro testa. Per favorire un pensiero autonomo.

Educare alla libertà, quindi, il che significa educare alla responsabilità

L’insegnante è il regista che gestisce e regola il lavoro collettivo e quello individuale. Costruisce gli apprendimenti a partire dalle domande, da un testo, da una parola, da una dispensa, da un’immagine, da un materiale didattico, da uno spunto letterario (i Corsari, il Diario di Bordo, l’Oceano delle incertezze). Da regista, insomma, aiuto così lo studente a tirar fuori le risposte, ma soprattutto se stesso, ciò che lui è o che si sente di essere affinché conosca se stesso e diventi, un domani, ciò che è.

Dico ai miei studenti: conosci te stesso, diventa ciò che sei.
Insomma, l’approccio maieutico è il metodo socratico.

Insomma, la Maieutica a Distanza è diversa dalla Didattica, casomai è una didattica dinamica …. quella che i francesi definiscono “Approche actionnelle” e che, in gergo anglosassone, si chiama la “Flipped classroom” o, comunque, la ricorda un po’.

Ecco alcune tappe del mio metodo corsaro: impostare un’iniziale situazione stimolante e aperta, che generi problemi e domande maieutiche, che favorisca la creatività del ragazzo, cioè tutto il contrario dell’alienazione davanti a un computer o dell’omologazione ministeriale, accademica, tecnocratica.
Inoltre: Proporre e costruire esperienze, come il “Diario di Bordo”

Attivare riconnessioni e scoperte

«È la fase della rielaborazione attiva del materiale che comporta anche il processo di memorizzazione e archiviazione di ciò che si è imparato» come scrive il prof. Daniele Novara.
L’ultimo gradino del processo riguarda le ricadute operative e le esercitazioni. «È l’operatività, la possibilità di riutilizzare in contesti e momenti diversi quello che si è appreso che garantisce l’aver imparato».

Infine, è il ritorno intellettuale, emozionale, affettivo, culturale, consapevole che mi arriva dagli studenti (da ogni singolo studente) che mi offre il riscontro di un processo avvenuto e di un’espressione di sé emersa dal cuore dell’allievo.
Ma soprattutto: “Ciascuno cresce solo se sognato”.

Conoscete l’opera di Danilo Dolci? Ecco il punto: conosciamo o abbiamo letto Edgar Morin, Luigi De Marchi, Carl Rogers, Ken Robinson e Daniele Novara? La risposta è: “Ciascuno cresce solo se sognato”.
E i computer non sognano.

Sono nato ingenuo, sono cresciuto immaturo e idealista, spero – un giorno – di poter invecchiare nell’innocenza.

Pier Paolo Segneri

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