Amare Frosinone

L’Associazione culturale Frosinone al centro nasce con un sogno: trasformare la Città nella Capitale Europea della Cultura.

Quando sarò Sindaco di Frosinone dedicherò un pomeriggio a settimana ad incontrare direttamente i cittadini, per ascoltare le loro idee, proposte e problematiche. Per cercare soluzioni, per andare incontro alle esigenze delle persone.

La mia porta di primo cittadino sarà aperta a tutti i frusinati. Promesso.

Per risolvere concretamente i problemi che pesano su tutti i cittadini. Per quanto sarà umanamente possibile. Senza superbia. Con umiltà. Perché questo è il punto: il rapporto tra eletto ed elettore.

La Politica è un’arte.

Non è un economicismo, non è un commercio o una compravendita di prebende e privilegi, non è fanatismo, né pragmatismo ideologico e neppure il modo per curare i propri specifici e personali interessi. La Politica è il servizio reso da un cittadino a una comunità. La Politica è la Forza mentre il Potere è il lato oscuro della Forza. La Politica è l’arte del vivere… meglio. E, quindi, alla base di quest’arte, vi è soprattutto il binomio persona e territorio. Frosinone è la nostra Capitale Europea della Cultura.

La Politica è soprattutto governo della città o della comunità ed è tutta dentro il rapporto tra eletto ed elettore, tra eletto e istituzioni, tra cittadino e istituzioni. Insomma, tra persona e territorio. L’elezione diretta dei Sindaci ha proprio questa peculiarità, cioè di permettere e intraprendere un rapporto fiduciario e diretto tra gli elettori e il primo cittadino, tra il Sindaco e il circoscritto territorio comunale in cui è stato eletto.

Ecco perché voglio coltivare un rapporto diretto con i frusinati. Ecco perché sono contrario al taglio dei Parlamentari. Ecco perché sono da sempre favorevole a una Riforma uninominale e maggioritaria della legge elettorale.
Ormai da quarant’anni, l’eccezionalità e l’emergenza sono diventate la regola attraverso cui il Potere fine a se stesso giustifica, di volta in volta, le peggiori nefandezze e il furto sistematico di conoscenza e di democrazia ai danni dei cittadini. 

Quello che manca in Italia è, non a caso, la possibilità, da parte dei cittadini, di contare sul rapporto diretto con gli eletti, di poter scegliere la persona per cui votare.

Quello che non c’è, in Italia, è la libera circolazione delle idee.

I mezzi di comunicazione di massa decidono chi merita di essere conosciuto e chi deve rimanere silenziato, oscurato, bandito. E la partitocrazia decide chi deve guidare e occupare i mezzi di comunicazione di massa.
Senza la circolazione delle idee, infatti, si impoverisce lo spazio della conoscenza, si vanifica qualsiasi idea concreta e si distrugge l’essenza stessa della democrazia. 

Per questo motivo, la sfida da raccogliere, oggi, è una soltanto: quella di un cambiamento che possa portarci fuori dall’attuale campo della “democrazia reale” e portarci dentro il possibile terreno di una “democrazia liberale” a cui dobbiamo dare forma. Si tratta, come si può ben comprendere, di uno spazio liberale e democratico ancora tutto da conquistare. Si tratta, in altre parole, di comporre un terreno “altro” rispetto al monopolio della partitocrazia italiana o, per usare un’espressione cara ai Corsari come me, rappresentare quell’alterità che sia alternativa al “monopartitismo imperfetto”, al blocco unico del Potere e del Palazzo partitocratico.

Una democrazia è liberale quando la libertà di un individuo incontra il limite della libertà di un altro individuo, quando vige lo Stato di diritto, quando lo Stato di diritto vige a stabilire i limiti della libertà individuale, quando la legge è uguale per tutti, quando vi è libertà di parola, di religione, di stampa, d’informazione ma, soprattutto, libertà di conoscenza, di accesso alla conoscenza.

La grave piaga che pesa sulla vita dei cittadini frusinati è l’impossibilità di conoscenza, di una ricerca di verità e, spesso, anche il distacco incolmabile tra eletto ed elettori. Ora, basta. Ci sono una serie di ostacoli e muri che impediscono ai cittadini la conoscenza e che impediscono un rapporto diretto e di conoscenza tra eletto ed elettori. 

I cittadini meritano di veder riconosciuto il diritto umano alla conoscenza.

Una democrazia è liberale quando riconosce l’uguaglianza tra tutti gli uomini, l’uguaglianza di fronte alla Legge, l’uguaglianza nei diritti e nei doveri di ciascun individuo. Una democrazia è liberale quando è laica, cioè quando lo Stato non interferisce nelle scelte morali individuali.

«Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo». 

Immanuel Kant

Una democrazia è liberale, per dirla alla Montesquieu, quando riesce a combinare il principio della sovranità popolare con la tutela dei diritti liberali e con la divisione dei poteri. In una democrazia liberale, libertà economica e libertà politica sono inscindibili, non vi può essere l’una se manca l’altra e viceversa.

Insomma, la politica è cultura.
La cultura è politica.

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