Appello ai dispersi, ai lungimiranti, ai liberi

La Generazione di Corsari è chiamata a rilanciare la politica con idee antiche e nuove che sostengano un’alternativa culturale concreta rispetto agli attuali assetti partitici e antipolitici.

Anzi, di più: i Corsari sono un’alterità viva e vitale che soffia dalla letteratura, dall’arte, dalla bellezza, dalla poesia, dal cinema, dal teatro, ma il suo connotato è politico, fortemente politico. Perché la libertà non può passare di moda; perché l’uguaglianza e l’equità, la giustizia sociale e la giustizia giusta non devono essere sacrificate in nome di false promesse, di false sicurezze, di false certezze; perché la fraternità non è un peso del passato, ma una forza per il futuro.

Non credete a chi dice che la Libertà è una parola vecchia, ormai abusata, perché vuole soltanto toglierla di mezzo per oscurare qualunque orizzonte umano di Libertà. Abbiate dubbi su chi distorce e umilia il principio di uguaglianza e la giustizia sociale, i diritti umani e civili dicendo che sono concetti logori perché questi signori, che parlano in tal modo, stanno solo alimentando le ingiustizie nel mondo e non vogliono ostacoli all’affermarsi di un mondo di ingiustizie. Le disuguaglianze non ci piacciono e le ingiustizie ci dividono polverizzando il tessuto sociale, mettendoci gli uni contro gli altri.

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La rivoluzione liberale e libertaria

I Corsari sono i pionieri del pensiero e del coraggio liberale, cioè siamo i filosofi e gli uomini d’azione della libertà. Per il resto? Ingiustizie, oppressione, privilegi, illegalità, disinformazione, sudditanze, falsità, inganni, omissioni, disonestà, violenze, sotterfugi, raggiri, spartizioni sottobanco. Viviamo nel Paese delle ingiustizie, dei sovranismi istintivi, dei populismi demagogici. L’Italia è oggi dominata da una “democrazia reale”. Quindi, viviamo in una democrazia virtuale, della realtà virtuale. Anche se non si deve dire, siamo dentro un Regime.

Come accadde già alle idee socialiste rispetto al “socialismo reale”, la democrazia reale è semplicemente una forma di democrazia che possiamo definire non-democratica, cioè priva di quei caratteri minimi che servono a una democrazia per dirsi tale. Senza dubbio si tratta di una forma di democrazia che possiamo definire anti-liberale, illiberale o non-liberale. Oggi, tutti i partiti si definiscono democratici: dalla Destra di Giorgia Meloni passando per la Lega di Matteo Salvini fino ad arrivare al movimentismo democratico dei Cinque Stelle, al democratico Matteo Renzi, ai democratici del Pd, alla democrazia leaderistica di Forza Italia. Ed è vero, sono democratici, ma della democrazia reale e non di una democrazia liberale.

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Orgoglio e dignità

Si può indossare la maglia di una squadra di calcio con orgoglio, ma non è detto che lo si faccia anche con dignità.

Anzi, per i Corsari, orgoglio e dignità sono tra loro due concetti distinti.

Orgoglio e dignità, infatti, sono due termini che vengono spesso utilizzati come sinonimi mentre hanno perlopiù significati differenti, spesso addirittura opposti.

Provo a fare un esempio: l’orgoglio è legato alla difesa di un proprio avere, la dignità sta nella difesa del proprio essere. L’orgoglio distrugge le amicizie e l’amore se non viene calmierato dalla dignità, dall’umiltà, dall’affetto.

Con il termine dignità, nel vocabolario dei Corsari, ci si riferisce al sentimento che proviene dal considerare come importante il senso di sé, la conoscenza di se stessi, la propria specifica morale e il proprio mondo coscienzioso, di rispetto per sé e per gli altri. Inoltre, la dignità è il sentimento che ci permette di ritenere come basilare della nostra esistenza il fatto di tutelare e salvaguardare ciò che si è, addirittura con l’impegno a migliorarci secondo princìpi e valori in cui si crede, secondo la percezione della propria onorabilità. Niente a che vedere con l’onore orgoglioso dei mafiosi. Anzi, è il suo opposto. La dignità è l’onore della vita.

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Diversità e differenza

Diversità e differenza sono due opposti. Si discute molto, da anni, come pure in questi ultimi giorni, del significato e dell’importanza della “diversità” che, però, non va mai confusa con la “differenza”.

Sono due parole tra loro in contrapposizione. La discussione sulla diversità è così interessante perché è un dibattito che riguarda tutti e che investe l’attualità presente e futura del pensiero liberale e libertario. L’uguaglianza è la lotta all’ingiustizia. Non si può comprendere la diversità, perciò, senza prima definire l’uguaglianza. Perché i due concetti sono tra loro uniti e indissolubili.

L’articolo 3 della nostra Carta costituzionale recita:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Insomma, tutti gli uomini nascono tra loro uguali. Sono uguali. Al di là della famiglia di appartenenza, al di là dell’etnia, della religione, degli orientamenti sessuali e del ceto sociale. Siamo tutti uguali davanti alla Legge e di fronte al Mistero.

L’uguaglianza implica, quindi, pari dignità e pari opportunità. Senza distinzioni dovute alla ricchezza, all’opinione politica, alla nazionalità o al censo. L’uguaglianza degli uomini, insomma, riguarda ciascuno di noi. E non guarda al colore della pelle, degli occhi o dei capelli. La razza umana è una e una soltanto. Il genere umano è uno solo. Senza eccezioni. Senza deroghe. Senza pregiudizi.

Nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo si legge:

Tutti gli uomini nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

Ma gli uguali sono diversi, per definizione. La diversità di cultura, di carattere, di gusti, di attitudini e di ingegno sono l’espressione evidente della nostra uguaglianza. Sono il segno che l’uguaglianza vive nella diversità. E che dobbiamo trovare non dei valori condivisi, come si sente ripetere un po’ da ogni parte, ma trovare la convivenza anche di valori diversi: valori che ci permettano di convivere nonostante la diversità, di vivere insieme nonostante e grazie alle nostre diversità.

Siamo uguali perché siamo diversi. Abbiamo diversità e non differenze. Nessuna differenza è accettabile perché le differenze producono disuguaglianza. La diversità, invece, si nutre vicendevolmente e reciprocamente della diversità degli altri. E così, mentre le differenze dividono e creano disuguaglianze, la diversità unisce ed arricchisce la collettività. Il principio di uguaglianza, perciò, tutela i diversi e combatte le differenze. L’uguaglianza è sinonimo di coesione e di diversità, cioè l’esatto opposto di una visione omologante del tessuto sociale e degli uomini.

Gli omologhi sono coloro che non hanno diversità, ma vivono appiattiti e schiacciati nella loro identità e identicità. Sempre identica a se stessa. Piena di differenze, ma omologa. Essere diversi nell’uguaglianza rende forti e omogenei. Mentre la mancanza di diversità rende deboli e omologhi. L’omologazione crea la massa e “fare massa” non è un concetto positivo, nemmeno in fisica.

C’è una vecchia battuta di Woody Allen che dice:

Non vorrei mai appartenere ad un club che accettasse tra i suoi membri uno come me”.

E’ l’elogio della diversità e, al medesimo tempo, è anche un elogio al principio di uguaglianza. Perché se l’essere diverso conduce all’esclusione, allora si crea una differenza, cioè un’ingiustizia.

L’uguaglianza è inclusiva e include dentro di sé le varie diversità, le disuguaglianze sono escludenti e, infatti, escludono i diversi.

Vasco Rossi canta:

Mi ricordo che mi si escludeva per ragioni che oggi fanno solo ridere”.

Il principio di uguaglianza non ammette differenze. L’uguaglianza è la lotta alle ingiustizie e alle differenze. E la lotta alle ingiustizie non accetta i veti sulle persone o sui popoli, non permette esclusioni arbitrarie ed è incompatibile con qualsivoglia oscurantismo, fanatismo o proibizionismo. L’uguaglianza è un diritto. Anzi, è il Diritto. E chi non rispetta i diritti degli altri perde automaticamente i propri.

La lotta all’ingiustizia è la lotta per il rispetto della persona, per il rispetto dell’uguaglianza delle persone anche nella loro diversità, per il riconoscimento dei diritti e, allo stesso tempo, dei doveri di ciascuno. Ma la diversità non è un valore, è l’uguaglianza il valore della diversità.

Pier Paolo Segneri

Memoria e Ricordo

Che cos’è la Memoria?

Innanzitutto, cominciamo col dire che Memoria e Ricordo sono due parole tra loro assai diverse.

Ad esempio, possiamo conservare una foto-ricordo delle nostre vacanze, ma non è detto che tale fotografia conservi in noi, oggi o un domani, l’emozione di quando l’abbiamo scattata o il sentimento vissuto in quell’istante o l’amore provato in quel momento per la persona che era accanto a noi durante quel periodo estivo. Mi spiego meglio: possiamo lasciarci un amore alle spalle, un’emozione finita senza più sentire né suscitare in noi un sentimento vivo anche nel presente e per il futuro… Oppure possiamo avvertire sulla nostra pelle, dentro il nostro cuore e nella mente che un’emozione resiste al passaggio del Tempo e rimane sempre viva in quello che facciamo o, addirittura, ci accompagna oggi ancor più di ieri.

Memoria e ricordo, insomma, sono due vocaboli spesso alternativi tra loro. Anche se, a volte, utilizziamo queste due parole come fossero interscambiabili, ma non è proprio così.

Il RICORDO è qualcosa del passato che è rimasto fermo in un tempo ormai finito, ma che può esserci ancora molto utile per capire quello che è stato e che non sarà più. Si ricorda il passato magari perché lo abbiamo lasciato definitivamente indietro, con i suoi rimpianti e i suoi rancori, quindi senza suscitare più alcuna emozione, se non la nostalgia del passato e la malinconia per un tempo che fu e non tornerà.

La MEMORIA, invece, è ALTRO. E’ qualcosa che viene dal passato, ma vive tuttora, nel presente, con tutta la sua forza, nel nostro sentire e si proietta verso il futuro… La memoria è creativa, innovatrice, è in movimento… è quella che gli antichi Greci chiamavano Mnemosyne, la madre di tutte le arti.

Anche la Politica è un’arte.

Anche l’Amore è un’arte.

Figlia di Urano (il Cielo) e Gea (la Terra), Mnemosyne è anche una delle Titanidi, sorella dei Titani.
Perché la memoria ha un preciso significato, che va compreso bene se si vuole porre una differenza tra i due vocaboli. La memoria è qualcosa del passato che vive nel presente. Mnemosìne era la madre delle nove Muse ispiratrici dei poeti, dei musicisti e dei cantori. Infatti, la memoria è un respiro antico che si ripresenta nell’immediato e che riemerge a distanza di tempo per porsi di nuovo alla nostra attenzione. Ed è viva nel presente. Quando non c’è, si sente un profondo sentimento di assenza che pervade il nostro essere e la nostra persona.

La memoria, cioè, viene dall’antico, ma si manifesta nell’oggi. Sempre.

È un presente che viene da lontano e procede verso il futuro… Avanza, è attuale, fa discutere. In altre parole, travalica il tempo del suo manifestarsi e rivive. Ritorna. C’è.
La memoria non è ferma nel tempo e, perciò, sconfigge il tempo. Perché attraversa il nostro presente per proiettarsi nel futuro. Anche quando siamo in presenza della memoria può esserci o possiamo avere un sentimento di nostalgia, ma è sempre nostalgia del futuro. Il ricordo è ciò che ci resta quando svanisce la memoria. “A futura memoria“, affermava Leonardo Sciascia. E poi proseguiva con un po’ di speranza ed un po’ di sano scetticismo: “Se la memoria ha un futuro”.

Pier Paolo Segneri

Autorità e autorevolezza

I Corsari ripartono dalla PAROLA.

Per ricostruire la Politica è divenuto necessario scrivere l’Abbecedario o il nuovo Dizionario della politica italiana. Si comincia dalla lettera A. Anzi, dal binomio “autorità e autorevolezza”. Perché si tratta di una coppia di vocaboli che assunomo caratteri corsari. Fin dai tempi di Pier Paolo Pasolini.

Ma che differenza c’è tra le due parole?

Proviamo a spiegare: l’autorità è il Potere costituito, l’autorevolezza è la forza dell’esempio. L’autorità intimorisce e mette paura, l’autorevolezza trasmette coraggio e libera dalle paure.

Sono in tanti a distinguere tra autorità e autorevolezza, ma sono pochi coloro che hanno provato a spiegare i due differenti significati. Eppure la distinzione c’è ed è spesso netta. Infatti, autorità e autorevolezza sono due opposti, due sinonimi-contrari, come sono soliti definire i Corsari questo binomio di grande attualità. Sembrano due parole simili, appaiono quasi come sinonimi e sono, invece, agli antipodi. Del resto, ormai, la dicotomia tra i due vocaboli è entrata nel linguaggio comune, anche se non sempre questa distinzione è chiara, cioè non sempre si riesce a spiegare davvero in cosa consista l’una e in cosa l’altra.

Il dialogo e il contraddittorio rappresentano il metodo corsaro per eccellenza, anche quando avviene tra due parole: da una parte vi è il Potere, dunque l’autorità; dall’altra parte vi è la Forza, con la maiuscola, cioè l’autorevolezza. Ovviamente, vi può essere un’autorità autorevole ma, in tal caso, quando ciò accade, la forza dell’autorevolezza impedisce all’autorità di essere autoritaria e, quindi, la libera dalle spire del Potere. Allo stesso modo, perciò, vi può essere un’autorevolezza autoritaria ma, in questo caso, essa è schiacciata dal predominio del Potere autoritario. Se si guarda alla vita politica del nostro Belpaese, forse, si riesce a comprendere meglio il discorso. Più cresce l’atteggiamento arrogante, furbo, prepotente, menzognero, dispotico e più la politica perde la propria autorevolezza.

Accade anche a scuola, nelle aule degli Istituti di tutta Italia, quando gli insegnanti sono costretti a colmare il vuoto di autorevolezza, dovuto alla mancanza di un alto riconoscimento sociale ed economico del compito civile e civico che i professori svolgono, sostituendo tale mancanza con un’autorevolezza personale e individuale. Ed è proprio per questo motivo che i professori, a mio parere, andrebbero tutti applauditi per l’importante lavoro che svolgono ogni giorno, malgrado tutte le difficoltà della scuola e i limiti delle risorse disponibili.

Ma qual è questa differenza di significato tra le due parole? Proviamo a tracciare un profilo dell’una e dell’altra: l’autorità impone, l’autorevolezza propone. L’autorità è statica e immobile, l’autorevolezza è dinamica e in movimento. L’autorità è data dal ruolo che si ricopre, l’autorevolezza è data dal carattere e dalle qualità della persona che la interpreta. Non basta? L’autorità è ciò che incute silenzio e pone gli altri in una posizione di sudditanza, l’autorevolezza è ciò che comunica parola e dialogo.

Insomma, in altre parole: l’autorità pretende il rispetto per sé, l’autorevolezza conquista il rispetto per sé e per gli altri. L’autorità è gerarchica, l’autorevolezza è liberale. L’autorità è verticismo, l’autorevolezza è profondità e intensità. L’autorità appartiene alla quantità, l’autorevolezza – invece – è data dalla qualità di una persona. Infatti, la persona di qualità cerca di essere autorevole e non autoritaria.

L’autorevolezza è una lunga pazienza e si conquista con il tempo.

L’autorità non ha tempo né voglia.

Mi candido a Sindaco di Frosinone

Perché vorrei candidarmi a Sindaco di Frosinone? E perché cominciare a dirlo già da ora e perché muoversi così presto?

Semplice: perché la politica che amo praticare è quella che agisce in modo trasparente, in maniera visibile, a viso aperto, senza infingimenti, in contatto quotidiano con le persone. Perché la Città che vorrei dovrebbe essere come la politica che pratico. Perché sono una persona onesta e non gioco secondo le logiche opache del Potere fine a se stesso. Faccio un altro gioco, anzi: un gioco “altro”

Perché sogno Frosinone come una comunità corsara, coraggiosa, libera, visibile, solidale. Senza ipocrisie.

Perché ogni sogno contiene in sé un po’ di utopia. E l’utopia è il sale di ogni sogno.

Vorrei candidarmi a Sindaco della mia e nostra Frosinone perché penso di poter dare un contributo di qualità per far emergere tutto il meglio delle risorse umane, civili e civiche dei frusinati.

Perché la politica è quella attività del cuore e della testa che ci permette di ascoltare gli altri e di rivolgerci alle persone per poter dire o scrivere come la pensiamo, come stanno davvero le cose, senza operare di nascosto, senza mai essere subdoli e per poter dire le cose fuori dai denti, senza inganno. Con rispetto per gli altri e con amore, sempre e per tutti, anche per l’avversario politico.

Mi candido fin da oggi a Sindaco di Frosinone perché, per me, anche se può apparire prematuro per alcuni, è necessario tutto il tempo che ancora manca alle prossime elezioni comunali per poter costruire un sostegno adeguato e un consenso significativo intorno ad una prospettiva di così grande rilievo, responsabilità ed importanza.

Perché, al momento, non ho un partito politico alle spalle e, quindi, ho necessità di una rete di sostenitori e di Corsari.

essere corsari

Mi sono “scoperto” in anticipo, come si dice tra i politicanti, perché non ho nulla da nascondere e, inoltre, perché il progetto che ho in mente per il tuo, mio e nostro Capoluogo ha bisogno di aria, di spazio, di pazienza, di semina, di tempo e di gradualità per prendere la forma che vorrei e che soltanto con il contributo fattivo e operativo di una squadra forte, bella, preparata e coesa può, giorno dopo giorno, comporsi e realizzarsi davvero.

Grazie, intanto, a tutti coloro che, nei giorni passati, hanno espresso il loro pieno entusiasmo o il loro sostegno per dare forza alla candidatura di un semplice cittadino frusinate che, in 25 anni di militanza politica, non è mai stato divisivo e, anzi, ha sempre unito. E, comunque, con umiltà e con competenza, sono felice di poter dire che il sottoscritto ha sempre unito e dialogato con tutti. Inoltre, con mia grande soddisfazione, posso scrivere di non aver mai, ripeto “mai”, creato indifferenza o astio o rabbia, ma sono sempre riuscito ad unire i cittadini e la classe dirigente frusinate nel dialogo e nel formulare domande comuni, anche quando hanno prodotto risposte diverse.

Ma il segno della politica corsara è proprio la diversità e l’alterità dentro il disegno di un comune destino.

 

Pier Paolo Segneri