La scuola è amore: dialogo tra un docente e i suoi studenti. Lettera.

Gli studenti chiedono di essere visti, di essere capiti, di essere ascoltati.
Perché chiedono solo di Essere.

Gli studenti domandano attenzione, ascolto, dialogo.
Perché cercano risposte.

Gli studenti vogliono farsi notare, anche con un gesto o con un silenzio.
Perché sperano di essere compresi.

Gli studenti vedono se sono sincero, guardano che cosa faccio, osservano tutto.
Perché vogliono imparare da me.

Gli studenti parlano tra loro, si distraggono, fanno confusione.
Perché hanno bisogno di spazi, regole e confini.

Gli studenti apprendono anche attraverso l’affetto, le emozioni, i sogni.
Perché l’intelligenza non basta e sanno che la ragione, da sola, non può sfuggire all’errore.

Gli studenti sono unici e ciascuno è diverso dall’altro.
Perché io possa dedicarmi a loro in modo esclusivo.

La scuola è amore.
Perché è – allo stesso tempo – forza, bellezza e conoscenza.

Grazie a tutti i miei studenti, per avermi insegnato che la scuola è vita.

 

Pier Paolo Segneri

Ecco che prof. sono, mi autodenuncio. Lettera.

Mi autodenuncio perché tento di trasmettere agli studenti la voglia di sognare, ma senza farsi illusioni.

Mi autodenuncio perché vedo la Scuola come affettività, amore e conoscenza e non come sacrificio. Mi autodenuncio perché abbraccerei tutti i miei ragazzi per il bene che voglio a ciascuno di loro.

Mi autodenuncio perché vivo la mia funzione di insegnante come quella di un regista in classe. Mi autodenuncio perché vedo gli studenti come degli attori protagonisti che vanno in scena ogni giorno.

Mi autodenuncio perché sento il mio ruolo di docente come quello di un maestro per i propri allievi.

Mi autodenuncio perché non sono e non voglio essere una guida per gli studenti, ma mi impegno ogni giorno affinché loro stessi possano acquisire responsabilità individuale e autonomia di pensiero.

Mi autodenuncio perché, nella Scuola come nella vita, sono le persone quelle che contano.

Mi autodenuncio perché vado a scuola alla ricerca della e delle verità. Mi autodenuncio perché ritengo che la Scuola sia l’avamposto in cui battersi senza stregua per il diritto umano alla conoscenza. Mi autodenuncio perché cerco di trasformare la scuola da dentro.

Mi autodenuncio perché la Scuola è vita e ogni docente dovrebbe essere libero di poter svolgere il proprio compito in maniera viva, coinvolgente, appassionante, al di là del nozionismo e dei rigidi programmi scolastici che, invece, ne sono la tomba.

Mi autodenuncio perché lavoro quotidianamente per essere quel professore che non ho mai incontrato quando ero ancora uno studente.

Mi autodenuncio perché mi ostino a credere più nella singola persona che nei numeri o nei voti che devo dare a ciascun ragazzo per un obbligo ministeriale.

Mi autodenuncio perché, in classe, vedo tante persone diverse quanti sono gli studenti e non faccio mai confronti tra l’uno e l’altro.

Mi autodenuncio perché, a scuola, supero il concetto manualistico delle lezioni e lavoro direttamente con i ragazzi.

Mi autodenuncio perché, dentro e fuori l’aula scolastica, mi rapporto con gli allievi che mi trovo in carne e ossa davanti agli occhi e non con quelli che i registri misurano come si misurano le quantità.

Mi autodenuncio perché utilizzo i programmi ministeriali soltanto in modo trasversale o per tematiche guardando, perciò, più agli obiettivi formativi e legati alla persona che al conseguimento del programma.

Mi autodenuncio perché non mi importa di finire le pagine del libro di testo.

Mi autodenuncio perché ho sostituito l’ansia di non riuscire a finire il programma con l’attenzione verso il percorso maieutico e didattico di ogni singolo studente e delle varie Classi.

Mi autodenuncio perché considero il libro di testo soltanto uno dei vari e possibili strumenti, ma non il più importante né il privilegiato, anzi.

Mi autodenuncio perché cerco ogni giorno di dare ai ragazzi delle motivazioni forti e convincenti per fargli scegliere, ogni mattina, di andare a scuola.

Pier Paolo Segneri

Il manifesto del buon insegnante (secondo me)

  1. La scuola è amore.
  2. L’insegnante ama tutti gli studenti.
  3. Essere insegnanti è molto di più che fare l’insegnante.
  4. Si dice: “Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna” perché l’insegnamento appartiene all’essere e non al fare.
  5. L’insegnante è un maestro per i propri allievi, altrimenti non è.
  6. L’ora di lezione è, prima di tutto, l’opportunità che l’insegnante ha di stimolare la conoscenza, la curiosità, l’attenzione, il dubbio, il talento e l’apprendimento degli studenti.
  7. L’insegnante è un regista in aula, ma i protagonisti sono i ragazzi.
  8. Educare significa tirare fuori il meglio da ciascun alunno. Si insegna agli studenti, non la materia.
  9. Un buon insegnante cerca di creare, ogni giorno, le condizioni necessarie affinché gli studenti abbiano voglia d’imparare.
  10. L’insegnante ha il delicato compito di favorire in classe un clima sereno e coinvolgente, non certo un clima di terrore e di ansia.
  11. Al docente è richiesto di essere autorevole, non autoritario.
  12. L’autorevolezza dell’insegnante è data dagli studenti, dai genitori dei ragazzi, dai colleghi e dal personale scolastico. Quindi, un docente non può attribuirsela da solo e non può autonominarsi autorevole. L’autorità è data dal ruolo, l’autorevolezza va conquistata giorno per giorno.
  13. Gli errori degli studenti vanno salutati con rispetto perché sono occasioni ghiotte per imparare e per migliorare.
  14. Anche i professori sbagliano.
  15. Un buon insegnante sa ascoltare e sa farsi ascoltare.
  16. Le spiegazioni sono per tutti gli studenti, non soltanto per quelli bravi.
  17. Un bravo professore trasmette fiducia e ripone fiducia nei suoi allievi.
  18. Ogni bravo docente accresce e aggiorna le proprie conoscenze tutti i giorni.
  19. Lo stipendio di un insegnante è al di sotto, molto al di sotto, di quanto sarebbe dignitoso riconoscere.
  20. A volte, la noia sviluppa la creatività.
  21. La cultura e la conoscenza sono il nutrimento di una società libera.
  22. Libertà d’insegnamento e libertà di apprendimento sono le due gambe che permettono alla scuola di camminare.
  23. Quando uno studente si avvilisce o perde la propria autostima, allora il bravo docente riesce ad infondere al ragazzo la voglia di tornare a credere in se stesso.
  24. La finalità della scuola e del prof. è innanzitutto quella di permettere allo studente di conoscere se stesso e il mondo esterno che lo circonda.
  25. La dimensione affettiva e quella cognitiva camminano insieme e non vanno separate.
  26. Tutte le discipline coesistono e si completano a vicenda in un unico e affascinante sistema di relazioni, ponti, incontri, dialoghi, collegamenti interdisciplinari.
  27. L’insegnante facilita l’apprendimento.
  28. L’insegnamento è una forma d’arte.
  29. L’insegnamento aiuta gli studenti ad avere autonomia di pensiero e comprensione degli altri.
  30. L’insegnamento prepara gli allievi ad essere la cittadinanza attiva di oggi e di domani.

 

Pier Paolo Segneri