Perché si scrive?

Si scrive per riordinare le idee, per trovare un senso al caos, per sconfiggere il Nulla che avanza. Si scrive per non buttarsi via, per non fermarsi all’apparenza, per restituire un pegno d’amore. Si scrive per guardarsi dentro, per scoprire cosa c’è fuori, per un dolore. Si scrive…

Si scrive per riordinare le idee, per trovare un senso al caos, per sconfiggere il Nulla che avanza. Si scrive per non buttarsi via, per non fermarsi all’apparenza, per restituire un pegno d’amore. Si scrive per guardarsi dentro, per scoprire cosa c’è fuori, per un dolore. Si scrive…

La scrittura è altruista, presuppone l’altro, presuppone il lettore o l’altro se stesso, qualcuno a cui parlare o che sappia sentire. Sentire col cuore.

Senza qualcuno che legga, senza una lettrice che lo apra, ogni libro, ogni editoriale, ogni testo scritto è come un custode con gli occhi chiusi, che si è appisolato: dorme in attesa di farti entrare.

Si scrive… Ma perché si scrive?

“Dire che si scrive per la classe operaia, per la borghesia, è un’ipocrisia. Uno scrittore scrive per se stesso e per altri se stessi. Io non penso ad un particolare tipo di lettore. Io penso che ci siano tanti lettori come me. Allora, un libro può essere più o meno difficoltoso. E qualunque libro, se letto con un certo amore, con una certa adesione, se riletto credo che si apra”.

È la risposta di Leonardo Sciascia, ma non avrei saputo usare parole migliori. Aderisco alle sue. Audacemente.

Si scrive per egocentrismo o per depressione?

Non so, scrivono tutti. Si scrive oltremodo, oltretutto male. Si scrive spesso per battere il tempo. Per vincerlo. E si perde. Altre volte, invece, si perde tempo e basta. Tempo al tempo.

Si scrive quasi sempre per lanciare un messaggio, per sopravvivere a se stessi, per lasciare qualcosa di sé dopo di sé o per mostrarsi ai contemporanei.
Per dire quel che si ha da dire… si scrive.

Scrivere è un modo per dilatare i tempi topici, l’istante giusto, l’attimo fuggente.

Scrivere non è sempre un modo per aggiungere, a volte è una maniera per togliere, semplificare, scavare. Qualche volta, però, e speriamo che non sia il caso di questo Blog, diventa pressoché impossibile distogliere un pensiero sbagliato, far convivere il lettore con il testo scritto, i pensieri con le intenzioni, le idee con le persone, la pagina bianca con le idee. Si scrive quasi sempre sulla sabbia.

Si scrive… e speriamo che qualcuno legga.

Pier Paolo Segneri

Lettera agli studenti di ieri, di oggi e di domani

Quando impari qualcosa che non sapevi, quando immagini qualcosa che non immaginavi, quando la vita si arricchisce di emozioni e di sogni in cui credere, allora tu guarda le stelle in una notte d’estate o gli occhi di chi ti vuol bene in un istante di sconforto. Guarda i grandi film, vai al teatro, danza…

Quando impari qualcosa che non sapevi, quando immagini qualcosa che non immaginavi, quando la vita si arricchisce di emozioni e di sogni in cui credere, allora tu guarda le stelle in una notte d’estate o gli occhi di chi ti vuol bene in un istante di sconforto. Guarda i grandi film, vai al teatro, danza…

Non avvilirti per i tuoi errori. Anzi, impara da ogni tuo fallimento. Ritrova fiducia in te, prova a donare la tua parola e rispetta la parola data, ascolta una musica che ti restituisca armonia, accendi il dubbio e la curiosità. Sorridi.

C’è un segreto che non conosciamo tutte le volte che non ci sentiamo capiti. Certe volte, lo so, provi a spiegarti e non ci riesci, ma – forse – chi ti ascolta non ti sente. Certe volte, hai come la sensazione di non essere compreso perché anche i tuoi gesti più semplici sembrano inutili e restano del tutto incomprensibili a chi ti sta vicino. 

A volte, ti convinci di essere venuto da un altro mondo e pensi che qui parlano un’altra lingua. Allora, ecco le domande che ti spingono a cercare e non ti capaciti di come sia possibile trovare intorno tanta indifferenza, una tale solitudine, una strana mancanza di ascolto.

Quello che posso dirti è soltanto di scoprire te stesso, cioè il segreto nascosto nell’animo umano. La tua grande possibilità è quella di migliorare sempre, di continuare a credere nelle tue forze, aprire ogni giorno una pagina di vita e leggere nel cuore dell’umanità. Con il tempo ti accorgerai che la conoscenza è un antidoto all’ingiustizia, che la cultura ha bisogno di crescere dentro di te e che tu hai necessità di accrescere la tua cultura.

Nel segreto dell’animo umano scoprirai che anche un buon libro può aiutarti ad essere parte di un’avventura tutta da vivere. Cerca di approfondire gli argomenti che più ti appassionano. Perché la libertà è soprattutto la responsabilità di coltivare i tuoi talenti, in modo da capire chi sei e di essere compreso. Per te, dovresti farlo. E per tutti gli altri che potranno beneficiare delle tue conoscenze, delle tue capacità, del tuo abbraccio a tutto ciò che può renderti migliore.

Impegnati ogni giorno a scoprire la bellezza che ti circonda, la poesia che ti porti dentro, l’amore che puoi donare.

Prof. Pier Paolo Segneri

Voltiamo pagina davvero. Basta chiacchiere.

La fotografia che emerge oggi è quella di un Paese, l’Italia, che ha perduto il senso di un destino comune, di una comunità di destino. Ciascuno per sé.

I Corsari sono persone ottimiste, sognatrici, coraggiose, ma nel Palazzo c’è chi gioca in modo sporco, opaco, subdolo, astioso, rancoroso, rabbioso.

Non c’è niente da fare: la furbizia è stupida.
E la bramosia di Potere rende ciechi.

Se non si darà subito spazio alle voci davvero responsabili, lungimiranti, sagge, in TV e sui grandi giornali, allora questa eterna campagna elettorale condurrà l’Italia nel baratro. Ne pagheremo le conseguenze tutti. E mi riferisco ai cittadini. Ma verranno fagocitate anche le idee di libertà, di uguaglianza e di futuro. Gli stessi partiti vincenti resteranno schiacciati.

Perché deve accadere questo?

Semplice: perché siamo circondati da un’oligarchia dedita alla furbizia, quindi alla stupidità, cioè un’oligarchia becera e mediocre, senza intelligenza e senza astuzia, senza cuore e senza visione politica. Si tratta di un Potere egemone che vive di logiche proprie, fuori dalla realtà, criminali, narcisiste, violente.

La fotografia che emerge oggi è quella di un Paese, l’Italia, che ha perduto il senso di un destino comune, di una comunità di destino. Ciascuno per sé.

La frattura è politica, ma soprattutto sociale, economica, civile. E le varie forze partitocratiche, a cominciare dal M5S, sembrano chiuse nei propri egoismi, nelle proprie rivendicazioni, nei distinguo e nei veti reciproci.

Lo stallo è drammatico.

Sembra che l’unica urgenza sia, per il sistema dominato ormai dai pentastellati, quello di sopravvivere al tracollo del Vecchio Regime occupando il Potere invece che governare. È in via di distruzione anche il nostro tessuto sociale. La sfiducia dilaga. La disaffezione per la politica cresce in modo esponenziale e inarrestabile. Siamo come nel 1945, ma le macerie di oggi sono immateriali, antropologiche, culturali. Oltre che istituzionali ed economiche.
In questi giorni, sul web, è circolata la mia proposta politica per uscire da questo stallo politico che, ormai, si è trasformato in un guano, soprattutto a causa dei veti incrociati dell’attuale partitocrazia, trasversale e interna la Palazzo. Ed è una palude da Vecchio Regime che rasenta, purtroppo, il confine del ridicolo.

Andare ad elezioni subito appare davvero come una proposta irresponsabile, cinica, da scommettitori, che sancisce, non il fallimento, ma l’incapacità dei partiti politici, l’inadeguatezza delle forze in campo, il dilettantismo famelico e la mediocrità dei movimenti. Meglio che facciano tutti un bel respiro, profondo e ossigenante.

Serve, infatti, un “Governo di tregua“, un Esecutivo politico con dentro tutti e tre i poli del Sistema: M5S compreso. Quindi, NON un Governo tecnico né balneare e neppure dei professori, MA POLITICO.
Al contempo, perciò, sarà necessario far eleggere ai cittadini italiani un’Assemblea costituente che potrebbe e dovrebbe occuparsi delle riforme istituzionali, elettorali e costituzionali senza il peso delle tante urgenze del nostro Belpaese. Parliamoci chiaramente: veniamo da dieci anni di grave crisi politica ed economica. L’Italia è spaccata in due. E lo si è visto anche sulla cartina geografica della nostra Penisola, in cui si raffigurava l’esito del voto alle elezioni politiche. I rottamotori, i distruttori e le ruspe ci consegnano ovunque le macerie di una democrazia lacerata, negata, crollata. Non da oggi, ma da almeno dieci anni di livori, accordi sottobanco, selezione al rovescio della classe dirigente, oblio, ignoranza, assenza di memoria, distruzione del futuro, movimentismo senza libertà, vaffa day senza cultura, affarismo, mediocrità.


La Politica, ormai, è ridotta ad un piccolo lumicino e il Potere domina incontrastato nel Palazzo e nella mentalità egemone.


A mio avviso, andare al voto, oggi o in autunno, significa compiere un grave atto di superbia, d’irresponsabilità, di stupidità, di disprezzo per il voto già espresso dagli elettori il 4 marzo, cioè come un bisogno di sete e fame, ma di Potere fine a se stesso. Si può, invece, voltare pagina, mutare mentalità, cominciare a costruire insieme: Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, PD, M5S, Liberi e Uguali. E tutte le nuove o antiche culture politiche: liberali, radicali, socialiste, riformatrici, laiche, cattoliche, repubblicane, federaliste europee, ecc.
Insomma, come accadde nel 1945/1946, serve una tregua a scadenza e tale scadenza corrisponde al termine dei lavori di un’Assemblea costituente da eleggere a Giugno mentre il nuovo Governo, con tutti dentro, dovrà al più presto occuparsi dei problemi sociali, economici, civili del nostro Paese.
Del resto, se ci pensiamo bene, al termine del secondo conflitto bellico mondiale vi erano in Italia tre poli politici, come oggi.
All’epoca, cioè nel 1946, vi era il polo delle forze pre-fasciste (liberali, socialisti e, aggiungerei anche, il Partito d’Azione), vi era il polo rappresentato dai Cattolici (con la Dc) e, infine, vi era un terzo polo identificabile con i Comunisti. Ebbene, tutti e tre questi poli si misero insieme per risollevare il Belpaese dalle macerie. Perché misero da parte gli interessi di bottega e agirono per l’interesse generale del popolo piegato da venti anni di dittatura e dalla guerra. Inoltre, l’Italia di allora, era una nazione spaccata in due: da una parte il Meridione, dall’altra il centro nord. Come oggi.


Gli elettori hanno chiesto di voltare pagina. Basta chiacchiere. È necessario dare una risposta seria, convincente, precisa alla domanda degli elettori.

Come fecero De Gasperi, Togliatti e Nenni subito dopo la guerra. In maniera tale che l’Assemblea costituente possa lavorare in modo serio, con giuristi, costituzionalisti, con persone di alto profilo umano e di riconosciuto spessore culturale, oltre che politico.

Pier Paolo Segneri

La legge della giungla o il Libro della Giungla?

Gli ultimi avvenimenti di cronaca, che riguardano alcuni atti di violenza avvenuti all’interno del mondo della scuola italiana, ci spingono necessariamente alla riflessione. Inoltre, mi spingono a scrivervi di nuovo.

La scuola è vita e non è altro dalla vita.

E’ un concetto, una visione, un approccio che ci ha tenuto compagnia da Ottobre ad oggi, ma ancor di più è necessario ribadirlo ora. Infatti, gli ultimi avvenimenti di cronaca, che riguardano alcuni atti di violenza avvenuti all’interno del mondo della scuola italiana, ci spingono necessariamente alla riflessione. Inoltre, mi spingono a scrivervi di nuovo.

E’ un dialogo, il nostro, che prosegue giorno dopo giorno e che vorrei poter onorare anche con il seguente testo scritto, da leggere come una missiva a voi studenti, ai genitori e a tutti i colleghi. Ma soprattutto agli studenti, che sono i protagonisti della scuola.

Spero, in tal modo, di dare un’ulteriore occasione per ri-conoscerci. Ogni professore vive l’aula in maniera intensa e diretta. Tutti. In maniera diversa, ma tutti. Ecco perché, in virtù ormai dell’esperienza acquisita in classe, sono solito individuare due differenti approcci per affrontare le dinamiche della scuola, cioè della vita: quello dettato dalla legge della giungla e quello che s’ispira al Libro della Giungla di Kipling.

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Nel primo caso, l’aula scolastica diventa il luogo dove vige la legge del più feroce, del pesce grande mangia pesce piccolo, del cinismo, del mors tua vita mea, del rispetto soltanto per coloro di cui si ha paura o della paura che si trasforma in violenza, in arroganza, in conflitto perenne o in sudditanza.

Anche fuori dall’ambito scolastico, la legge della giungla porta ad assumere due modalità, che sono – poi – anche due comportamenti: quello che conduce alla sopraffazione del più debole da parte dell’autorità o del più spietato e quello in cui tutte le debolezze umane, le varie frustrazioni, le grandi o piccole insoddisfazioni, le ferite interiori, i traumi personali, la mancanza d’affetto o d’amore divengono la base, il terreno arido da cui scaturiscono atteggiamenti violenti, astiosi, prepotenti, rabbiosi, bestiali. Come accade con la piaga del cosiddetto bullismo o, comunque, in molti atteggiamenti arroganti, prepotenti, strafottenti. Tra l’altro, spesso tipici dell’adolescenza.

In realtà, la vera debolezza è quella del bullo, che non sa affrontare il peso gravoso delle proprie fragilità e le risolve nel modo più stupido, più facile, più immediato.

Diciamolo chiaramente: il ragazzo che si esprime con la violenza è un soggetto debole, debolissimo perché colma le sue fragilità con l’istinto, l’impulso, la rabbia. Però, ricordiamo anche che esiste “la legge universale degli uomini” ed è quella del Libro della Giungla mentre la legge della giungla è quella che vige nel regno animale, dove ci sono predatori e prede, chi divora l’altro e chi ne subisce la ferocia oppure fugge a zampe levate, sempre per paura. La legge della giungla è quella che conduce a chinare il capo di fronte a chi ti minaccia, a chi ti spaventa, a chi ha il coltello dalla parte del manico o a diventare feroce come e più delle belve. Come accade nel regno animale. Ma noi siamo uomini, non bestie. Siamo persone, non animali. Siamo esseri pensanti e non soltanto esseri istintivi, impulsivi, epidermici.

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Ecco perché continuo a ripetere ogni giorno che, in quanto insegnante, in classe e fuori dall’aula, il mio obiettivo prioritario è quello di trasmettere la “legge universale degli uomini”, come la chiama Kipling nel Libro della Giungla, e di mettere sempre l’amore sopra la paura.

Noi esseri umani siamo Testa e Cuore.

Oltre all’istinto, siamo testa e cuore. E la persona davvero forte agisce con testa e cuore. La vera forza è quella interiore. La forza si riconosce dalla sensibilità spiccata, dall’umiltà, dal rispetto per gli altri. La persona coraggiosa non è quella che non ha mai paura, ma quella che affronta la paura e la supera. Ciò che facciamo a scuola, quindi nella vita, non deve essere dettato dalla paura di chi si dimostra più feroce di noi e nemmeno delle conseguenze disciplinari, dalle minacce, dai ricatti di qualsivoglia genere, ma dalla comprensione delle regole assunte, dalla nostra coscienza, dalla responsabilità personale, dall’amore per noi stessi e per il prossimo. La paura può essere un freno che ci rende sudditi o uno stimolo che ci aiuta ad essere responsabili. Del resto, la paura è un sentimento che ci appartiene e può essere per molti aspetti positivo e importante, ma – secondo il mio personale metodo di apprendimento adottato in classe – non può diventare il sentimento che ci domina, ci comanda e che ci fa regredire verso la logica animale, dell’obbedienza al più feroce, al più violento, a chi s’impone con una zampata.

Librodellagiungla3

L’aula scolastica non può essere il luogo dello scontro fisico animale, violento, irrispettoso per se stessi, per gli altri e per le regole della convivenza civile.

Neppure se ad imporre un clima di paura e di sudditanza è l’insegnante autoritario. La legge della giungla è quella di una comunità umana involuta e primitiva. Lo sappiamo e l’ho ripetuto più volte:

l’autorevolezza può fare molto di più dell’autoritarismo.

Credo che la più grande responsabilità sia stata quella di aver tolto l’autorevolezza ai docenti perché l’autorevolezza non possono darsela da soli i professori, non possiamo dire “noi docenti siamo persone autorevoli”, ma sono gli altri (genitori, studenti, istituzioni, giornali, mass-media) che possono dare o togliere l’autorevolezza agli insegnanti. Come? Riconoscendo o negando a priori la qualità degli insegnanti che, per essere dove sono, hanno studiato a lungo, si sono laureati, hanno conseguito l’abilitazione all’insegnamento, hanno vinto un concorso, hanno fatto lunghi sacrifici.

L’umiliazione non si può accettare, in nessun caso.

L’umiliazione porta al disastro e produce danni immensi, gravi, profondi. Sia che si tratti dell’umiliazione nei confronti di uno studente sia che si tratti dell’umiliazione nei confronti degli insegnanti E la paura non deve essere una leva per farsi obbedire perché sappiamo che la paura può essere una delle emozioni più terribili e deleterie che noi conosciamo.

In altri casi, però, la paura può difenderci e stimolarci. Di che tipo è la tua paura? Ti aiuta a migliorare, a trovare il coraggio per affrontarla e ti rende più risoluto, più coraggioso, più attivo? Oppure ti paralizza? La paura ti rende più consapevole oppure ti rende più debole con i forti e più forte con i deboli?

Quando, l’altro giorno, dopo l’ennesimo mio rimprovero e conseguente cartellino giallo, uno studente mi ha detto in classe: “Ma mica mi metto paura per i bigliettini gialli!”. Io ho subito replicato: “Ma tu non devi aver paura”.

Tu, Caro studente, non devi disobbedire perché non hai paura e nemmeno obbedire per paura, ma agire avendo capito l’importanza e la validità delle regole. Dovresti agire, in altre parole, per amore e non per paura. Agire in modo rispettoso, per amore verso la conoscenza, verso i compagni, verso i professori, verso l’apprendimento, verso te stesso.

Puoi sconfiggere la paura soltanto se ti poni nelle condizioni di capire, di comprendere, di renderti conto, di essere consapevole, di acquisire una responsabilità, fino al punto di riuscire a regolarti da solo. Sono convinto che, in classe, insieme, possiamo far emergere un pensiero elevato. Come accade sempre più spesso durante le nostre lezioni di Geostoria, di Cittadinanza e Costituzione e come si evince dai vostri temi d’Italiano.

La paura, quindi, non va subita, ma affrontata e resa un’occasione positiva per la crescita e il miglioramento.

Quando la confusione in aula o il troppo chiacchiericcio concorrono a disturbare la lezione, e qui mi rivolgo a tutta la Classe, chi ne paga le conseguenze immediate siete proprio voi studenti che perdete l’occasione di apprendere, di vivere l’attività didattica, di conoscere, capire e migliorare.

Mi piace quando riusciamo a creare un clima di serenità in classe. Senza paure e senza ansie.

Di più: credo che, almeno durante le mie ore, fin dal primo giorno insieme, le paure e le ansie le abbiamo lasciate fuori dalla porta. Oppure sono diventate elementi stimolanti, cioè dei veri e propri motori che hanno fatto emergere una vostra maggiore consapevolezza e vi hanno permesso di acquisire una prima capacità critica. Bravi. Ma ricordatevi di alzare la mano per chiedere la parola e attendete che vi sia data prima di parlare.

La scuola non è un carcere e non è una caserma.

La scuola è vita, bellezza, idee, cultura, collaborazione, cooperazione, ascolto, dialogo, attenzione reciproca, lealtà, studio, sete di conoscenza, sogno, affettività, impegno, talento, creatività. Insomma, detto in una parola, la scuola è amore.

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Appena ho messo piede in quest’aula, il giorno in cui sono arrivato, ho cercato di educare voi studenti alla libertà. Questo è ciò che cerco di fare: educare alla libertà, cioè alla responsabilità, alla consapevolezza, alla comprensione delle regole e delle persone, all’emergere di un pensiero elevato. Tutto questo, personalmente, lo chiamo “legge universale degli uomini”, cioè il Libro della Giungla. Lo conoscete?

E allora, ricordatevi sempre di essere creativi, rispettosi dell’altro, responsabili.

Prof. Pier Paolo Segneri


Se…

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio.
Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.
Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”.
Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

 

Poesia di Joseph Rudyard Kipling scritta nel 1895.

Tratta dal libro “Ricompense e Fate” (“Rewards and Fairies”).

Metamorfosi o cambiamento?

In genere, siamo abituati a parlare di cambiamento quando vogliamo dare un significato positivo al vocabolo, cioè quando vogliamo indicare un passaggio da una situazione ormai sgradevole ad un’altra più piacevole della precedente. E’ quasi una suggestione. Infatti, si può anche cambiare in peggio, ma – di solito – si utilizza il concetto di cambiamento per indicare la necessità di voler chiudere con il passato e tentare altre o nuove esperienze.

La domanda allora è: quello che stiamo vivendo politicamente, oggi, nel nostro Belpaese, è davvero un cambiamento oppure è una metamorfosi del Potere dominante?

La storia dell’Italia repubblicana ha ormai settanta anni e più. I Corsari sono convinti che la metamorfosi del Potere continua a compiere il suo solito e stanco giro su se stessa. La storia di questo settantennio, infatti, è una storia ciclica, che procede seguendo una forma a spirale, fatta di corsi e ricorsi storici, di ritorni e rimandi, di culmini e di crisi, di risoluzioni e di fasi politiche controverse, di colpi di coda del Potere fine a se stesso e di conquiste civili, di rinascite e ricadute, di novità e percorsi a ritroso, di Vecchio regime e di Nuove stagioni.

E’ una storia cominciata con il referendum del 1946 tra Monarchia e Repubblica.

Ma, forse, la data di nascita dell’Italia repubblicana andrebbe fatta coincidere con il 1° gennaio 1948 e con le successive elezioni del 18 aprile dello stesso anno, cioè con il giorno dell’entrata in vigore della nostra Carta Costituzionale e con le prime consultazioni elettorali per il nuovo Parlamento della Repubblica. Ecco la prima data da tenere a mente: 18 Aprile 1948.

Da quel momento, purtroppo, la partitocrazia italiana ha avuto un graduale ma sempre più becero ruolo spartitorio e dominante dentro il Palazzo fino a raggiungere abissi indicibili. All’ormai lontano 1948 è seguito, quindi, quello che potremo definire come il primo trentennio di questo settantennio partitocratico, cioè un periodo della nostra storia repubblicana che identifichiamo con la Prima repubblica. Una Prima Repubblica iniziata, perciò, secondo questa personale lettura politica, nel 1948 e terminata nel 1978 con la morte di Aldo Moro. E’ con l’assassinio di Aldo Moro, infatti, che finisce la Prima Repubblica. Oppure, non è ancora finita. Ovvero: assistiamo all’avvitarsi di una metamorfosi del Potere che assume nuove forme per continuare a dominare.

Pensiamoci attentamente: la storia della Prima Repubblica, avviatasi nel 1948, ha avuto termine con la scomparsa e l’uccisione di Aldo Moro. Eppure è proseguita anche dopo, attraverso il sopra citato ciclo politico della cosiddetta “transizione infinita”, fino ai nostri giorni, sviluppandosi in senso partitocratico e sopravvivendo, così, anche nella Seconda Repubblica, fino ad oggi. Senza esclusione di continuità.

Altro che Terza Repubblica! Siamo ancora nella Prima.

Secondo questo mio ragionamento, allora, la Seconda Repubblica ha avuto inizio nel 1979, con la caduta del governo di solidarietà nazionale e con la successiva crisi, durata ben 49 giorni, gestita dall’allora presidente del Consiglio dei Ministri, Giulio Andreotti. E così, seguendo tale filo rosso, possiamo affermare che: se la Prima Repubblica è terminata nel 1978, la Seconda è finita nel 2008. Infatti, se ci pensiamo bene, si è conclusa con la caduta del governo di Romano Prodi. Inoltre, bocciando un governo di transizione e puntando al voto subito, in realtà, nel 2008, Silvio Berlusconi ha provocato la fine della Seconda Repubblica di cui egli stesso è un prodotto diretto.

E’ una tesi di cui sono convinto da tempo e che ho ripetuto più volte, in occasioni pubbliche e private, in alcuni articoli e anche in un libro. Tra le attuali macerie dello Stato di diritto e della libertà democratica, tra le macerie istituzionali e costituzionali, sotto il crollo del governo Prodi, è potuto emergere il Movimento Cinque Stelle.

Quello che sta accadendo oggi è semplicemente la conseguenza di quel crollo, già avvenuto nel 2008.

Siamo ormai oltre. Siamo nel 2018. Perciò, tutti coloro che aspettano la fine della Seconda Repubblica, legandola e personificandola soltanto con il Potere di Silvio Berlusconi o – peggio – di Matteo Renzi, in realtà, non si sono accorti o non vogliono ammettere che quella fase del Vecchio Regime è finita con la fine del governo Prodi. In questa lunga transizione, dopo settant’anni di partitocrazia, c’è bisogno di immaginare un futuro migliore. Sono in molti, invece, anche nel Pd, a non aver compreso che la Terza Repubblica è già iniziata nel 2009, in perfetta continuità con il Regime passato. E tale continuità è garantita dal M5S.

La Seconda Repubblica è finita nel 2009, con la nascita dei pentastellati. Ma nel Pd non se ne sono ancora accorti. Silvio Berlusconi naviga a vista. Il tempo è trascorso. Siamo già nella Terza Repubblica dal 2009.

E’ l’ennesima metamorfosi del Potere? I Corsari credono proprio di sì.

Pier Paolo Segneri

Che cos’è la Politica?

La Politica è un’arte.
La sua missione è quella di sconfiggere il tempo e innalzare la vita dei cittadini.
La Politica è cultura, è conoscenza, è ricerca delle verità.
Lo scopo della Politica è la libertà dell’individuo, della persona, l’essere umano.
La Politica deve agire per “abolire la miseria”, scriverebbe Ernesto Rossi, un grande politico del passato, ma sempre attuale.
La Politica, nel senso alto e nobile della parola, è linguaggio, comunicazione, interdipendenza, ascolto, creatività.
Non a caso, la politica è visione del mondo, intuizione delle forme, immaginazione del possibile, realizzazione di un’idea. In poche parole, la politica è l’arte del “nuovo possibile”.

La Politica è un’arte.

La sua missione è quella di sconfiggere il tempo e innalzare la vita dei cittadini.
La Politica è cultura, è conoscenza, è ricerca delle verità.
Lo scopo della Politica è la libertà dell’individuo, della persona, l’essere umano.
La Politica deve agire per “abolire la miseria”, scriverebbe Ernesto Rossi, un grande politico del passato, ma sempre attuale.
La Politica, nel senso alto e nobile della parola, è linguaggio, comunicazione, interdipendenza, ascolto, creatività.
Non a caso, la politica è visione del mondo, intuizione delle forme, immaginazione del possibile, realizzazione di un’idea. In poche parole, la politica è l’arte del “nuovo possibile”.

La politica, anche con la p minuscola, è tale se è in grado di governare gli eventi, prevedere gli imprevisti, superare le crisi, essere lungimirante, offrire possibilità.
La politica è tale se sa ascoltare, comprendere, osservare.

Insomma, la politica è un’arte con sue specifiche peculiarità, con sue particolari caratteristiche, con forme e materiali di difficile lavorazione.

Non è più il tempo degli alchimisti, degli stregoni e dei venditori di fumo.
La Politica, come pure l’arte, nasce dalla Memoria, che vive nel presente e si proietta con un progetto verso il futuro. La politica è amore.
I Partiti politici dovrebbero cambiare forma e struttura.
Dovrebbero dialogare, discutere, studiare, approfondire, comprendere, darsi altre regole e rispettarle.

I Corsari, da questo punto di vista, sono assai più avanti rispetto al cammino dei più.

Quella dei Corsari, infatti, è una visione e, secondo tale visione, la democrazia necessita di un “metodo liberale” in grado di tutelarla. Invece, purtroppo, gli attuali apparati partitocratici, al contrario di quanto servirebbe, non hanno più niente di liberale al loro interno e sono ormai divenuti oligarchie verticistiche, organizzazioni personalistiche, contenitori di poltrone, segreterie elettorali, comitati d’affari.

Più che a Partiti, assomigliano sempre di più a soggetti burocratici senza idee e senza dibattito, troppo chiusi nelle proprie nomenclature e gerarchie, con la sola premura di trovare un modo per sopravvivere a questo cambiamento che rischia di spazzarli via.

Dobbiamo capire che “liberale” è innanzitutto un aggettivo, non un sostantivo.

Il cambiamento in corso si muove secondo tutta un’altra mentalità rispetto a quella dominante negli attuali Partiti o Movimenti, compreso quello di lusso a Cinque Stelle, che rispecchia le nuove esigenze del Vecchio Regime.
La politica non è il pragmatismo ideologico dei fatti, spesso evanescenti e inconcludenti, ma la forza delle idee, del dialogo, della discussione.
La Politica, con la maiuscola, non è il Potere. Casomai, la Politica è il “potere”, ma scritto con la minuscola, cioè inteso come “possibilità”: poter fare, poter dire, poter agire, poter governare, poter discutere, poter essere.

La Politica è l’arte del “nuovo” possibile.

Si potrebbe ricorrere ad una citazione cinematografica, quella del film Star Wars (Guerre Stellari), e affermare che la Politica è la Forza mentre il Potere è il Lato Oscuro della Forza. Credo che il cuore dei Corsari sia forte e coraggioso perché sceglie ogni giorno la luce che illumina il cammino e non l’opacità dell’ombra che conduce nell’oscurità del Potere.

Pier Paolo Segneri