Diario di bordo – #5

Leggi la prima parte del Diario di Bordo: Appello ai dispersi, ai lungimiranti, ai liberi.

Caro Diario,

i lettori mi perdoneranno, a questo punto, un altro pizzico di autobiografia. Anche se, giustamente, potrebbe essere percepita come una modalità autoreferenziale di porsi e di proporsi, ma vi assicuro che non lo è. Anzi. Mi appello, dunque, alla benevolenza di chi legge. Personalmente, infatti, nel mio piccolo, sono venticinque anni, cioè dal referendum del 1993, che scrivo e affermo – dove posso e come so fare – come molti eminenti pensatori prima di me avevano già detto e scritto in tempi non sospetti, che destra e sinistra, centro e centrismo sono ormai categorie storiche non più utili a leggere il presente e il futuro. Finalmente, negli ultimi tempi, i vecchi concetti di centro, destra e sinistra appaiono abbastanza superati, almeno nella loro logica di posizione e nel loro significato storico. Un significato divenuto utile, appunto, per leggere e studiare l’Ottocento e il Novecento, ma non per comprendere il Terzo millennio.

A tal proposito, coloro che mi conoscono potranno confermarlo, il sottoscritto ha cercato di preannunciare, di spiegare e di praticare il superamento delle vecchie posizioni ottocentesche già dall’inizio degli anni novanta del secolo scorso.

Quella che, invece, va rinnovata, ma non può essere liquidata, è la cultura politica.

Continua a leggere “Diario di bordo – #5”

Diario di bordo – #4

Lettera alla Buonanotte

Che cielo c’è stanotte… Cara Buonanotte.

Sei ancora sveglia? Volevo dirti che il mare è calmo, i Corsari sono tutti in coperta e studiano la mappa del tesoro.

Domani ci alzeremo all’alba, ma l’azimut è stato trovato e si procede a gonfie vele…

Mettiamo da parte l’ultimo odore di fiele e una cassa di rhum per festeggiare con Spugna e Trilli quando arriveremo sull’isola. E tu ci sarai. Sei già lì che ci aspetti.

Eravamo già sull’isola quando partimmo in cerca del tesoro. E tu con noi. Perché sapevi che se fossimo rimasti lì non avremmo vissuto questa incredibile avventura insieme.

Cara Buonanotte, la tempesta è passata ormai, anche se il vento continua ad agitare le acque con la mano, tu prendi la cosa come un gioco, come quando i bambini si schizzano con le onde.

Dura poco. Sono altre le ferite profonde.

Cara Buonanotte, cerca di capire… Noi Corsari abbiamo troppe cicatrici in volto, sul petto e nel cuore. La benda sull’occhio è segno d’onore. Non è il tempo che scandisce i giorni, ma la clessidra dei nostri ritorni. Non è l’orizzonte del mare che ci regala quel senso profondo d’infinito, ma l’attimo che abbiamo trascorso insieme per inseguire un tesoro che avevamo già.

Questo vento, stanotte, fa venire il gelo, lo so… ma è lo stesso vento che ora ti accarezza il viso, ti asciuga le lacrime e segna le mie rughe sulla fronte. Ricordati di andare sempre alla fonte.

Cara Buonanotte, chiama tutti i corsari, ci vediamo sul ponte della nave e non confondere più il vento col freddo della neve. Stanotte si beve!

Ormai è mezzanotte, il mare si addormenta…

Cara Buonanotte, tu apri il boccaporto e tieni gli occhi bene aperti e non smettere mai di vigilare sui tuoi corsari. Non ti addormentare proprio ora. Vuoi che accendiamo le fiaccole? Così ti svegli e ci mostri i tuoi consigli.

Non andare a dormire, è presto! Perché quando tu chiudi gli occhi, cara Buonanotte, spariscono le stelle e la Luna. Luci nella coltre bruna.

Ci sono tante stelle che dormono stanotte. Forse sognano di noi.

Lo sai, non ci sono costellazioni né Carri nel cielo stanotte. Forse dormono anche loro con il mare. Non ci resta che andare…

Aspetta, non me lo dire: Orione e le altre sono tipiche invernali! Anche quest’anno Orione arriva da un altro emisfero. È tornata dopo il suo giro. Accendo un sigaro che non aspiro.

Cara Buonanotte, gli astri sognano di rispecchiare il mare e il cielo sembra capovolto…è per questo che stanotte non ci sono le stelle.

Intanto, il sonno scende come un manto sulla prua, gli occhi mi si chiudono… Noi restiamo qui a sognare perché i corsari vengono dal mare.

I sogni – si sa – vengono dal mare.

Cara Buonanotte, da questa nave corsara, tre luci soltanto intravedo nel buio: la Stella Polare che ci indica la rotta, il bagliore di Venere e un aereo che passa senza lasciare scia, soltanto lampeggia di una luce colorata.

Tutto intorno è mare… E la nave va.

Caro Diario… Nuvole sparse che si addensano e si diradano… Qualche goccia cade e bagna i fogli che abbiamo sotto gli occhi… Forse piove ancora. Forse sono lacrime.

Cara, Buonanotte.

Pier Paolo Segneri

Diario di bordo – #3

Ti è veramente amico, chi conosce la tua storia

Caro Diario…

Oggi penso ai miei amici d’infanzia. Amici veri. Disinteressati. Ma, soprattutto, amici che conoscono la mia storia. Perché ti è veramente amico soltanto chi conosce la tua storia, oppure chi la riconosce leggendola nei tuoi occhi. Lo sguardo dice molto di noi.

Penso all’amicizia come forma d’amore. Penso all’amicizia come a quel legame che ci rende liberi, che ci unisce oltre ogni volontà. Guardo il mare e penso all’affetto sincero dei vecchi compagni di scuola, alla Maestra Villoni.

Oggi sono da solo al Bar, sul Ponte del nostro Veliero corsaro. C’è stata la tormenta ieri notte e questa mattina i Corsari sono andati tutti in coperta a riposare, a raccogliere le energie dopo la fatica notturna trascorsa a combattere con il vento, il mare forza 8 e la pioggia incessante. Dormono, giustamente, il sonno dei giusti… mentre io sto qui a guardare l’Oceano… E scrivo…

Scrivo un’altra pagina del “Diario di bordo“. E ripercorro con la mente il mio cammino e quel navigare in mare aperto che mi ha condotto fino a qui. Come sono arrivato a questo punto? Dalla nascita, fino all’età di 18 anni, sono andato al letto presto. Come Proust e come De Niro nel film “C’era una volta in America“. E ho scritto poesie. Una anche dedicata al grande Presidente Sandro Pertini.

La prima composizione in versi risale ai tempi della prima elementare. Lo ricordo con un sorriso. Subito dopo il Liceo Classico, a 18 anni, ho iniziato a fare teatro con la Compagnia “i Commedianti” di Luciano D’Arpino. Grazie all’esperienza acquisita come assistente alla regia con Stefano Reali, quando ero poco più che ventenne, ho avuto la fortuna di conoscere e di lavorare con grandi artisti come Ennio Morricone, Virna Lisi, Maurizio Mattioli, Marisa Merlini, Antonio Catania, Pino Caruso, Mariano Rigillo, ma anche con veri e propri divi del cinema e della fiction televisiva: Raul Bova, Sabrina Ferilli, Giorgio Tirabassi, Ricky Memphis e tantissimi altri che non sto qui ad elencare sopra questa pagina umida del Diario di bordo.

Caro Diario…

facciamo un passo indietro: all’inizio dell’anno scolastico, in prima elementare, passai dalla scuola statale a una scuola privata dalle suore, perché i miei genitori scelsero di mandarmi in “primina”, cioè di cominciare a 5 anni la scuola elementare. Dalle suore agostiniane sono stato eletto capoclasse da molti dei miei generosi compagni di scuola. Mi votarono in modo del tutto spontaneo e democratico. Era il 1978, il periodo in cui andavano gli Indiani metropolitani ed è forse per questa ragione che la maestra, suor Teodorina, mi aveva definito “capo indiano“. Poi, non mi sono più cimentato in elezioni né mi sono mai dedicato alla politica, per molti e lunghi anni.

Nel 1996, il 28 Novembre per la precisione, ricordo molto bene di essere diventato Dottore in Lettere presso l’Università “La Sapienza” di Roma discutendo una Tesi dal titolo: “Sciascia e la mafia“.

A soli 23 anni, tra l’altro, appena laureato, un po’ di sorpresa e con mia grande soddisfazione, sono diventato il più giovane dei Consiglieri comunali della storia di Frosinone, almeno fino a quel momento, con la convinzione di poter contribuire all’auspicata rivoluzione liberale di cui avremmo tanto bisogno, ma di cui si sono perse le tracce. Ho cominciato però la mia attività politica con piccoli passi avviati tre anni prima, nell’Aprile del 1993, in occasione del famigerato referendum di Segni e dei Radicali di Marco Pannella per la riforma della legge elettorale. Ma il tutto fu innescato da una forte reazione che ebbi tra la primavera e l’estate del 1992, quando sentii dentro di me un repentino e direi improvviso emergere della mia coscienza civile e civica a seguito degli attentati a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino. Avevo 19 anni. Ne parlerò poi con gli altri Corsari quando avremo modo di vederci con un po’ di calma…

Intanto, caro Diario, guardo e sento l’immensità dell’Oceano.

Pier Paolo Segneri

Diario di bordo – #2

Eravamo a mangiare una buona pizza napoletana, qualche sera fa. Di quelle pizze un po’ alte che sfamano qualsiasi appetito e che sono diverse dalla qualità, invece, della pizza “scrocchiarella” e bassa, tipicamente romana.

Ero con il gruppo di Corsari che avevamo messo insieme senza preavviso: Camilla, Carlo, Fabia, Lorenzo, Marco, Chiara, Enrico e Ilaria.

A un certo punto, in mezzo alla conversazione, non so più in riferimento a quale problema di vita, Enrico ha detto: “Volere è potere“. Silenzio.

È stato un attimo, abbiamo abbassato gli occhi e, vista l’esitazione generale, Carlo ha replicato: “La forza di volontà è fondamentale, giusto, bravo, ma ci vuole anche il sorriso quando si fanno le cose, cioè funzionano le cose che ti piacciono quando le fai. E serve un senso d’allegria nel farle. Nella vita è necessaria quella sensazione di divertimento che ti allieta la giornata e senza la quale perdi la tua energia invece di sprigionarla…“.

Fabia ha annuito, Chiara si è riempita il bicchiere di vino e Camilla ha ordinato una Coca Cola Zero. Personalmente, sono rimasto zitto ancora un po’. Che volete farci, tutte le nostre conversazioni sono così, spontanee e complesse. Anche nelle pause e nei silenzi.

Lorenzo, in quell’attimo di riflessione generale, ha aggiunto: “È quella che io chiamo l’imprevedibilità dell’algoritmo”.

Può essere, certo. Ilaria sembrava d’accordo, eppure ha aggiunto: “Però, se parliamo in punta di diritto, la volontà va ben distinta dalla possibilità. Tutti i romanzi gialli di Agatha Christie sono basati su questo assunto. Anche nei film si evidenzia questo aspetto: tutti i personaggi sono descritti come dei potenziali colpevoli, possono aver avuto un motivo, cioè un movente, per macchiarsi del peggior reato, ma uno soltanto tra loro ha armato la sua mano e ha compiuto il delitto dando seguito a quella volontà che, altrimenti, sarebbe rimasta soltanto come una ipotesi possibile”.

Sono subito intervenuto per dare un contributo non scontato al nostro piacevole dialogo: “Concordo. A me, infatti, l’esperienza mi dice che, spesso, il potere è una cosa e il volere è un’altra. Le cose che mi sono capitate nella vita quasi mai le ho volute. Anzi, ho messo tutte le mie energie in progetti che non sono andati a buon fine e, invece, si sono realizzati quelli che non volevo o, addirittura, che ho ostacolato e da cui ho cercato di fuggire“.

Allora, rapida e con tono rassicurante, Fabia ha colto la palla al balzo per una bella citazione che, personalmente, ho subito condiviso: “La vita è ciò che ti capita mentre tu fai altri progetti”. E Carlo: “Esatto”. Ma Enrico non era convinto: “Se non c’è volontà politica non si riesce a fare alcunché”.

Caro Diario… ho cercato nelle mie giornate di imprimere il senso della mia volontà alla strada che mi si parava davanti, ma quella strada mi ha portato dove voleva lei e, anche quando ho cambiato direzione, mi sono sempre ritrovato a camminare dove non avevo scelto di andare.

Neanche posso dire che io abbia ripiegato facendo il professore di Liceo perché, anche in quel caso, quel ripiego sarebbe stato, comunque, una scelta. Non ho mai scelto di ripiegare sulla scuola rispetto ai miei sogni, al mio talento, alla mia volontà di fare altro e di assumermi, ad esempio, responsabilità politiche. Mi sono ritrovato ad insegnare senza volerlo, senza averlo voluto e senza averlo scelto, nemmeno per ripiego. Mi sono ritrovato ad amare i miei studenti, le prime ore, gli appelli del mattino, le lezioni in classe pur non volendo né perseguendo l’obiettivo della scuola e dell’insegnamento.

Amo i ragazzi, i loro genitori, i colleghi. Amo quello che faccio, anche se la mia volontà è sempre stata quella di essere semplicemente quello che sono e di fare ciò che sento, da sempre, di essere: un poeta, un regista, un uomo politico. Invece, faccio altro. Contro la mia volontà, ma con tutto il mio impegno, tutto il mio amore, tutte le mie possibilità. Però, non l’ho scelto, non l’ho voluto.

Pier Paolo Segneri

Diario di bordo – #1

L’altra sera, un gruppo di Corsari si è incontrato semplicemente per conversare, per fare il punto della situazione politica italiana ed europea.

A un certo punto, davanti a un buon bicchiere di vino bianco, Carlo ha buttato là una frase apparentemente sconnessa dal contesto: “Il dialogo è il motore dell’apprendimento. Il dubbio e la curiosità sono le due accensioni della conoscenza”. Allora, Marco ha subito replicato: “Infatti! E’ questo il punto. Bravo. Sono anni che lo dico anch’io”. A quel punto sono intervenuto personalmente per rilanciare l’argomento sul tavolo della conversazione: “D’accordo, però, scusate, visto l’esperienza fatta a scuola, mi viene da aggiungere anche che l’apprendimento e la conoscenza sono spesso considerati due concetti distinti e, per tale ragione, sono rimasti per troppo tempo divisi e diversificati”. E Lorenzo si è inserito , come suo solito, in modo puntuale: “Si tratta, però, di una separazione che ha dimostrato di essere inadeguata alle sfide del presente e per il futuro”.
Insomma, la discussione è andata avanti per più di un’ora e si sono unite alla nostra conversazione corsara anche Ilaria e Camilla: “Potrebbe essere utile ricucire tale scissione”, ha detto la prima. Mentre Camilla ha replicato: “Infatti, l’apprendimento e la conoscenza vengono spesso separati e rinchiusi nella trappola di una visione statica o burocratica. Avete notato che c’è una tendenza alla standardizzazione? All’omologazione?”. Non mi sono fatto pregare e ho continuato sulla scia di Camilla: “Sia l’apprendimento che la conoscenza si atrofizzano e finiscono per essere vissuti dai ragazzi in modo così rigido e respingente da trasformare l’alunno in un mero oggetto dell’insegnamento”. E Carlo ha rafforzato la mia tesi: “Certo, senza dialogo né dubbi. E’ il dubbio che va rimesso al centro della politica e del metodo politico dei Corsari”. Ilaria ha colto, a quel punto, la palla al balzo e ha lasciato tutti noi in silenzio, a riflettere: “Senza più curiosità per le cose da studiare, gli studenti si allontanano da ogni processo di ricerca, di apprendimento e di conoscenza”.

Oggi, il compito dell’insegnante dovrebbe essere proprio quello di unire ciò che prima veniva fatto apparire come diviso, conflittuale o inconciliabile. E’ un cambio di paradigma. Questa è la riflessione che abbiamo fatto l’altra sera.
Dunque, sarebbe necessario passare dalla vecchia concezione costruita sulla rigida alternativa «aut… aut…», basata sulla contrapposizione, sul muro contro muro e sulla sistematica delegittimazione dell’altro, al superamento dei conflitti attraverso un metodo dialogico costruito sull’approccio «et… et…», quindi basato sul riconoscimento dell’altro, seppur nelle diversità.
In tal modo, il principale scopo della politica corsara è la libertà e, secondo una tale ottica di cambiamento prospettico, potrebbe essere quello di mettere in comunicazione l’apprendimento con la conoscenza e viceversa, in una logica di reciprocità. Così da far interagire tra loro i distinti, senza confonderli, casomai creando una sorta d’interdipendenza tra le parti e costruendo, allo stesso tempo, un terreno comune dove le diversità possano incontrarsi, rispettarsi, dialogare, cooperare, migliorare insieme, convivere. Come abbiamo fatto noi Corsari in tante occasioni.

In altre parole, il primo scopo della politica dovrebbe essere, secondo quest’ottica inclusiva e non escludente, quello che ci viene suggerito anche dalla filosofia di Benedetto Croce e che prendiamo in prestito dal pensiero del grande filosofo liberale, cioè lo sforzo di realizzare l’unità dei distinti.
Se si libera il rapporto tra apprendimento e conoscenza, infatti, si permette il fluire di un processo dinamico, il movimento di idee, l’avviarsi di un cammino di ricerca, di emozioni, di formazione, d’informazione, di libertà e di creatività.

E’ così che i cittadini non subiscono più, in modo passivo, la lezione o la nozione di chi fa il ripetitore dei riporti altrui, cioè di chi riporta ai cittadini soltanto le solite veline, ma diventa – invece – un Corsaro, cioè un attivo costruttore di significati, di percorsi, di relazioni.

Pier Paolo Segneri