Metamorfosi o cambiamento?

In genere, siamo abituati a parlare di cambiamento quando vogliamo dare un significato positivo al vocabolo, cioè quando vogliamo indicare un passaggio da una situazione ormai sgradevole ad un’altra più piacevole della precedente. E’ quasi una suggestione. Infatti, si può anche cambiare in peggio, ma – di solito – si utilizza il concetto di cambiamento per indicare la necessità di voler chiudere con il passato e tentare altre o nuove esperienze.

La domanda allora è: quello che stiamo vivendo politicamente, oggi, nel nostro Belpaese, è davvero un cambiamento oppure è una metamorfosi del Potere dominante?

La storia dell’Italia repubblicana ha ormai settanta anni e più. I Corsari sono convinti che la metamorfosi del Potere continua a compiere il suo solito e stanco giro su se stessa. La storia di questo settantennio, infatti, è una storia ciclica, che procede seguendo una forma a spirale, fatta di corsi e ricorsi storici, di ritorni e rimandi, di culmini e di crisi, di risoluzioni e di fasi politiche controverse, di colpi di coda del Potere fine a se stesso e di conquiste civili, di rinascite e ricadute, di novità e percorsi a ritroso, di Vecchio regime e di Nuove stagioni.

E’ una storia cominciata con il referendum del 1946 tra Monarchia e Repubblica.

Ma, forse, la data di nascita dell’Italia repubblicana andrebbe fatta coincidere con il 1° gennaio 1948 e con le successive elezioni del 18 aprile dello stesso anno, cioè con il giorno dell’entrata in vigore della nostra Carta Costituzionale e con le prime consultazioni elettorali per il nuovo Parlamento della Repubblica. Ecco la prima data da tenere a mente: 18 Aprile 1948.

Da quel momento, purtroppo, la partitocrazia italiana ha avuto un graduale ma sempre più becero ruolo spartitorio e dominante dentro il Palazzo fino a raggiungere abissi indicibili. All’ormai lontano 1948 è seguito, quindi, quello che potremo definire come il primo trentennio di questo settantennio partitocratico, cioè un periodo della nostra storia repubblicana che identifichiamo con la Prima repubblica. Una Prima Repubblica iniziata, perciò, secondo questa personale lettura politica, nel 1948 e terminata nel 1978 con la morte di Aldo Moro. E’ con l’assassinio di Aldo Moro, infatti, che finisce la Prima Repubblica. Oppure, non è ancora finita. Ovvero: assistiamo all’avvitarsi di una metamorfosi del Potere che assume nuove forme per continuare a dominare.

Pensiamoci attentamente: la storia della Prima Repubblica, avviatasi nel 1948, ha avuto termine con la scomparsa e l’uccisione di Aldo Moro. Eppure è proseguita anche dopo, attraverso il sopra citato ciclo politico della cosiddetta “transizione infinita”, fino ai nostri giorni, sviluppandosi in senso partitocratico e sopravvivendo, così, anche nella Seconda Repubblica, fino ad oggi. Senza esclusione di continuità.

Altro che Terza Repubblica! Siamo ancora nella Prima.

Secondo questo mio ragionamento, allora, la Seconda Repubblica ha avuto inizio nel 1979, con la caduta del governo di solidarietà nazionale e con la successiva crisi, durata ben 49 giorni, gestita dall’allora presidente del Consiglio dei Ministri, Giulio Andreotti. E così, seguendo tale filo rosso, possiamo affermare che: se la Prima Repubblica è terminata nel 1978, la Seconda è finita nel 2008. Infatti, se ci pensiamo bene, si è conclusa con la caduta del governo di Romano Prodi. Inoltre, bocciando un governo di transizione e puntando al voto subito, in realtà, nel 2008, Silvio Berlusconi ha provocato la fine della Seconda Repubblica di cui egli stesso è un prodotto diretto.

E’ una tesi di cui sono convinto da tempo e che ho ripetuto più volte, in occasioni pubbliche e private, in alcuni articoli e anche in un libro. Tra le attuali macerie dello Stato di diritto e della libertà democratica, tra le macerie istituzionali e costituzionali, sotto il crollo del governo Prodi, è potuto emergere il Movimento Cinque Stelle.

Quello che sta accadendo oggi è semplicemente la conseguenza di quel crollo, già avvenuto nel 2008.

Siamo ormai oltre. Siamo nel 2018. Perciò, tutti coloro che aspettano la fine della Seconda Repubblica, legandola e personificandola soltanto con il Potere di Silvio Berlusconi o – peggio – di Matteo Renzi, in realtà, non si sono accorti o non vogliono ammettere che quella fase del Vecchio Regime è finita con la fine del governo Prodi. In questa lunga transizione, dopo settant’anni di partitocrazia, c’è bisogno di immaginare un futuro migliore. Sono in molti, invece, anche nel Pd, a non aver compreso che la Terza Repubblica è già iniziata nel 2009, in perfetta continuità con il Regime passato. E tale continuità è garantita dal M5S.

La Seconda Repubblica è finita nel 2009, con la nascita dei pentastellati. Ma nel Pd non se ne sono ancora accorti. Silvio Berlusconi naviga a vista. Il tempo è trascorso. Siamo già nella Terza Repubblica dal 2009.

E’ l’ennesima metamorfosi del Potere? I Corsari credono proprio di sì.

Pier Paolo Segneri

Che cos’è la Politica?

La Politica è un’arte.
La sua missione è quella di sconfiggere il tempo e innalzare la vita dei cittadini.
La Politica è cultura, è conoscenza, è ricerca delle verità.
Lo scopo della Politica è la libertà dell’individuo, della persona, l’essere umano.
La Politica deve agire per “abolire la miseria”, scriverebbe Ernesto Rossi, un grande politico del passato, ma sempre attuale.
La Politica, nel senso alto e nobile della parola, è linguaggio, comunicazione, interdipendenza, ascolto, creatività.
Non a caso, la politica è visione del mondo, intuizione delle forme, immaginazione del possibile, realizzazione di un’idea. In poche parole, la politica è l’arte del “nuovo possibile”.

La Politica è un’arte.

La sua missione è quella di sconfiggere il tempo e innalzare la vita dei cittadini.
La Politica è cultura, è conoscenza, è ricerca delle verità.
Lo scopo della Politica è la libertà dell’individuo, della persona, l’essere umano.
La Politica deve agire per “abolire la miseria”, scriverebbe Ernesto Rossi, un grande politico del passato, ma sempre attuale.
La Politica, nel senso alto e nobile della parola, è linguaggio, comunicazione, interdipendenza, ascolto, creatività.
Non a caso, la politica è visione del mondo, intuizione delle forme, immaginazione del possibile, realizzazione di un’idea. In poche parole, la politica è l’arte del “nuovo possibile”.

La politica, anche con la p minuscola, è tale se è in grado di governare gli eventi, prevedere gli imprevisti, superare le crisi, essere lungimirante, offrire possibilità.
La politica è tale se sa ascoltare, comprendere, osservare.

Insomma, la politica è un’arte con sue specifiche peculiarità, con sue particolari caratteristiche, con forme e materiali di difficile lavorazione.

Non è più il tempo degli alchimisti, degli stregoni e dei venditori di fumo.
La Politica, come pure l’arte, nasce dalla Memoria, che vive nel presente e si proietta con un progetto verso il futuro. La politica è amore.
I Partiti politici dovrebbero cambiare forma e struttura.
Dovrebbero dialogare, discutere, studiare, approfondire, comprendere, darsi altre regole e rispettarle.

I Corsari, da questo punto di vista, sono assai più avanti rispetto al cammino dei più.

Quella dei Corsari, infatti, è una visione e, secondo tale visione, la democrazia necessita di un “metodo liberale” in grado di tutelarla. Invece, purtroppo, gli attuali apparati partitocratici, al contrario di quanto servirebbe, non hanno più niente di liberale al loro interno e sono ormai divenuti oligarchie verticistiche, organizzazioni personalistiche, contenitori di poltrone, segreterie elettorali, comitati d’affari.

Più che a Partiti, assomigliano sempre di più a soggetti burocratici senza idee e senza dibattito, troppo chiusi nelle proprie nomenclature e gerarchie, con la sola premura di trovare un modo per sopravvivere a questo cambiamento che rischia di spazzarli via.

Dobbiamo capire che “liberale” è innanzitutto un aggettivo, non un sostantivo.

Il cambiamento in corso si muove secondo tutta un’altra mentalità rispetto a quella dominante negli attuali Partiti o Movimenti, compreso quello di lusso a Cinque Stelle, che rispecchia le nuove esigenze del Vecchio Regime.
La politica non è il pragmatismo ideologico dei fatti, spesso evanescenti e inconcludenti, ma la forza delle idee, del dialogo, della discussione.
La Politica, con la maiuscola, non è il Potere. Casomai, la Politica è il “potere”, ma scritto con la minuscola, cioè inteso come “possibilità”: poter fare, poter dire, poter agire, poter governare, poter discutere, poter essere.

La Politica è l’arte del “nuovo” possibile.

Si potrebbe ricorrere ad una citazione cinematografica, quella del film Star Wars (Guerre Stellari), e affermare che la Politica è la Forza mentre il Potere è il Lato Oscuro della Forza. Credo che il cuore dei Corsari sia forte e coraggioso perché sceglie ogni giorno la luce che illumina il cammino e non l’opacità dell’ombra che conduce nell’oscurità del Potere.

Pier Paolo Segneri

 

La società della conoscenza

La proposta dei Corsari di rifondare la politica è una possibilità che si muove verso la navigazione a mare aperto… anche con l’obiettivo per riformare l’organizzazione politica dei partiti e dei movimenti. A cominciare dalla legge elettorale. È una proposta culturale che si alimenta del libero pensiero.

La proposta dei Corsari di rifondare la politica è una possibilità che si muove verso la navigazione a mare aperto… anche con l’obiettivo per riformare l’organizzazione politica dei partiti e dei movimenti. A cominciare dalla legge elettorale. È una proposta culturale che si alimenta del libero pensiero.

Le burocrazie e le segreterie di parte o di partito – invece – chiudono il dibattito, ingannano gli elettori, scelgono il verosimile al posto delle verità: fingono, mentono, nascondono, imbavagliano, omettono e impediscono qualsiasi seria discussione politica ostacolando ogni possibilità per i cittadini di conoscere.

È la “democrazia reale”, come una volta si parlava di “socialismo reale”. Faccio qui un esplicito riferimento alla “società della conoscenza”.

L’idea di promuovere una tavola rotonda permanente, per ricomporre un “altro” campo, è il presupposto per costruire un altro modello di società che faccia propria la teoria della prassi, cioè quella “filosofia della pratica” di cui parlava Benedetto Croce, cioè il metodo liberale. E la società della conoscenza può diventare il luogo d’azione di un ritrovato pensiero politico libero da ideologismi e fanatismi. Anche perché il Potere impedisce la conoscenza da parte dei cittadini e per i cittadini evitando che questa società si realizzi.

Il lavoro da fare è quello di rifondare il dibattito politico, reimpostare la discussione, parlarsi, ridare forma e contenuto, rifornire di parola, di significato e di senso.

Nei dibattiti televisivi, non si capisce più di che cosa si stia parlando.

Se vogliamo costruire un futuro diverso e altro, si devono immaginare luoghi e spazi dove sia possibile un ragionamento più profondo e più articolato, anche se semplice e comprensibile. La discussione non può essere ridotta soltanto al solito slogan elettorale, alla battuta denigratoria, al falso scuotere la testa quando parla l’avversario, allo schiamazzo.

Soltanto un insieme aperto, può tentare di aprire una fase nuova che avvii l’età della conoscenza, della ricerca delle verità, della saggezza, della felicità.

In una parola: della libertà. Perché un pensiero politico è dinamico e aperto se è in movimento e, quindi, va aggiornato nella realtà che muta, nel momento in cui un’idea impatta con la realtà, con il cambiamento degli usi e dei costumi di una società in continua trasformazione.

Infatti, il Potere, sia esso oligarchico o partitocratico o assolutista o teocratico o totalitario o antidemocratico, ha avuto sempre un solo nemico: il pensiero fondato su quel principio di libertà che, per sua natura, non si trasforma in assolutismi né dogmi, né soprusi.

Quindi c’è bisogno di un campo della Politica, con la P maiuscola, un terreno fatto d’incontro, dialogo, parola, pensiero, contraddittorio, ascolto, dissenso. È il luogo della conoscenza.

Tutto il resto è anti-politica, è rancore, distruzione della democrazia, è rabbia, violenza, ingiustizia, inganno, menzogna. Non si può ridurre il dibattito politico in una serie di spot, di frasi gridate, di battute da osteria. L’urgenza è quella di rifondare il dibattito politico, ricostruire insieme la discussione, ristabilire la circolazione delle idee. Reimpostare la discussione politica vuol dire avviare quella rivoluzione armonica e cosmica, universale, che non arriverà se i cittadini tutti non ritroveranno la forza delle idee, un dialogo appassionato e leale, un contraddittorio aperto e conosciuto dagli elettori.

Bisogna ripristinare il Diritto, lo stato di diritto, la possibilità di conoscere. A cominciare dal diritto umano alla conoscenza. Ma il problema è concepire il come, concepire il “nuovo possibile”, cioè come si possa concepire e perseguire la costruzione di un altro campo politico che sia dalla parte del cittadino.

 Pier Paolo Segneri

Rifondare la Politica

Abbiamo visto un Oceano libero e aperto.
Dove si può navigare con lealtà, in dialogo, onestamente, nel rispetto degli impegni e della parola data. Dove c’è spazio per il merito, per la creatività, per le qualità e le attitudini di ciascuno. Dove la diversità è una ricchezza.

Abbiamo visto un Oceano libero e aperto.

Dove si può navigare con lealtà, in dialogo, onestamente, nel rispetto degli impegni e della parola data. Dove c’è spazio per il merito, per la creatività, per le qualità e le attitudini di ciascuno. Dove la diversità è una ricchezza. Dove ognuno può incontrare gli altri e costruire insieme qualcosa di gioioso e innovativo. Dove si può portare ovunque il “senso dello stato”, la Giustizia giusta, il Diritto e i diritti. Dove la parola “politica” significa democrazia, libertà, responsabilità, dialogo, circolazione delle idee, umanità, qualità, ricerca, conoscenza, cultura, formazione della classe dirigente. Dove l’uguaglianza non è l’omologazione delle menti né la standardizzazione dei cuori, ma la diversità degli individui che si riconoscono tutti uguali davanti alla Legge e di fronte al Mistero. Dove ci sono pari opportunità e dove gli accessi al mondo del lavoro non sono ostruiti da un manto che nasconde il futuro negandolo, ma si possono aprire con le chiavi delle proprie competenze, capacità, saperi, talenti, volontà. Con amore. Senza odio. Per gli altri.

C’è un altro campo che si sta formando e dove si stanno recando i cittadini, ma non è quello del blocco unico tra penta-stellati e centro-destra-sinistra, che sono due facce della stessa medaglia. Non è il campo dove si trovano, ora, i vari partiti: primi, secondi o terzi poli.

C’è un campo “altro” composto dai cittadini liberi, dai Corsari.

C’è chi dice che non è andato a votare, chi non si riconosce nei partiti che siedono in Parlamento, chi è indeciso, chi è furioso, chi ha espresso un voto di protesta, chi non voterebbe mai per la vecchia nomenclatura e chi non crede ad una infornata di dilettanti allo sbaraglio perché pensa che mai potranno risolvere i gravi problemi che attanagliano il nostro Paese e l’Europa. Sono tutte persone di qualità che salgono gradualmente sul Galeone.

Da dove possiamo ricominciare?

Dalla parola, dal linguaggio, dai significati.

Questo è il ruolo dei Corsari: rifondare la politica.

Si potrebbe ripartire dalla Riforma della legge elettorale in senso uninominale maggioritario, con Collegi piccoli, come richiesto a gran voce da una maggioranza schiacciante di cittadini nel referendum del 18 Aprile 1993. Gli elettori italiani si sono espressi chiaramente per l’abrogazione della legge proporzionale, ma tutto è stato vanificato da soluzioni elettorali di stampo proporzionale. A cominciare dal 1994, fino ad oggi. Compresa l’attuale legge, meglio conosciuta come “rosatellum”.

Un’ennesima porcata. La peggiore che potessero fare.

 

Pier Paolo Segneri

Benvenuti nel Regime pentastellato

Ci vuole il cuore.
Nel mondo delle quantità e dei calcoli numerici, delle percentuali e dei seggi attribuiti, i Corsari sono i portatori della qualità e dell’alterità, cioè sono i pionieri della libertà.

Ci vuole il cuore.

Nel mondo delle quantità e dei calcoli numerici, delle percentuali e dei seggi attribuiti, i Corsari sono i portatori della qualità e dell’alterità, cioè sono i pionieri della libertà.

Forse, siamo un luogo dove potersi sentire persona, essere umano, in carne ed ossa, in pensiero e cuore, in fragilità e forza, in sogno e fantasia, in ragionevolezza e umiltà, nel coraggio e con il sorriso. I Corsari puoi riconoscerli perché parlano con il cuore e guardano al futuro. Testa e cuore. Anima e amore.

Per dare forza ad un rinnovato pensiero liberale e libertario, insieme ai Corsari della libertà, lancio da qui l’idea di comporre un campo politico, vasto e aperto, per la Riforma uninominale e maggioritaria della legge elettorale, con Collegi piccoli, a turno unico e primarie di Collegio oppure a doppio turno alla francese con un semipresidenzialismo alla Macron, per intenderci. In difesa dell’espressione liberale: “senza vincolo di mandato”. Senza vincolo di mandato. Ci tengo a ribadirlo.

Che dire del voto?

Per me, gli italiani sono e continuano ad essere migliori della classe politica espressa dal Palazzo e nel Palazzo. Anche se le scelte vengono spesso pilotate dagli organi di disinformazione di massa che indicano tutto: i leader a cui dare spazio e quelli a cui negare l’accesso televisivo, i partiti da votare e quelli da oscurare, i commentatori da invitare a tutti i programmi e quelli da non chiamare mai.

I risultati elettorali, quindi, sono la conseguenza di uno schema disinformativo gestito dal Regime partitocratico in modo tale da mutare volto senza mutare corpo.

E’ la metamorfosi del Potere che serve ad illudere chi pensa si possano cambiare le cose votando per i politicanti e per i partitocrati che sono presenti in tv dalla mattina alla sera. Insomma, un messaggio forte e chiaro a Silvio Berlusconi e a Matteo Renzi, cioè ai due sconfitti da questo voto. Per continuare ad essere illiberale e autoritario, il Potere dominante aveva necessità di assumere, oggi, la maschera dei Cinque Stelle.

Ormai è ufficiale e chiaro: i pentastellati sono il nuovo volto del Vecchio Regime.

Questo già si sapeva dal 2009, ma ora è evidente. Lo dicono i risultati elettorali. L’importante affermazione del Movimento Cinque Stelle era già nell’aria da molto tempo. Si sapeva. Anzi, personalmente, avevo pensato ad un’affermazione leggermente più alta. Come si comprendeva benissimo anche che la Lega di Matteo Salvini avrebbe realizzato il sorpasso rispetto a Forza Italia. Era probabile. Era nell’aria. Inoltre, nessuna sorpresa neppure per il crollo del Pd a guida renziana. Dopo la sconfitta del 4 dicembre scorso al referendum, infatti, per Matteo Renzi è stata una caduta verticale ampiamente annunciata. Tutto prevedibile e tutto largamente previsto da moltissimi osservatori e dai Corsari stessi.

Che dire? Benvenuti nel Regime penta stellato.

Per fortuna, i Corsari sono “altro” da questo schifo di messa in scena del Potere illiberale ed egemone. Questi risultati, almeno, chiariscono la situazione.

Allora, personalmente, mi dichiaro a tutti gli effetti un dissidente di tale Regime pentastellato e attendo sul web i picchiatori della rete, gli squadristi grillini, i gerarchi che vorranno condurmi al confino di Ventotene. Ma la tessera del Regime di lusso o a cinque stelle non la prendo.

Viva la libertà. Viva l’amore. Viva la politica.

 

Pier Paolo Segneri

La mia generazione

La mia generazione ha un altro modo di vedere le cose.

La mia generazione esiste, ma non la troverete nella storia raccontata nel film Suburra. La mia generazione è altro dalla rabbia, dalla violenza, dalla vendetta, dalla cattiveria e dall’invidia. È altro rispetto a quanto si racconta, si dice o si vocifera.

La mia generazione è disarmata, visionaria, corsara.

Questa generazione di cui faccio parte è strana, non ha età e attraversa tutte le età. È una generazione di perduti, che fa la rivoluzione dei perduti, cioè di coloro che, malgrado tutto, ancora oggi, a 40 anni come pure a 20, non rottamano le persone, ma vivono di cose semplici, insieme, senza egoismi, gioiscono per una parola o piangono per un abbraccio, si stupiscono del cielo stellato e sono gli ultimi custodi del nostro futuro.

La mia generazione è altro dalla superbia, dall’arroganza e dalla modestia.

La mia generazione è altro da quella dei perdenti che sono andati al Potere e ora comandano, ma hanno rinunciato a loro stessi, si sono ingannati da soli, hanno venduto i loro sogni per denaro o per una poltrona.

La mia generazione è quella dei Corsari che continuano ad amare e a credere nella politica come arte del vivere… meglio!

La mia generazione è perduta perché continua ad amare, a credere in una politica alta, a lottare per un mondo diverso e non è passata con i perdenti sulla torre d’avorio del Potere fine a se stesso.

La mia generazione crede ancora nella vera amicizia e nella lealtà.

I perduti non sono disperati, sono semplicemente dispersi. È diverso. I disperati veri sono i perdenti che, invece, hanno perso il loro sogno di libertà.

 

Pier Paolo Segneri