Il mio programma per la città di Frosinone

Scopro le mie carte, come dicono i giocatori di strategie politiche, con largo anticipo.

Spero che il mio amore per Frosinone venga percepito… 💖

PERCHÉ?

SCOPRO le mie carte per meglio costruire il sostegno politico che dovrà, secondo la visione politica e liberaldemocratica dei Corsari, arrivare dal basso, cioè direttamente dai frusinati. In senso liberale e libertario. Con umiltà.

Per costruire insieme una Proposta Civica alle prossime Elezioni comunali di Frosinone. Con un Programma ambizioso.

LA MIA CANDIDATURA A SINDACO È SUL TAVOLO.

Lo ribadisco: mi candido a Sindaco di Frosinone. E quindi sarò della partita quando si tornerà alle urne per rinnovare l’Amministrazione comunale. Si tratta di una candidatura corsara, ovviamente, con una Lista Civica che, passo dopo passo, magari porta a porta e tramite il web, si estenderà a tutti i cittadini che vorranno aderire e sostenermi.

La mia porta è aperta… per l’ascolto e il dialogo. Sempre…

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Mi candido a Sindaco di Frosinone

Perché vorrei candidarmi a Sindaco di Frosinone? E perché cominciare a dirlo già da ora e perché muoversi così presto?

Semplice: perché la politica che amo praticare è quella che agisce in modo trasparente, in maniera visibile, a viso aperto, senza infingimenti, in contatto quotidiano con le persone. Perché la Città che vorrei dovrebbe essere come la politica che pratico. Perché sono una persona onesta e non gioco secondo le logiche opache del Potere fine a se stesso. Faccio un altro gioco, anzi: un gioco “altro”

Perché sogno Frosinone come una comunità corsara, coraggiosa, libera, visibile, solidale. Senza ipocrisie.

Perché ogni sogno contiene in sé un po’ di utopia. E l’utopia è il sale di ogni sogno.

Vorrei candidarmi a Sindaco della mia e nostra Frosinone perché penso di poter dare un contributo di qualità per far emergere tutto il meglio delle risorse umane, civili e civiche dei frusinati.

Perché la politica è quella attività del cuore e della testa che ci permette di ascoltare gli altri e di rivolgerci alle persone per poter dire o scrivere come la pensiamo, come stanno davvero le cose, senza operare di nascosto, senza mai essere subdoli e per poter dire le cose fuori dai denti, senza inganno. Con rispetto per gli altri e con amore, sempre e per tutti, anche per l’avversario politico.

Mi candido fin da oggi a Sindaco di Frosinone perché, per me, anche se può apparire prematuro per alcuni, è necessario tutto il tempo che ancora manca alle prossime elezioni comunali per poter costruire un sostegno adeguato e un consenso significativo intorno ad una prospettiva di così grande rilievo, responsabilità ed importanza.

Perché, al momento, non ho un partito politico alle spalle e, quindi, ho necessità di una rete di sostenitori e di Corsari.

essere corsari

Mi sono “scoperto” in anticipo, come si dice tra i politicanti, perché non ho nulla da nascondere e, inoltre, perché il progetto che ho in mente per il tuo, mio e nostro Capoluogo ha bisogno di aria, di spazio, di pazienza, di semina, di tempo e di gradualità per prendere la forma che vorrei e che soltanto con il contributo fattivo e operativo di una squadra forte, bella, preparata e coesa può, giorno dopo giorno, comporsi e realizzarsi davvero.

Grazie, intanto, a tutti coloro che, nei giorni passati, hanno espresso il loro pieno entusiasmo o il loro sostegno per dare forza alla candidatura di un semplice cittadino frusinate che, in 25 anni di militanza politica, non è mai stato divisivo e, anzi, ha sempre unito. E, comunque, con umiltà e con competenza, sono felice di poter dire che il sottoscritto ha sempre unito e dialogato con tutti. Inoltre, con mia grande soddisfazione, posso scrivere di non aver mai, ripeto “mai”, creato indifferenza o astio o rabbia, ma sono sempre riuscito ad unire i cittadini e la classe dirigente frusinate nel dialogo e nel formulare domande comuni, anche quando hanno prodotto risposte diverse.

Ma il segno della politica corsara è proprio la diversità e l’alterità dentro il disegno di un comune destino.

 

Pier Paolo Segneri

 

La politica è cultura

La scarsa cultura politica e dei politici è il vero limite dei partiti e delle liste elettorali di oggi, a cominciare dalle organizzazioni più votate e blasonate.

Addirittura, ogni giorno di più, c’è chi disprezza la cultura, chi ironizza sui grandi ideali, chi non assapora il gusto e la qualità della grande letteratura classica o di un semplice libro per ragazzi, chi non si dedica ogni tanto alla poesia, chi non studia ogni giorno una pagina di filosofia, chi non coglie la bellezza del dialogo non sarà mai un politico, ma resterà sempre e soltanto un uomo di potere, un affarista, un faccendiere.

Qui si confonde ancora la Politica con il Potere, si confonde la Forza con il suo Lato Oscuro.

Questa notte ho sognato che la cultura, il pensiero, la parola, il respiro della memoria e il vento di libertà fossero tornati in auge. Ho sognato politici che sfogliavano, rapiti dalla curiosità, i testi di Cicerone e di Giambattista Vico. Ho sognato una classe politica colta, sensibile, in dialogo continuo con Socrate, Kant, Popper, ma senza darsi il tono degli eruditi, senza superbia, anzi: con un bel po’ d’umiltà. Perché la Politica è la Forza e la forza è l’umiltà.

Ho sognato una classe politica capace d’interpellare Shakespeare, Leonardo Sciascia o Luigi Pirandello così come si dialoga con gli amici durante una passeggiata o davanti ad un caffè. Con semplicità. Con sincerità. Con passione. E allora?

Arrivati a questo punto, credo che la politica necessiti di filosofia, di amore per la sapienza, di pensiero, di uomini e donne dediti alla riflessione, all’arte, al dubbio e al ragionamento.

Arriverà quel giorno. Arriverà quando il tempo porterà la luce della politica ad illuminare il buio dell’ignoranza.

Secondo i Corsari, stavolta, il tempo gioca un ruolo più incerto del solito e si possono solo fare ipotesi, almeno sulla carta, senza però poter azzardare alcuna previsione sulla durata dell’attuale legislatura parlamentare e su eventuali ricadute a livello locale.

Per questa ragione, umilmente, ho lanciato su Facebook la mia volontà di presentarmi alla corsa per divenire il Primo Cittadino di Frosinone, quando saranno maturi i tempi, con un’idea innovativa e allo scopo di assumermi la responsabilità di candidato a Sindaco della nostra Città.

Credo che i tempi stiano maturando per realizzare quanto vado ripetendo e cercando di costruire da 20 anni, in dialogo ininterrotto con tutte le forze politiche.

Per la mia candidatura a Sindaco di Frosinone, infatti, vorrei costruire una e una sola Lista elettorale con dentro persone provenienti da diverse culture politiche, dall’area di centrodestra come di sinistra, dal centro come ai margini, con il minimo comune denominatore della libertà, del pensiero e del metodo liberale: Libertari, cattolici-liberali, socialisti-liberali, lib-lab, riformatori-liberali, radicali-liberali, repubblicani-liberali e provenienti da partiti diversi o dal movimentismo liberale. Senza chiedere abiure, cioè ciascuno può aderire a questo progetto politico senza rinunciare alla propria tessera di partito o alla propria provenienza di parte.

Se si milita nel Pd o nel Psi o in Forza Italia o nel Movimento 5 Stelle, si può sposare questa Lista innovativa e giovane, che guarda al futuro, senza perdere la propria appartenenza politica.

L’importante è l’amore per la nostra Città e il riconoscersi nel metodo o nel nuovo pensiero liberale.

È la costruzione di un campo “altro”. In alternativa a tutte le spinte illiberali, populiste, demagogiche del Potere e dell’antipolitica.

Viva i Corsari!

Pier Paolo Segneri

(Frusinate)

La legge elettorale

I Corsari si sono incontrati per una tavola rotonda che ha lasciato il segno nel cuore e nella testa di chi ha partecipato.
Infatti, venerdì 23 Marzo 2018, in concomitanza con la prima seduta delle Camere appena insediate, abbiamo voluto vederci di persona per parlare, discutere, analizzare il voto delle ultime elezioni politiche.

I Corsari si sono incontrati per una tavola rotonda che ha lasciato il segno nel cuore e nella testa di chi ha partecipato.

Infatti, venerdì 23 Marzo 2018, in concomitanza con la prima seduta delle Camere appena insediate, abbiamo voluto vederci di persona per parlare, discutere, analizzare il voto delle ultime elezioni politiche.

Perché l’urgenza di guardarci negli occhi è stata una necessità umana prima ancora che politica.

Ha moderato l’incontro la giornalista Camilla Nata ed è stato bellissimo ritrovarci tra amici, dialogare, ascoltare, contraddire e contraddirci. Con gioiosità e rispetto reciproco.

Ringrazio davvero tutti.

In particolar modo, per la chiarezza e la semplicità dei ragionamenti fatti. Niente di artificioso né di astruso o di astratto. Ma un momento di comprensione. Ecco perché vorrei evidenziare gli interventi di Corrado Ocone, studioso di filosofia e teoria politica; del prof. Enzo Di Nuoscio, docente universitario di riconosciuto prestigio; Vincenzo Iacovissi, responsabile delle riforme istituzionali per il PSI; la prof.ssa Fabia Baldi; i corsari Carlo Prinzhofer ed Enrico Laurito; la corsara Antonella Sotira, oltre a tante altre corsare e corsari che sono intervenuti e che hanno lasciato il segno per l’autorevolezza e la semplicità.

Per chi volesse rivedere la registrazione integrale in audiovideo dell’incontro, può ritrovare la tavola rotonda sul sito internet di Radio Radicale. Invece, per chi fosse incuriosito e volesse saperne di più, può trovare le interviste realizzate nel dietro le quinte del seminario andando sul sito di Liberi.tv, la web tv diretta da Gianni Colacione.

Abbiamo affrontato essenzialmente il tema principale, che ha dato anche il titolo e il senso profondo all’incontro: “Rifondare la Politica”.

Rifondare la politica_23_marzo_18
Locandina della Tavola Rotonda dei Corsari del 23/03/2018: “Rifondare la politica”

E’ emersa la necessità di una campagna politica per il sistema elettorale uninominale maggioritario. Innanzitutto, perché è il più facile da spiegare e da capire: viene eletto il candidato associato alla lista che ottiene la maggioranza dei voti. Chi prende più voti vince. Poi, è stato detto, si può decidere di far precedere il voto da elezioni primarie, che permettono ai cittadini di scegliere o selezionare i candidati; oppure ricorrere, come in Francia, al doppio turno e al semi presidenzialismo, così che il primo possa assumere il carattere di una elezione primaria capace di ridurre a due o, al massimo, tre i candidati.

Non si tratta, perciò, di essere a favore o contro il bipolarismo, come erroneamente si scrive, anche perché tutta la Prima Repubblica fu caratterizzata dal bipolarismo tra Dc e Pci. Si tratta, invece, di comprendere come il sistema politico uninominale sia soltanto il primo passo per una più complessiva Riforma costruita sul binomio “persona e territorio”. E funziona benissimo anche nei sistemi tripolari. Nei sistemi di democrazia liberale, infatti, la rappresentanza politica non può prescindere da un effettivo rapporto di fiducia tra i rappresentati e i rappresentanti. E questo può essere assicurato dai Collegi piccoli e dall’uninominale.

Molto ci sarebbe ancora da dire per spiegare la nostra logica corsara e i pregi democratici del sistema uninominale.

A tal proposito, è sempre utile ricordare, infine, quanto affermò il liberale Luigi Einaudi nel suo intervento dell’11 febbraio 1946 alla Consulta nazionale:

Bisogna scegliere non la proporzionale, la quale manda in parlamento macchine da voto, ma il collegio piccolo, che manda un uomo invece di una macchina, scelto per la stima che si ha di lui. Costoro decideranno quali siano le idee meritevoli della vittoria.

 

Pier Paolo Segneri

Rifondare la Politica

Abbiamo visto un Oceano libero e aperto.
Dove si può navigare con lealtà, in dialogo, onestamente, nel rispetto degli impegni e della parola data. Dove c’è spazio per il merito, per la creatività, per le qualità e le attitudini di ciascuno. Dove la diversità è una ricchezza.

Abbiamo visto un Oceano libero e aperto.

Dove si può navigare con lealtà, in dialogo, onestamente, nel rispetto degli impegni e della parola data. Dove c’è spazio per il merito, per la creatività, per le qualità e le attitudini di ciascuno. Dove la diversità è una ricchezza. Dove ognuno può incontrare gli altri e costruire insieme qualcosa di gioioso e innovativo. Dove si può portare ovunque il “senso dello stato”, la Giustizia giusta, il Diritto e i diritti. Dove la parola “politica” significa democrazia, libertà, responsabilità, dialogo, circolazione delle idee, umanità, qualità, ricerca, conoscenza, cultura, formazione della classe dirigente. Dove l’uguaglianza non è l’omologazione delle menti né la standardizzazione dei cuori, ma la diversità degli individui che si riconoscono tutti uguali davanti alla Legge e di fronte al Mistero. Dove ci sono pari opportunità e dove gli accessi al mondo del lavoro non sono ostruiti da un manto che nasconde il futuro negandolo, ma si possono aprire con le chiavi delle proprie competenze, capacità, saperi, talenti, volontà. Con amore. Senza odio. Per gli altri.

C’è un altro campo che si sta formando e dove si stanno recando i cittadini, ma non è quello del blocco unico tra penta-stellati e centro-destra-sinistra, che sono due facce della stessa medaglia. Non è il campo dove si trovano, ora, i vari partiti: primi, secondi o terzi poli.

C’è un campo “altro” composto dai cittadini liberi, dai Corsari.

C’è chi dice che non è andato a votare, chi non si riconosce nei partiti che siedono in Parlamento, chi è indeciso, chi è furioso, chi ha espresso un voto di protesta, chi non voterebbe mai per la vecchia nomenclatura e chi non crede ad una infornata di dilettanti allo sbaraglio perché pensa che mai potranno risolvere i gravi problemi che attanagliano il nostro Paese e l’Europa. Sono tutte persone di qualità che salgono gradualmente sul Galeone.

Da dove possiamo ricominciare?

Dalla parola, dal linguaggio, dai significati.

Questo è il ruolo dei Corsari: rifondare la politica.

Si potrebbe ripartire dalla Riforma della legge elettorale in senso uninominale maggioritario, con Collegi piccoli, come richiesto a gran voce da una maggioranza schiacciante di cittadini nel referendum del 18 Aprile 1993. Gli elettori italiani si sono espressi chiaramente per l’abrogazione della legge proporzionale, ma tutto è stato vanificato da soluzioni elettorali di stampo proporzionale. A cominciare dal 1994, fino ad oggi. Compresa l’attuale legge, meglio conosciuta come “rosatellum”.

Un’ennesima porcata. La peggiore che potessero fare.

 

Pier Paolo Segneri

Le parole della Politica e la politica delle Parole

Siamo in piena campagna elettorale in vista delle elezioni politiche e regionali del 4 marzo 2018.

Si sente la necessità di informarsi sui candidati,sui programmi,sulle scelte di governo,sugli scenari di coalizione: quotidiani, riviste di settore, telegiornali, talk show, interviste. Sembra però che la qualità degli strumenti sopracitati sia scarsa, al limite del superficiale più dozzinale.
Fino ad alcuni decenni fa penne sublimi come quelle di Eugenio Montale, Indro Montanelli, Curzio Malaparte e Oriana Fallaci, solo per citarne alcuni, riempivano pagine di giornali con articoli brillanti, dove contenuti assolutamente equilibrati venivano trattati con un linguaggio colto, ma non accademico, piacevole, ma non banale, intrigante, ma non insidioso.

Negli anni ’60 e ’70 c’era quindi un giornalismo ”di cultura”, eppure l’Italia non poteva ancora definirsi completamente alfabetizzata. Oggi c’è il paradosso: una nazione dove tutti sanno leggere, eccetto quelle poche persone che rappresentano la generazione contadina del secondo dopoguerra, eppure la qualità dei servizi d’informazione ha subìto una flessione qualitativa che spesso raggiunge picchi di imbarazzante scarsità culturale.

I leader dei partiti, affiancati spesso da goffi ed impreparati consiglieri, nel redarre i loro programmi ”acchiappa-voto” fanno un uso sovrabbondante e spregiudicato di tecnicismi e anglicismi, termini inadatti per la stesura di contenuti politici poi consultati da milioni di persone (italiane e spesso poco aperte a forestierismi).

Un termine in inglese è forse più allettante di un vocabolo italiano? O forse non sono tentativi per edulcorare il vero significato di una parola, che altrimenti sembrerebbe infausta? ”Austerity” non esprime la necessità urgente di risparmio sulle spese pubbliche e sui finanziamenti? Ma anche ”task-force” che rimanda la mente a protocolli segreti, ”jobs act” che ci fa pensare ad un’impennata di dinamismo e produttività nel mondo del lavoro, per poi capire che non esiste alcuna svolta e tornare così allo sconforto. L’italiano esce quindi di scena a testa bassa, silente, sottomesso da burocratese e politichese, due ostiche degenerazioni della nostra lingua.
Si punta solo alle poche parole d’effetto dello slogan elettorale. Si cerca l’aforisma che si spera porti con sé il sentimento completo di un programma, di una storia, di un percorso, di una speranza. Ci si aggrappa quindi a frasette piene di filosofia spicciola pur di evitare il confronto con discorsi più larghi, dove un errore diventerebbe velocemente uno scivolone imbarazzante.

Manca l’approfondimento, che non significa pesantezza. Manca il coraggio di osare,che non significa voler andare contro gli altri.

In poche parole, si limitano le parole. Lo stile telegrafico abbatte ogni tiepido abbozzo di prolissità, evitando così il rischio di apparire fuorvianti logorroici. E così, in maniera velata,i politici (o chi per loro) manifestano la loro mancanza di preparazione, di slancio culturale, di vera modernità. Perché ”sintesi” non è sinonimo di modernità, semmai di timore. Quel timore che non fai mai sbilanciare nessuno, che fa rintanare i più timidi negli schemi fissi fatti dagli stessi discorsi e dalla stesse parole.
Nella rete si contano decine di video – per lo più interviste o frammenti di discorsi – dove i nostri parlamentari si fermato al bivio dei verbi: ecco ricomparire, ad esempio, il vecchio fantasma del congiuntivo che, seppur fantasioso e inizialmente comico, denuncia la falle di una base culturale bassa o addirittura inesistente, nonché l’essere totalmente disinteressati ad apparire come colti e forbiti.

Bisogna tornare ad una politica più ”poetica”.

Quella politica che ha scritto la nostra Carta Costituzionale, che si fa autentica portatrice di bellezza, di cultura, di verità. Ad un politico deve stare a cuore anzitutto la guida umana e culturale di un popolo. Le altre qualità – scientifiche, tecniche, organizzative – nonché il piglio diplomatico, possono essere eminentemente di perfezionamento ad un disegno di idee e di punti programmatici, ma in alcun modo possono sostituirlo.

Enrico Laurito