Mi candido a Sindaco di Frosinone

Perché vorrei candidarmi a Sindaco di Frosinone? E perché cominciare a dirlo già da ora e perché muoversi così presto?

Semplice: perché la politica che amo praticare è quella che agisce in modo trasparente, in maniera visibile, a viso aperto, senza infingimenti, in contatto quotidiano con le persone. Perché la Città che vorrei dovrebbe essere come la politica che pratico. Perché sono una persona onesta e non gioco secondo le logiche opache del Potere fine a se stesso. Faccio un altro gioco, anzi: un gioco “altro”

Perché sogno Frosinone come una comunità corsara, coraggiosa, libera, visibile, solidale. Senza ipocrisie.

Perché ogni sogno contiene in sé un po’ di utopia. E l’utopia è il sale di ogni sogno.

Vorrei candidarmi a Sindaco della mia e nostra Frosinone perché penso di poter dare un contributo di qualità per far emergere tutto il meglio delle risorse umane, civili e civiche dei frusinati.

Perché la politica è quella attività del cuore e della testa che ci permette di ascoltare gli altri e di rivolgerci alle persone per poter dire o scrivere come la pensiamo, come stanno davvero le cose, senza operare di nascosto, senza mai essere subdoli e per poter dire le cose fuori dai denti, senza inganno. Con rispetto per gli altri e con amore, sempre e per tutti, anche per l’avversario politico.

Mi candido fin da oggi a Sindaco di Frosinone perché, per me, anche se può apparire prematuro per alcuni, è necessario tutto il tempo che ancora manca alle prossime elezioni comunali per poter costruire un sostegno adeguato e un consenso significativo intorno ad una prospettiva di così grande rilievo, responsabilità ed importanza.

Perché, al momento, non ho un partito politico alle spalle e, quindi, ho necessità di una rete di sostenitori e di Corsari.

essere corsari

Mi sono “scoperto” in anticipo, come si dice tra i politicanti, perché non ho nulla da nascondere e, inoltre, perché il progetto che ho in mente per il tuo, mio e nostro Capoluogo ha bisogno di aria, di spazio, di pazienza, di semina, di tempo e di gradualità per prendere la forma che vorrei e che soltanto con il contributo fattivo e operativo di una squadra forte, bella, preparata e coesa può, giorno dopo giorno, comporsi e realizzarsi davvero.

Grazie, intanto, a tutti coloro che, nei giorni passati, hanno espresso il loro pieno entusiasmo o il loro sostegno per dare forza alla candidatura di un semplice cittadino frusinate che, in 25 anni di militanza politica, non è mai stato divisivo e, anzi, ha sempre unito. E, comunque, con umiltà e con competenza, sono felice di poter dire che il sottoscritto ha sempre unito e dialogato con tutti. Inoltre, con mia grande soddisfazione, posso scrivere di non aver mai, ripeto “mai”, creato indifferenza o astio o rabbia, ma sono sempre riuscito ad unire i cittadini e la classe dirigente frusinate nel dialogo e nel formulare domande comuni, anche quando hanno prodotto risposte diverse.

Ma il segno della politica corsara è proprio la diversità e l’alterità dentro il disegno di un comune destino.

 

Pier Paolo Segneri

 

Parlare al cuore e alla testa

Cara lettrice o lettore, non so chi Tu sia eppure ti riconosco.
Sei anche Tu parte della nostra Nave Corsara e vorrei scriverti ogni giorno affinché non ti sentissi mai sola né isolata.

Cara lettrice o lettore, non so chi Tu sia eppure ti riconosco.
Sei anche Tu parte della nostra Nave Corsara e vorrei scriverti ogni giorno affinché non ti sentissi mai sola né isolata.

L’anima è femminile. E io scrivo all’anima.
Tu sei parte di una comunità di destino. Insieme lo siamo. Immagina che la nostra Terra sia un Veliero e che le intemperie, il mare forza otto, i cicloni siano la metafora degli ostacoli o delle tante difficoltà che ciascuno incontra ogni giorno lungo la navigazione. Immagina che l’Oceano in cui si staglia il nostro Galeone sia inquinato e che le onde solcate mostrino i detriti di un tessuto sociale sfibrato, corroso, smagliato. Immagina che sia tutta una metafora per descrivere un sistema politico putrefatto, logoro, opaco. E’ necessario, allora, aiutarsi gli uni con gli altri e navigare insieme nella stessa direzione, seppur nella nostra diversità, perché se la nave affonda non ci saranno altro che naufraghi.

Ci vuole lealtà, coraggio, amore.
C’è chi dice che non serva parlare col cuore, che la realtà ci impone di apparire e di sembrare invece di essere, i politicanti sono mossi dagli istinti e parlano alla pancia delle persone invece che al cuore e alla testa. Questo sistema di potere è assetato di roba e di poltrone, è un assetto di guerra che disprezza la cultura e la bellezza preferendo l’ipocrisia o l’avidità, l’arroganza o la cupidigia, l’ignoranza o la sopraffazione, a seconda del luogo e dei momenti. Ecco perché la nostra bandiera si chiama Libertà. E non ci stancheremo mai di migliorarci, giorno dopo giorno, leggendo, ascoltando, vivendo…
Ti dicono da anni che sei una sognatrice, ma i sognatori sono coloro che ancora credono di poter cambiare la realtà mentre i realisti hanno smesso di crederci e si sono adeguati. Lo so, Tu sei una persona che si adatta, ma non si adegua e questo ti fa onore. Alla fine ha ragione chi dice: è l’amore ciò che conta. Non il possesso, non l’età, non “la roba”.

Amare rende liberi. Parlare e dialogare rende liberi, la cultura rende liberi.

Se chiudi gli occhi, sogna un mondo migliore, se apri gli occhi guarda e osserva tutta la Bellezza dell’Europa e cerca di esserne all’altezza. Cerchiamo di lasciare la nostra Terra in condizioni migliori di come l’abbiamo trovata. Cambiamo logiche e mutiamo questa mentalità distruttiva, corrosiva, inadeguata ai tempi.
La politica è altro.

Pier Paolo Segneri

 

Voltiamo pagina davvero. Basta chiacchiere.

La fotografia che emerge oggi è quella di un Paese, l’Italia, che ha perduto il senso di un destino comune, di una comunità di destino. Ciascuno per sé.

I Corsari sono persone ottimiste, sognatrici, coraggiose, ma nel Palazzo c’è chi gioca in modo sporco, opaco, subdolo, astioso, rancoroso, rabbioso.

Non c’è niente da fare: la furbizia è stupida.
E la bramosia di Potere rende ciechi.

Se non si darà subito spazio alle voci davvero responsabili, lungimiranti, sagge, in TV e sui grandi giornali, allora questa eterna campagna elettorale condurrà l’Italia nel baratro. Ne pagheremo le conseguenze tutti. E mi riferisco ai cittadini. Ma verranno fagocitate anche le idee di libertà, di uguaglianza e di futuro. Gli stessi partiti vincenti resteranno schiacciati.

Perché deve accadere questo?

Semplice: perché siamo circondati da un’oligarchia dedita alla furbizia, quindi alla stupidità, cioè un’oligarchia becera e mediocre, senza intelligenza e senza astuzia, senza cuore e senza visione politica. Si tratta di un Potere egemone che vive di logiche proprie, fuori dalla realtà, criminali, narcisiste, violente.

La fotografia che emerge oggi è quella di un Paese, l’Italia, che ha perduto il senso di un destino comune, di una comunità di destino. Ciascuno per sé.

La frattura è politica, ma soprattutto sociale, economica, civile. E le varie forze partitocratiche, a cominciare dal M5S, sembrano chiuse nei propri egoismi, nelle proprie rivendicazioni, nei distinguo e nei veti reciproci.

Lo stallo è drammatico.

Sembra che l’unica urgenza sia, per il sistema dominato ormai dai pentastellati, quello di sopravvivere al tracollo del Vecchio Regime occupando il Potere invece che governare. È in via di distruzione anche il nostro tessuto sociale. La sfiducia dilaga. La disaffezione per la politica cresce in modo esponenziale e inarrestabile. Siamo come nel 1945, ma le macerie di oggi sono immateriali, antropologiche, culturali. Oltre che istituzionali ed economiche.
In questi giorni, sul web, è circolata la mia proposta politica per uscire da questo stallo politico che, ormai, si è trasformato in un guano, soprattutto a causa dei veti incrociati dell’attuale partitocrazia, trasversale e interna la Palazzo. Ed è una palude da Vecchio Regime che rasenta, purtroppo, il confine del ridicolo.

Andare ad elezioni subito appare davvero come una proposta irresponsabile, cinica, da scommettitori, che sancisce, non il fallimento, ma l’incapacità dei partiti politici, l’inadeguatezza delle forze in campo, il dilettantismo famelico e la mediocrità dei movimenti. Meglio che facciano tutti un bel respiro, profondo e ossigenante.

Serve, infatti, un “Governo di tregua“, un Esecutivo politico con dentro tutti e tre i poli del Sistema: M5S compreso. Quindi, NON un Governo tecnico né balneare e neppure dei professori, MA POLITICO.
Al contempo, perciò, sarà necessario far eleggere ai cittadini italiani un’Assemblea costituente che potrebbe e dovrebbe occuparsi delle riforme istituzionali, elettorali e costituzionali senza il peso delle tante urgenze del nostro Belpaese. Parliamoci chiaramente: veniamo da dieci anni di grave crisi politica ed economica. L’Italia è spaccata in due. E lo si è visto anche sulla cartina geografica della nostra Penisola, in cui si raffigurava l’esito del voto alle elezioni politiche. I rottamotori, i distruttori e le ruspe ci consegnano ovunque le macerie di una democrazia lacerata, negata, crollata. Non da oggi, ma da almeno dieci anni di livori, accordi sottobanco, selezione al rovescio della classe dirigente, oblio, ignoranza, assenza di memoria, distruzione del futuro, movimentismo senza libertà, vaffa day senza cultura, affarismo, mediocrità.


La Politica, ormai, è ridotta ad un piccolo lumicino e il Potere domina incontrastato nel Palazzo e nella mentalità egemone.


A mio avviso, andare al voto, oggi o in autunno, significa compiere un grave atto di superbia, d’irresponsabilità, di stupidità, di disprezzo per il voto già espresso dagli elettori il 4 marzo, cioè come un bisogno di sete e fame, ma di Potere fine a se stesso. Si può, invece, voltare pagina, mutare mentalità, cominciare a costruire insieme: Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, PD, M5S, Liberi e Uguali. E tutte le nuove o antiche culture politiche: liberali, radicali, socialiste, riformatrici, laiche, cattoliche, repubblicane, federaliste europee, ecc.
Insomma, come accadde nel 1945/1946, serve una tregua a scadenza e tale scadenza corrisponde al termine dei lavori di un’Assemblea costituente da eleggere a Giugno mentre il nuovo Governo, con tutti dentro, dovrà al più presto occuparsi dei problemi sociali, economici, civili del nostro Paese.
Del resto, se ci pensiamo bene, al termine del secondo conflitto bellico mondiale vi erano in Italia tre poli politici, come oggi.
All’epoca, cioè nel 1946, vi era il polo delle forze pre-fasciste (liberali, socialisti e, aggiungerei anche, il Partito d’Azione), vi era il polo rappresentato dai Cattolici (con la Dc) e, infine, vi era un terzo polo identificabile con i Comunisti. Ebbene, tutti e tre questi poli si misero insieme per risollevare il Belpaese dalle macerie. Perché misero da parte gli interessi di bottega e agirono per l’interesse generale del popolo piegato da venti anni di dittatura e dalla guerra. Inoltre, l’Italia di allora, era una nazione spaccata in due: da una parte il Meridione, dall’altra il centro nord. Come oggi.


Gli elettori hanno chiesto di voltare pagina. Basta chiacchiere. È necessario dare una risposta seria, convincente, precisa alla domanda degli elettori.

Come fecero De Gasperi, Togliatti e Nenni subito dopo la guerra. In maniera tale che l’Assemblea costituente possa lavorare in modo serio, con giuristi, costituzionalisti, con persone di alto profilo umano e di riconosciuto spessore culturale, oltre che politico.

Pier Paolo Segneri

Metamorfosi o cambiamento?

In genere, siamo abituati a parlare di cambiamento quando vogliamo dare un significato positivo al vocabolo, cioè quando vogliamo indicare un passaggio da una situazione ormai sgradevole ad un’altra più piacevole della precedente. E’ quasi una suggestione. Infatti, si può anche cambiare in peggio, ma – di solito – si utilizza il concetto di cambiamento per indicare la necessità di voler chiudere con il passato e tentare altre o nuove esperienze.

La domanda allora è: quello che stiamo vivendo politicamente, oggi, nel nostro Belpaese, è davvero un cambiamento oppure è una metamorfosi del Potere dominante?

La storia dell’Italia repubblicana ha ormai settanta anni e più. I Corsari sono convinti che la metamorfosi del Potere continua a compiere il suo solito e stanco giro su se stessa. La storia di questo settantennio, infatti, è una storia ciclica, che procede seguendo una forma a spirale, fatta di corsi e ricorsi storici, di ritorni e rimandi, di culmini e di crisi, di risoluzioni e di fasi politiche controverse, di colpi di coda del Potere fine a se stesso e di conquiste civili, di rinascite e ricadute, di novità e percorsi a ritroso, di Vecchio regime e di Nuove stagioni.

E’ una storia cominciata con il referendum del 1946 tra Monarchia e Repubblica.

Ma, forse, la data di nascita dell’Italia repubblicana andrebbe fatta coincidere con il 1° gennaio 1948 e con le successive elezioni del 18 aprile dello stesso anno, cioè con il giorno dell’entrata in vigore della nostra Carta Costituzionale e con le prime consultazioni elettorali per il nuovo Parlamento della Repubblica. Ecco la prima data da tenere a mente: 18 Aprile 1948.

Da quel momento, purtroppo, la partitocrazia italiana ha avuto un graduale ma sempre più becero ruolo spartitorio e dominante dentro il Palazzo fino a raggiungere abissi indicibili. All’ormai lontano 1948 è seguito, quindi, quello che potremo definire come il primo trentennio di questo settantennio partitocratico, cioè un periodo della nostra storia repubblicana che identifichiamo con la Prima repubblica. Una Prima Repubblica iniziata, perciò, secondo questa personale lettura politica, nel 1948 e terminata nel 1978 con la morte di Aldo Moro. E’ con l’assassinio di Aldo Moro, infatti, che finisce la Prima Repubblica. Oppure, non è ancora finita. Ovvero: assistiamo all’avvitarsi di una metamorfosi del Potere che assume nuove forme per continuare a dominare.

Pensiamoci attentamente: la storia della Prima Repubblica, avviatasi nel 1948, ha avuto termine con la scomparsa e l’uccisione di Aldo Moro. Eppure è proseguita anche dopo, attraverso il sopra citato ciclo politico della cosiddetta “transizione infinita”, fino ai nostri giorni, sviluppandosi in senso partitocratico e sopravvivendo, così, anche nella Seconda Repubblica, fino ad oggi. Senza esclusione di continuità.

Altro che Terza Repubblica! Siamo ancora nella Prima.

Secondo questo mio ragionamento, allora, la Seconda Repubblica ha avuto inizio nel 1979, con la caduta del governo di solidarietà nazionale e con la successiva crisi, durata ben 49 giorni, gestita dall’allora presidente del Consiglio dei Ministri, Giulio Andreotti. E così, seguendo tale filo rosso, possiamo affermare che: se la Prima Repubblica è terminata nel 1978, la Seconda è finita nel 2008. Infatti, se ci pensiamo bene, si è conclusa con la caduta del governo di Romano Prodi. Inoltre, bocciando un governo di transizione e puntando al voto subito, in realtà, nel 2008, Silvio Berlusconi ha provocato la fine della Seconda Repubblica di cui egli stesso è un prodotto diretto.

E’ una tesi di cui sono convinto da tempo e che ho ripetuto più volte, in occasioni pubbliche e private, in alcuni articoli e anche in un libro. Tra le attuali macerie dello Stato di diritto e della libertà democratica, tra le macerie istituzionali e costituzionali, sotto il crollo del governo Prodi, è potuto emergere il Movimento Cinque Stelle.

Quello che sta accadendo oggi è semplicemente la conseguenza di quel crollo, già avvenuto nel 2008.

Siamo ormai oltre. Siamo nel 2018. Perciò, tutti coloro che aspettano la fine della Seconda Repubblica, legandola e personificandola soltanto con il Potere di Silvio Berlusconi o – peggio – di Matteo Renzi, in realtà, non si sono accorti o non vogliono ammettere che quella fase del Vecchio Regime è finita con la fine del governo Prodi. In questa lunga transizione, dopo settant’anni di partitocrazia, c’è bisogno di immaginare un futuro migliore. Sono in molti, invece, anche nel Pd, a non aver compreso che la Terza Repubblica è già iniziata nel 2009, in perfetta continuità con il Regime passato. E tale continuità è garantita dal M5S.

La Seconda Repubblica è finita nel 2009, con la nascita dei pentastellati. Ma nel Pd non se ne sono ancora accorti. Silvio Berlusconi naviga a vista. Il tempo è trascorso. Siamo già nella Terza Repubblica dal 2009.

E’ l’ennesima metamorfosi del Potere? I Corsari credono proprio di sì.

Pier Paolo Segneri

Che cos’è la Politica?

La Politica è un’arte.
La sua missione è quella di sconfiggere il tempo e innalzare la vita dei cittadini.
La Politica è cultura, è conoscenza, è ricerca delle verità.
Lo scopo della Politica è la libertà dell’individuo, della persona, l’essere umano.
La Politica deve agire per “abolire la miseria”, scriverebbe Ernesto Rossi, un grande politico del passato, ma sempre attuale.
La Politica, nel senso alto e nobile della parola, è linguaggio, comunicazione, interdipendenza, ascolto, creatività.
Non a caso, la politica è visione del mondo, intuizione delle forme, immaginazione del possibile, realizzazione di un’idea. In poche parole, la politica è l’arte del “nuovo possibile”.

La Politica è un’arte.

La sua missione è quella di sconfiggere il tempo e innalzare la vita dei cittadini.
La Politica è cultura, è conoscenza, è ricerca delle verità.
Lo scopo della Politica è la libertà dell’individuo, della persona, l’essere umano.
La Politica deve agire per “abolire la miseria”, scriverebbe Ernesto Rossi, un grande politico del passato, ma sempre attuale.
La Politica, nel senso alto e nobile della parola, è linguaggio, comunicazione, interdipendenza, ascolto, creatività.
Non a caso, la politica è visione del mondo, intuizione delle forme, immaginazione del possibile, realizzazione di un’idea. In poche parole, la politica è l’arte del “nuovo possibile”.

La politica, anche con la p minuscola, è tale se è in grado di governare gli eventi, prevedere gli imprevisti, superare le crisi, essere lungimirante, offrire possibilità.
La politica è tale se sa ascoltare, comprendere, osservare.

Insomma, la politica è un’arte con sue specifiche peculiarità, con sue particolari caratteristiche, con forme e materiali di difficile lavorazione.

Non è più il tempo degli alchimisti, degli stregoni e dei venditori di fumo.
La Politica, come pure l’arte, nasce dalla Memoria, che vive nel presente e si proietta con un progetto verso il futuro. La politica è amore.
I Partiti politici dovrebbero cambiare forma e struttura.
Dovrebbero dialogare, discutere, studiare, approfondire, comprendere, darsi altre regole e rispettarle.

I Corsari, da questo punto di vista, sono assai più avanti rispetto al cammino dei più.

Quella dei Corsari, infatti, è una visione e, secondo tale visione, la democrazia necessita di un “metodo liberale” in grado di tutelarla. Invece, purtroppo, gli attuali apparati partitocratici, al contrario di quanto servirebbe, non hanno più niente di liberale al loro interno e sono ormai divenuti oligarchie verticistiche, organizzazioni personalistiche, contenitori di poltrone, segreterie elettorali, comitati d’affari.

Più che a Partiti, assomigliano sempre di più a soggetti burocratici senza idee e senza dibattito, troppo chiusi nelle proprie nomenclature e gerarchie, con la sola premura di trovare un modo per sopravvivere a questo cambiamento che rischia di spazzarli via.

Dobbiamo capire che “liberale” è innanzitutto un aggettivo, non un sostantivo.

Il cambiamento in corso si muove secondo tutta un’altra mentalità rispetto a quella dominante negli attuali Partiti o Movimenti, compreso quello di lusso a Cinque Stelle, che rispecchia le nuove esigenze del Vecchio Regime.
La politica non è il pragmatismo ideologico dei fatti, spesso evanescenti e inconcludenti, ma la forza delle idee, del dialogo, della discussione.
La Politica, con la maiuscola, non è il Potere. Casomai, la Politica è il “potere”, ma scritto con la minuscola, cioè inteso come “possibilità”: poter fare, poter dire, poter agire, poter governare, poter discutere, poter essere.

La Politica è l’arte del “nuovo” possibile.

Si potrebbe ricorrere ad una citazione cinematografica, quella del film Star Wars (Guerre Stellari), e affermare che la Politica è la Forza mentre il Potere è il Lato Oscuro della Forza. Credo che il cuore dei Corsari sia forte e coraggioso perché sceglie ogni giorno la luce che illumina il cammino e non l’opacità dell’ombra che conduce nell’oscurità del Potere.

Pier Paolo Segneri

 

Rifondare la Politica

Abbiamo visto un Oceano libero e aperto.
Dove si può navigare con lealtà, in dialogo, onestamente, nel rispetto degli impegni e della parola data. Dove c’è spazio per il merito, per la creatività, per le qualità e le attitudini di ciascuno. Dove la diversità è una ricchezza.

Abbiamo visto un Oceano libero e aperto.

Dove si può navigare con lealtà, in dialogo, onestamente, nel rispetto degli impegni e della parola data. Dove c’è spazio per il merito, per la creatività, per le qualità e le attitudini di ciascuno. Dove la diversità è una ricchezza. Dove ognuno può incontrare gli altri e costruire insieme qualcosa di gioioso e innovativo. Dove si può portare ovunque il “senso dello stato”, la Giustizia giusta, il Diritto e i diritti. Dove la parola “politica” significa democrazia, libertà, responsabilità, dialogo, circolazione delle idee, umanità, qualità, ricerca, conoscenza, cultura, formazione della classe dirigente. Dove l’uguaglianza non è l’omologazione delle menti né la standardizzazione dei cuori, ma la diversità degli individui che si riconoscono tutti uguali davanti alla Legge e di fronte al Mistero. Dove ci sono pari opportunità e dove gli accessi al mondo del lavoro non sono ostruiti da un manto che nasconde il futuro negandolo, ma si possono aprire con le chiavi delle proprie competenze, capacità, saperi, talenti, volontà. Con amore. Senza odio. Per gli altri.

C’è un altro campo che si sta formando e dove si stanno recando i cittadini, ma non è quello del blocco unico tra penta-stellati e centro-destra-sinistra, che sono due facce della stessa medaglia. Non è il campo dove si trovano, ora, i vari partiti: primi, secondi o terzi poli.

C’è un campo “altro” composto dai cittadini liberi, dai Corsari.

C’è chi dice che non è andato a votare, chi non si riconosce nei partiti che siedono in Parlamento, chi è indeciso, chi è furioso, chi ha espresso un voto di protesta, chi non voterebbe mai per la vecchia nomenclatura e chi non crede ad una infornata di dilettanti allo sbaraglio perché pensa che mai potranno risolvere i gravi problemi che attanagliano il nostro Paese e l’Europa. Sono tutte persone di qualità che salgono gradualmente sul Galeone.

Da dove possiamo ricominciare?

Dalla parola, dal linguaggio, dai significati.

Questo è il ruolo dei Corsari: rifondare la politica.

Si potrebbe ripartire dalla Riforma della legge elettorale in senso uninominale maggioritario, con Collegi piccoli, come richiesto a gran voce da una maggioranza schiacciante di cittadini nel referendum del 18 Aprile 1993. Gli elettori italiani si sono espressi chiaramente per l’abrogazione della legge proporzionale, ma tutto è stato vanificato da soluzioni elettorali di stampo proporzionale. A cominciare dal 1994, fino ad oggi. Compresa l’attuale legge, meglio conosciuta come “rosatellum”.

Un’ennesima porcata. La peggiore che potessero fare.

 

Pier Paolo Segneri

Benvenuti nel Regime pentastellato

Ci vuole il cuore.
Nel mondo delle quantità e dei calcoli numerici, delle percentuali e dei seggi attribuiti, i Corsari sono i portatori della qualità e dell’alterità, cioè sono i pionieri della libertà.

Ci vuole il cuore.

Nel mondo delle quantità e dei calcoli numerici, delle percentuali e dei seggi attribuiti, i Corsari sono i portatori della qualità e dell’alterità, cioè sono i pionieri della libertà.

Forse, siamo un luogo dove potersi sentire persona, essere umano, in carne ed ossa, in pensiero e cuore, in fragilità e forza, in sogno e fantasia, in ragionevolezza e umiltà, nel coraggio e con il sorriso. I Corsari puoi riconoscerli perché parlano con il cuore e guardano al futuro. Testa e cuore. Anima e amore.

Per dare forza ad un rinnovato pensiero liberale e libertario, insieme ai Corsari della libertà, lancio da qui l’idea di comporre un campo politico, vasto e aperto, per la Riforma uninominale e maggioritaria della legge elettorale, con Collegi piccoli, a turno unico e primarie di Collegio oppure a doppio turno alla francese con un semipresidenzialismo alla Macron, per intenderci. In difesa dell’espressione liberale: “senza vincolo di mandato”. Senza vincolo di mandato. Ci tengo a ribadirlo.

Che dire del voto?

Per me, gli italiani sono e continuano ad essere migliori della classe politica espressa dal Palazzo e nel Palazzo. Anche se le scelte vengono spesso pilotate dagli organi di disinformazione di massa che indicano tutto: i leader a cui dare spazio e quelli a cui negare l’accesso televisivo, i partiti da votare e quelli da oscurare, i commentatori da invitare a tutti i programmi e quelli da non chiamare mai.

I risultati elettorali, quindi, sono la conseguenza di uno schema disinformativo gestito dal Regime partitocratico in modo tale da mutare volto senza mutare corpo.

E’ la metamorfosi del Potere che serve ad illudere chi pensa si possano cambiare le cose votando per i politicanti e per i partitocrati che sono presenti in tv dalla mattina alla sera. Insomma, un messaggio forte e chiaro a Silvio Berlusconi e a Matteo Renzi, cioè ai due sconfitti da questo voto. Per continuare ad essere illiberale e autoritario, il Potere dominante aveva necessità di assumere, oggi, la maschera dei Cinque Stelle.

Ormai è ufficiale e chiaro: i pentastellati sono il nuovo volto del Vecchio Regime.

Questo già si sapeva dal 2009, ma ora è evidente. Lo dicono i risultati elettorali. L’importante affermazione del Movimento Cinque Stelle era già nell’aria da molto tempo. Si sapeva. Anzi, personalmente, avevo pensato ad un’affermazione leggermente più alta. Come si comprendeva benissimo anche che la Lega di Matteo Salvini avrebbe realizzato il sorpasso rispetto a Forza Italia. Era probabile. Era nell’aria. Inoltre, nessuna sorpresa neppure per il crollo del Pd a guida renziana. Dopo la sconfitta del 4 dicembre scorso al referendum, infatti, per Matteo Renzi è stata una caduta verticale ampiamente annunciata. Tutto prevedibile e tutto largamente previsto da moltissimi osservatori e dai Corsari stessi.

Che dire? Benvenuti nel Regime penta stellato.

Per fortuna, i Corsari sono “altro” da questo schifo di messa in scena del Potere illiberale ed egemone. Questi risultati, almeno, chiariscono la situazione.

Allora, personalmente, mi dichiaro a tutti gli effetti un dissidente di tale Regime pentastellato e attendo sul web i picchiatori della rete, gli squadristi grillini, i gerarchi che vorranno condurmi al confino di Ventotene. Ma la tessera del Regime di lusso o a cinque stelle non la prendo.

Viva la libertà. Viva l’amore. Viva la politica.

 

Pier Paolo Segneri