Editoriale – Ancora su Eta Beta

“Eta Beta” significa ridare fiducia ai sognatori, alla politica, alla cultura politica, all’azione della Generazione dei perduti, ovvero di una generAzione di Corsari.

Più i Corsari guardano e osservano la situazione partitica italiana e più si conferma ai nostri occhi come una realtà politica vecchia, stantia, vetusta, stanca, bolsa, disgregata, partitocratica. Con un assetto parlamentare articolato in un disequilibrio di debolezze, a destra come a sinistra, al centro come nel movimentismo grillino.

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Eta Beta come metafora di una più moderna e agile forma-partito

La descrizione di Eta Beta può anche essere la metafora per disegnare una più moderna e agile forma-partito

Bisogna ripartire dal significato delle parole, dal linguaggio, dal senso delle cose che si fanno e si pensano e si dicono. Insomma, è arrivato il momento di riformare la politica, i partiti, le istituzioni. Ma non possono farlo coloro che sono i responsabili partitocratici di un tale fallimento. A destra come a sinistra, al centro come altrove.

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Diario di bordo – #2

Eravamo a mangiare una buona pizza napoletana, qualche sera fa. Di quelle pizze un po’ alte che sfamano qualsiasi appetito e che sono diverse dalla qualità, invece, della pizza “scrocchiarella” e bassa, tipicamente romana.

Ero con il gruppo di Corsari che avevamo messo insieme senza preavviso: Camilla, Carlo, Fabia, Lorenzo, Marco, Chiara, Enrico e Ilaria.

A un certo punto, in mezzo alla conversazione, non so più in riferimento a quale problema di vita, Enrico ha detto: “Volere è potere“. Silenzio.

È stato un attimo, abbiamo abbassato gli occhi e, vista l’esitazione generale, Carlo ha replicato: “La forza di volontà è fondamentale, giusto, bravo, ma ci vuole anche il sorriso quando si fanno le cose, cioè funzionano le cose che ti piacciono quando le fai. E serve un senso d’allegria nel farle. Nella vita è necessaria quella sensazione di divertimento che ti allieta la giornata e senza la quale perdi la tua energia invece di sprigionarla…“.

Fabia ha annuito, Chiara si è riempita il bicchiere di vino e Camilla ha ordinato una Coca Cola Zero. Personalmente, sono rimasto zitto ancora un po’. Che volete farci, tutte le nostre conversazioni sono così, spontanee e complesse. Anche nelle pause e nei silenzi.

Lorenzo, in quell’attimo di riflessione generale, ha aggiunto: “È quella che io chiamo l’imprevedibilità dell’algoritmo”.

Può essere, certo. Ilaria sembrava d’accordo, eppure ha aggiunto: “Però, se parliamo in punta di diritto, la volontà va ben distinta dalla possibilità. Tutti i romanzi gialli di Agatha Christie sono basati su questo assunto. Anche nei film si evidenzia questo aspetto: tutti i personaggi sono descritti come dei potenziali colpevoli, possono aver avuto un motivo, cioè un movente, per macchiarsi del peggior reato, ma uno soltanto tra loro ha armato la sua mano e ha compiuto il delitto dando seguito a quella volontà che, altrimenti, sarebbe rimasta soltanto come una ipotesi possibile”.

Sono subito intervenuto per dare un contributo non scontato al nostro piacevole dialogo: “Concordo. A me, infatti, l’esperienza mi dice che, spesso, il potere è una cosa e il volere è un’altra. Le cose che mi sono capitate nella vita quasi mai le ho volute. Anzi, ho messo tutte le mie energie in progetti che non sono andati a buon fine e, invece, si sono realizzati quelli che non volevo o, addirittura, che ho ostacolato e da cui ho cercato di fuggire“.

Allora, rapida e con tono rassicurante, Fabia ha colto la palla al balzo per una bella citazione che, personalmente, ho subito condiviso: “La vita è ciò che ti capita mentre tu fai altri progetti”. E Carlo: “Esatto”. Ma Enrico non era convinto: “Se non c’è volontà politica non si riesce a fare alcunché”.

Caro Diario… ho cercato nelle mie giornate di imprimere il senso della mia volontà alla strada che mi si parava davanti, ma quella strada mi ha portato dove voleva lei e, anche quando ho cambiato direzione, mi sono sempre ritrovato a camminare dove non avevo scelto di andare.

Neanche posso dire che io abbia ripiegato facendo il professore di Liceo perché, anche in quel caso, quel ripiego sarebbe stato, comunque, una scelta. Non ho mai scelto di ripiegare sulla scuola rispetto ai miei sogni, al mio talento, alla mia volontà di fare altro e di assumermi, ad esempio, responsabilità politiche. Mi sono ritrovato ad insegnare senza volerlo, senza averlo voluto e senza averlo scelto, nemmeno per ripiego. Mi sono ritrovato ad amare i miei studenti, le prime ore, gli appelli del mattino, le lezioni in classe pur non volendo né perseguendo l’obiettivo della scuola e dell’insegnamento.

Amo i ragazzi, i loro genitori, i colleghi. Amo quello che faccio, anche se la mia volontà è sempre stata quella di essere semplicemente quello che sono e di fare ciò che sento, da sempre, di essere: un poeta, un regista, un uomo politico. Invece, faccio altro. Contro la mia volontà, ma con tutto il mio impegno, tutto il mio amore, tutte le mie possibilità. Però, non l’ho scelto, non l’ho voluto.

Pier Paolo Segneri

Autorità e autorevolezza

I Corsari ripartono dalla PAROLA.

Per ricostruire la Politica è divenuto necessario scrivere l’Abbecedario o il nuovo Dizionario della politica italiana. Si comincia dalla lettera A. Anzi, dal binomio “autorità e autorevolezza”. Perché si tratta di una coppia di vocaboli che assunomo caratteri corsari. Fin dai tempi di Pier Paolo Pasolini.

Ma che differenza c’è tra le due parole?

Proviamo a spiegare: l’autorità è il Potere costituito, l’autorevolezza è la forza dell’esempio. L’autorità intimorisce e mette paura, l’autorevolezza trasmette coraggio e libera dalle paure.

Sono in tanti a distinguere tra autorità e autorevolezza, ma sono pochi coloro che hanno provato a spiegare i due differenti significati. Eppure la distinzione c’è ed è spesso netta. Infatti, autorità e autorevolezza sono due opposti, due sinonimi-contrari, come sono soliti definire i Corsari questo binomio di grande attualità. Sembrano due parole simili, appaiono quasi come sinonimi e sono, invece, agli antipodi. Del resto, ormai, la dicotomia tra i due vocaboli è entrata nel linguaggio comune, anche se non sempre questa distinzione è chiara, cioè non sempre si riesce a spiegare davvero in cosa consista l’una e in cosa l’altra.

Il dialogo e il contraddittorio rappresentano il metodo corsaro per eccellenza, anche quando avviene tra due parole: da una parte vi è il Potere, dunque l’autorità; dall’altra parte vi è la Forza, con la maiuscola, cioè l’autorevolezza. Ovviamente, vi può essere un’autorità autorevole ma, in tal caso, quando ciò accade, la forza dell’autorevolezza impedisce all’autorità di essere autoritaria e, quindi, la libera dalle spire del Potere. Allo stesso modo, perciò, vi può essere un’autorevolezza autoritaria ma, in questo caso, essa è schiacciata dal predominio del Potere autoritario. Se si guarda alla vita politica del nostro Belpaese, forse, si riesce a comprendere meglio il discorso. Più cresce l’atteggiamento arrogante, furbo, prepotente, menzognero, dispotico e più la politica perde la propria autorevolezza.

Accade anche a scuola, nelle aule degli Istituti di tutta Italia, quando gli insegnanti sono costretti a colmare il vuoto di autorevolezza, dovuto alla mancanza di un alto riconoscimento sociale ed economico del compito civile e civico che i professori svolgono, sostituendo tale mancanza con un’autorevolezza personale e individuale. Ed è proprio per questo motivo che i professori, a mio parere, andrebbero tutti applauditi per l’importante lavoro che svolgono ogni giorno, malgrado tutte le difficoltà della scuola e i limiti delle risorse disponibili.

Ma qual è questa differenza di significato tra le due parole? Proviamo a tracciare un profilo dell’una e dell’altra: l’autorità impone, l’autorevolezza propone. L’autorità è statica e immobile, l’autorevolezza è dinamica e in movimento. L’autorità è data dal ruolo che si ricopre, l’autorevolezza è data dal carattere e dalle qualità della persona che la interpreta. Non basta? L’autorità è ciò che incute silenzio e pone gli altri in una posizione di sudditanza, l’autorevolezza è ciò che comunica parola e dialogo.

Insomma, in altre parole: l’autorità pretende il rispetto per sé, l’autorevolezza conquista il rispetto per sé e per gli altri. L’autorità è gerarchica, l’autorevolezza è liberale. L’autorità è verticismo, l’autorevolezza è profondità e intensità. L’autorità appartiene alla quantità, l’autorevolezza – invece – è data dalla qualità di una persona. Infatti, la persona di qualità cerca di essere autorevole e non autoritaria.

L’autorevolezza è una lunga pazienza e si conquista con il tempo.

L’autorità non ha tempo né voglia.

Mi candido a Sindaco di Frosinone

Perché vorrei candidarmi a Sindaco di Frosinone? E perché cominciare a dirlo già da ora e perché muoversi così presto?

Semplice: perché la politica che amo praticare è quella che agisce in modo trasparente, in maniera visibile, a viso aperto, senza infingimenti, in contatto quotidiano con le persone. Perché la Città che vorrei dovrebbe essere come la politica che pratico. Perché sono una persona onesta e non gioco secondo le logiche opache del Potere fine a se stesso. Faccio un altro gioco, anzi: un gioco “altro”

Perché sogno Frosinone come una comunità corsara, coraggiosa, libera, visibile, solidale. Senza ipocrisie.

Perché ogni sogno contiene in sé un po’ di utopia. E l’utopia è il sale di ogni sogno.

Vorrei candidarmi a Sindaco della mia e nostra Frosinone perché penso di poter dare un contributo di qualità per far emergere tutto il meglio delle risorse umane, civili e civiche dei frusinati.

Perché la politica è quella attività del cuore e della testa che ci permette di ascoltare gli altri e di rivolgerci alle persone per poter dire o scrivere come la pensiamo, come stanno davvero le cose, senza operare di nascosto, senza mai essere subdoli e per poter dire le cose fuori dai denti, senza inganno. Con rispetto per gli altri e con amore, sempre e per tutti, anche per l’avversario politico.

Mi candido fin da oggi a Sindaco di Frosinone perché, per me, anche se può apparire prematuro per alcuni, è necessario tutto il tempo che ancora manca alle prossime elezioni comunali per poter costruire un sostegno adeguato e un consenso significativo intorno ad una prospettiva di così grande rilievo, responsabilità ed importanza.

Perché, al momento, non ho un partito politico alle spalle e, quindi, ho necessità di una rete di sostenitori e di Corsari.

essere corsari

Mi sono “scoperto” in anticipo, come si dice tra i politicanti, perché non ho nulla da nascondere e, inoltre, perché il progetto che ho in mente per il tuo, mio e nostro Capoluogo ha bisogno di aria, di spazio, di pazienza, di semina, di tempo e di gradualità per prendere la forma che vorrei e che soltanto con il contributo fattivo e operativo di una squadra forte, bella, preparata e coesa può, giorno dopo giorno, comporsi e realizzarsi davvero.

Grazie, intanto, a tutti coloro che, nei giorni passati, hanno espresso il loro pieno entusiasmo o il loro sostegno per dare forza alla candidatura di un semplice cittadino frusinate che, in 25 anni di militanza politica, non è mai stato divisivo e, anzi, ha sempre unito. E, comunque, con umiltà e con competenza, sono felice di poter dire che il sottoscritto ha sempre unito e dialogato con tutti. Inoltre, con mia grande soddisfazione, posso scrivere di non aver mai, ripeto “mai”, creato indifferenza o astio o rabbia, ma sono sempre riuscito ad unire i cittadini e la classe dirigente frusinate nel dialogo e nel formulare domande comuni, anche quando hanno prodotto risposte diverse.

Ma il segno della politica corsara è proprio la diversità e l’alterità dentro il disegno di un comune destino.

 

Pier Paolo Segneri

 

La parola è la chiave della conoscenza

La parola data, la parola donata, la parola offerta, la parola ricevuta, la parola accolta.

Le parole hanno tutte una loro fragilità interiore, sono come gusci d’uovo,
con un loro significato dentro.

Ogni parola esprime diversi concetti, idee, emozioni. E ciascuna, però, ha un limite e quel limite corrisponde alla fragilità della parola. E’ questa fragilità che ne determina il senso.

La parola va scoperta, ascoltata, sentita.

In una società complessa come la nostra, sempre più basata sulla comunicazione in generale e sulla comunicazione scritta in particolare (sms, e-mail, social-network), la principale motivazione per cui scrivo è quella di cercare di offrire una risposta concreta alla nostra richiesta di senso e di significato.

 

Ecco, allora, che anni fa mi è venuta in mente un’idea: puntare sulla visione della PAROLA, considerata come la chiave per accedere alla conoscenza.

Con la parola di accesso, infatti, ogni libro si apre.

Parola è comprensione. L’intento, quindi, è quello di far capire il significato delle parole, nella forma verbale e scritta. Svelare, insomma, uno strumento fondamentale per esprimersi in modo adeguato e in ogni contesto nella nostra società, anche per conoscere se stessi. Quindi, l’uso e il significato delle parole è necessario a chiunque voglia migliorare il proprio modo personale di esprimersi, di comunicare e di scrivere.

In altre parole, la lingua italiana può davvero rappresentare un tesoro, uno scrigno, una fonte inesauribile di scoperte, di novità, di rinnovate relazioni.

Indagare le parole e i concetti aiuta a comprendere gli altri, a comunicare e interagire con il prossimo, ad accedere al sapere, a promuovere le idee che emergono nella discussione politica, a sentirsi adeguati nei più svariati contesti, ad assaporare il gusto della lettura e il piacere di ascoltare o dialogare con gli altri.

Pier Paolo Segneri