La scelta di ciascuno e il metodo di ricerca per tutti

Cari studenti, come sapete, amo il dialogo che si instaura tra il professore e gli allievi.
Amo i discorsi che costruiamo insieme, le parole approfondite, il lessico ragionato, l’ascolto reciproco, l’intesa intellettuale, la curiosità stimolata e il dubbio da coltivare. Insomma, prima di assegnarvi il libro da leggere per il prossimo mese, ho riflettuto. E ho indicato un campo libero, seppur con dei confini.

Cari studenti, come sapete, amo il dialogo che si instaura tra il professore e gli allievi.

Amo i discorsi che costruiamo insieme, le parole approfondite, il lessico ragionato, l’ascolto reciproco, l’intesa intellettuale, la curiosità stimolata e il dubbio da coltivare. Insomma, prima di assegnarvi il libro da leggere per il prossimo mese, ho riflettuto. E ho indicato un campo libero, seppur con dei confini. Ora ho deciso di scrivervi per darvi due fondamentali messaggi di comprensione sul lavoro didattico che stiamo svolgendo: da una parte, capire l’importanza della scelta che si compie o si vuole compiere; dall’altra parte, la ricerca che conduce a una scelta autonoma e ragionata. In altre parole, per chiarire ancora meglio, potremmo collegare questi due elementi (la scelta e la ricerca) alla responsabilità personale e alla consapevolezza di ciascuno della scelta compiuta. In questa logica s’instaura anche il metodo scientifico. Lo studio umanistico e il mondo scientifico sono uniti.

Amo quando ci esercitiamo a discutere nel rispetto degli altri e nel rispetto delle persone, anche nella diversità di ciascuno.

Infatti, ci ritroviamo spesso a discutere con passione, ma vi ripeto ancora: alzate la mano prima di parlare. Amo quello che ci diciamo: le frasi dette e, addirittura – certe volte – le frasi fatte. Oltre a quelle non dette. Ecco perché vi scrivo di nuovo ed ecco perché continuo a mettere nero su bianco alcune delle tante riflessioni che ci siamo scambiati in classe e che ancora ritornano, giorno per giorno, giorno dopo giorno. Tanto più che, non sapendo se sarò il vostro insegnante anche l’anno prossimo, allora – inconsciamente – cerco forse di lasciarvi qualcosa di scritto che possa rimanere nel tempo, anche dopo il tempo che passeremo insieme nella stessa aula scolastica. E’ probabile che l’anno prossimo non sia più al Liceo “Gelasio Caetani”, per questo motivo vi invito a cogliere oggi il meglio che io vi possa dare come insegnante. Anzi, tutto quanto sia possibile cogliere del mio metodo d’apprendimento. Approfittate ora di ogni istante per apprendere ciò che oggi cerco di trasmettervi: conoscenza, comprensione, consapevolezza.

Ogni volta, vi scrivo qualcosa di cui voi possiate far tesoro. Almeno spero. A tal proposito, l’indicazione che vi ho dato di ricercare il titolo del libro da leggere per il prossimo mese non è casuale. Anzi, è stata una decisione pensata. E’ la scelta stessa ad essere parte integrante del compito e dell’apprendimento, quindi della valutazione.

Tale esercizio di ricerca conduce, inevitabilmente, ad assumersi – poi – la responsabilità diretta della scelta compiuta. E’ un passaggio cruciale, nevralgico e senza il quale non si può compiere una scelta ragionata. Se si decide senza prima ricercare, approfondire, comprendere, capire, rendersi conto, allora si può solamente scegliere per istinto, in maniera inconsapevole, impulsiva. Ma la responsabilità resta.

Prima di scegliere il libro, perciò, vi ho messo tutti nelle condizioni di dover ricercare le notizie e le informazioni necessarie per individuare un testo che voi, oggi, riteniate di vostro gusto e che siete contenti di leggere in questo momento della vostra vita.  

Insomma, il compito che vi ho dato è il frutto di una riflessione che ho fatto in modo ragionato e pensato. Certo, tante volte mi capita d’improvvisare, non lo nego, ma l’improvvisazione è sempre figlia dell’esperienza, dello studio, della vita vissuta.

Si può improvvisare quando si hanno alle spalle tragitti percorsi e chilometri di cammino sulle gambe.

Eppure, stavolta, l’idea di farvi scegliere a piacere un testo di letteratura italiana del Novecento è stata un’idea che vi offre molta libertà, ma la libertà non è mai scissa dalla responsabilità. Quindi, l’assumervi la responsabilità della scelta compiuta è stata – per il sottoscritto – un’idea pensata e ragionata a lungo. Infatti, per poter scegliere il libro da leggere, pur rispettando alcuni criteri e paletti indicati dal docente (proprio per non mandarvi allo sbaraglio), ciascuno di voi spero abbia cominciato ad apprendere un metodo di ricerca e, di conseguenza, in virtù degli elementi acquisiti con la propria indagine personale, aver compiuto una scelta consapevole. Giusta o sbagliata che sia.

Sul Dizionario Treccani si legge:

Scelta. Libero atto di volontà per cui, tra due o più offerte, proposte, possibilità o disponibilità, si manifesta o dichiara di preferirne una (in qualche caso anche più di una), ritenendola migliore, più adatta o conveniente delle altre, in base a criterî oggettivi oppure personali di giudizio, talora anche dietro la spinta di impulsi momentanei, che comunque implicano sempre una decisione”.

Aggiungo soltanto un particolare interessante: i Greci, per indicare il termine scelta, usavano la parola “eresìa”.

Capito? Ne parliamo insieme.

Pier Paolo Segneri

La legge elettorale

I Corsari si sono incontrati per una tavola rotonda che ha lasciato il segno nel cuore e nella testa di chi ha partecipato.
Infatti, venerdì 23 Marzo 2018, in concomitanza con la prima seduta delle Camere appena insediate, abbiamo voluto vederci di persona per parlare, discutere, analizzare il voto delle ultime elezioni politiche.

I Corsari si sono incontrati per una tavola rotonda che ha lasciato il segno nel cuore e nella testa di chi ha partecipato.

Infatti, venerdì 23 Marzo 2018, in concomitanza con la prima seduta delle Camere appena insediate, abbiamo voluto vederci di persona per parlare, discutere, analizzare il voto delle ultime elezioni politiche.

Perché l’urgenza di guardarci negli occhi è stata una necessità umana prima ancora che politica.

Ha moderato l’incontro la giornalista Camilla Nata ed è stato bellissimo ritrovarci tra amici, dialogare, ascoltare, contraddire e contraddirci. Con gioiosità e rispetto reciproco.

Ringrazio davvero tutti.

In particolar modo, per la chiarezza e la semplicità dei ragionamenti fatti. Niente di artificioso né di astruso o di astratto. Ma un momento di comprensione. Ecco perché vorrei evidenziare gli interventi di Corrado Ocone, studioso di filosofia e teoria politica; del prof. Enzo Di Nuoscio, docente universitario di riconosciuto prestigio; Vincenzo Iacovissi, responsabile delle riforme istituzionali per il PSI; la prof.ssa Fabia Baldi; i corsari Carlo Prinzhofer ed Enrico Laurito; la corsara Antonella Sotira, oltre a tante altre corsare e corsari che sono intervenuti e che hanno lasciato il segno per l’autorevolezza e la semplicità.

Per chi volesse rivedere la registrazione integrale in audiovideo dell’incontro, può ritrovare la tavola rotonda sul sito internet di Radio Radicale. Invece, per chi fosse incuriosito e volesse saperne di più, può trovare le interviste realizzate nel dietro le quinte del seminario andando sul sito di Liberi.tv, la web tv diretta da Gianni Colacione.

Abbiamo affrontato essenzialmente il tema principale, che ha dato anche il titolo e il senso profondo all’incontro: “Rifondare la Politica”.

Rifondare la politica_23_marzo_18
Locandina della Tavola Rotonda dei Corsari del 23/03/2018: “Rifondare la politica”

E’ emersa la necessità di una campagna politica per il sistema elettorale uninominale maggioritario. Innanzitutto, perché è il più facile da spiegare e da capire: viene eletto il candidato associato alla lista che ottiene la maggioranza dei voti. Chi prende più voti vince. Poi, è stato detto, si può decidere di far precedere il voto da elezioni primarie, che permettono ai cittadini di scegliere o selezionare i candidati; oppure ricorrere, come in Francia, al doppio turno e al semi presidenzialismo, così che il primo possa assumere il carattere di una elezione primaria capace di ridurre a due o, al massimo, tre i candidati.

Non si tratta, perciò, di essere a favore o contro il bipolarismo, come erroneamente si scrive, anche perché tutta la Prima Repubblica fu caratterizzata dal bipolarismo tra Dc e Pci. Si tratta, invece, di comprendere come il sistema politico uninominale sia soltanto il primo passo per una più complessiva Riforma costruita sul binomio “persona e territorio”. E funziona benissimo anche nei sistemi tripolari. Nei sistemi di democrazia liberale, infatti, la rappresentanza politica non può prescindere da un effettivo rapporto di fiducia tra i rappresentati e i rappresentanti. E questo può essere assicurato dai Collegi piccoli e dall’uninominale.

Molto ci sarebbe ancora da dire per spiegare la nostra logica corsara e i pregi democratici del sistema uninominale.

A tal proposito, è sempre utile ricordare, infine, quanto affermò il liberale Luigi Einaudi nel suo intervento dell’11 febbraio 1946 alla Consulta nazionale:

Bisogna scegliere non la proporzionale, la quale manda in parlamento macchine da voto, ma il collegio piccolo, che manda un uomo invece di una macchina, scelto per la stima che si ha di lui. Costoro decideranno quali siano le idee meritevoli della vittoria.

 

Pier Paolo Segneri

La società della conoscenza

La proposta dei Corsari di rifondare la politica è una possibilità che si muove verso la navigazione a mare aperto… anche con l’obiettivo per riformare l’organizzazione politica dei partiti e dei movimenti. A cominciare dalla legge elettorale. È una proposta culturale che si alimenta del libero pensiero.

La proposta dei Corsari di rifondare la politica è una possibilità che si muove verso la navigazione a mare aperto… anche con l’obiettivo per riformare l’organizzazione politica dei partiti e dei movimenti. A cominciare dalla legge elettorale. È una proposta culturale che si alimenta del libero pensiero.

Le burocrazie e le segreterie di parte o di partito – invece – chiudono il dibattito, ingannano gli elettori, scelgono il verosimile al posto delle verità: fingono, mentono, nascondono, imbavagliano, omettono e impediscono qualsiasi seria discussione politica ostacolando ogni possibilità per i cittadini di conoscere.

È la “democrazia reale”, come una volta si parlava di “socialismo reale”. Faccio qui un esplicito riferimento alla “società della conoscenza”.

L’idea di promuovere una tavola rotonda permanente, per ricomporre un “altro” campo, è il presupposto per costruire un altro modello di società che faccia propria la teoria della prassi, cioè quella “filosofia della pratica” di cui parlava Benedetto Croce, cioè il metodo liberale. E la società della conoscenza può diventare il luogo d’azione di un ritrovato pensiero politico libero da ideologismi e fanatismi. Anche perché il Potere impedisce la conoscenza da parte dei cittadini e per i cittadini evitando che questa società si realizzi.

Il lavoro da fare è quello di rifondare il dibattito politico, reimpostare la discussione, parlarsi, ridare forma e contenuto, rifornire di parola, di significato e di senso.

Nei dibattiti televisivi, non si capisce più di che cosa si stia parlando.

Se vogliamo costruire un futuro diverso e altro, si devono immaginare luoghi e spazi dove sia possibile un ragionamento più profondo e più articolato, anche se semplice e comprensibile. La discussione non può essere ridotta soltanto al solito slogan elettorale, alla battuta denigratoria, al falso scuotere la testa quando parla l’avversario, allo schiamazzo.

Soltanto un insieme aperto, può tentare di aprire una fase nuova che avvii l’età della conoscenza, della ricerca delle verità, della saggezza, della felicità.

In una parola: della libertà. Perché un pensiero politico è dinamico e aperto se è in movimento e, quindi, va aggiornato nella realtà che muta, nel momento in cui un’idea impatta con la realtà, con il cambiamento degli usi e dei costumi di una società in continua trasformazione.

Infatti, il Potere, sia esso oligarchico o partitocratico o assolutista o teocratico o totalitario o antidemocratico, ha avuto sempre un solo nemico: il pensiero fondato su quel principio di libertà che, per sua natura, non si trasforma in assolutismi né dogmi, né soprusi.

Quindi c’è bisogno di un campo della Politica, con la P maiuscola, un terreno fatto d’incontro, dialogo, parola, pensiero, contraddittorio, ascolto, dissenso. È il luogo della conoscenza.

Tutto il resto è anti-politica, è rancore, distruzione della democrazia, è rabbia, violenza, ingiustizia, inganno, menzogna. Non si può ridurre il dibattito politico in una serie di spot, di frasi gridate, di battute da osteria. L’urgenza è quella di rifondare il dibattito politico, ricostruire insieme la discussione, ristabilire la circolazione delle idee. Reimpostare la discussione politica vuol dire avviare quella rivoluzione armonica e cosmica, universale, che non arriverà se i cittadini tutti non ritroveranno la forza delle idee, un dialogo appassionato e leale, un contraddittorio aperto e conosciuto dagli elettori.

Bisogna ripristinare il Diritto, lo stato di diritto, la possibilità di conoscere. A cominciare dal diritto umano alla conoscenza. Ma il problema è concepire il come, concepire il “nuovo possibile”, cioè come si possa concepire e perseguire la costruzione di un altro campo politico che sia dalla parte del cittadino.

 Pier Paolo Segneri

Benvenuti nel Regime pentastellato

Ci vuole il cuore.
Nel mondo delle quantità e dei calcoli numerici, delle percentuali e dei seggi attribuiti, i Corsari sono i portatori della qualità e dell’alterità, cioè sono i pionieri della libertà.

Ci vuole il cuore.

Nel mondo delle quantità e dei calcoli numerici, delle percentuali e dei seggi attribuiti, i Corsari sono i portatori della qualità e dell’alterità, cioè sono i pionieri della libertà.

Forse, siamo un luogo dove potersi sentire persona, essere umano, in carne ed ossa, in pensiero e cuore, in fragilità e forza, in sogno e fantasia, in ragionevolezza e umiltà, nel coraggio e con il sorriso. I Corsari puoi riconoscerli perché parlano con il cuore e guardano al futuro. Testa e cuore. Anima e amore.

Per dare forza ad un rinnovato pensiero liberale e libertario, insieme ai Corsari della libertà, lancio da qui l’idea di comporre un campo politico, vasto e aperto, per la Riforma uninominale e maggioritaria della legge elettorale, con Collegi piccoli, a turno unico e primarie di Collegio oppure a doppio turno alla francese con un semipresidenzialismo alla Macron, per intenderci. In difesa dell’espressione liberale: “senza vincolo di mandato”. Senza vincolo di mandato. Ci tengo a ribadirlo.

Che dire del voto?

Per me, gli italiani sono e continuano ad essere migliori della classe politica espressa dal Palazzo e nel Palazzo. Anche se le scelte vengono spesso pilotate dagli organi di disinformazione di massa che indicano tutto: i leader a cui dare spazio e quelli a cui negare l’accesso televisivo, i partiti da votare e quelli da oscurare, i commentatori da invitare a tutti i programmi e quelli da non chiamare mai.

I risultati elettorali, quindi, sono la conseguenza di uno schema disinformativo gestito dal Regime partitocratico in modo tale da mutare volto senza mutare corpo.

E’ la metamorfosi del Potere che serve ad illudere chi pensa si possano cambiare le cose votando per i politicanti e per i partitocrati che sono presenti in tv dalla mattina alla sera. Insomma, un messaggio forte e chiaro a Silvio Berlusconi e a Matteo Renzi, cioè ai due sconfitti da questo voto. Per continuare ad essere illiberale e autoritario, il Potere dominante aveva necessità di assumere, oggi, la maschera dei Cinque Stelle.

Ormai è ufficiale e chiaro: i pentastellati sono il nuovo volto del Vecchio Regime.

Questo già si sapeva dal 2009, ma ora è evidente. Lo dicono i risultati elettorali. L’importante affermazione del Movimento Cinque Stelle era già nell’aria da molto tempo. Si sapeva. Anzi, personalmente, avevo pensato ad un’affermazione leggermente più alta. Come si comprendeva benissimo anche che la Lega di Matteo Salvini avrebbe realizzato il sorpasso rispetto a Forza Italia. Era probabile. Era nell’aria. Inoltre, nessuna sorpresa neppure per il crollo del Pd a guida renziana. Dopo la sconfitta del 4 dicembre scorso al referendum, infatti, per Matteo Renzi è stata una caduta verticale ampiamente annunciata. Tutto prevedibile e tutto largamente previsto da moltissimi osservatori e dai Corsari stessi.

Che dire? Benvenuti nel Regime penta stellato.

Per fortuna, i Corsari sono “altro” da questo schifo di messa in scena del Potere illiberale ed egemone. Questi risultati, almeno, chiariscono la situazione.

Allora, personalmente, mi dichiaro a tutti gli effetti un dissidente di tale Regime pentastellato e attendo sul web i picchiatori della rete, gli squadristi grillini, i gerarchi che vorranno condurmi al confino di Ventotene. Ma la tessera del Regime di lusso o a cinque stelle non la prendo.

Viva la libertà. Viva l’amore. Viva la politica.

 

Pier Paolo Segneri

Essere Corsari

Essere Corsari è una scelta che arriva dopo un percorso di vita intenso e non sempre felice.

Eppure, essere Corsari significa andare alla ricerca di una felicità nascosta o negata.

Essere Corsari vuol dire vivere con il coraggio della libertà.

La crisi che stiamo vivendo è crisi delle vecchie abitudini, delle certezze personali, dei nostri errori e di quelli degli altri, di come porre rimedio. E’ un cambiamento profondo che scuote le nostre presunzioni, le arroganze, la paura. E’ una crisi che riguarda il concetto stesso di democrazia, l’idea di partecipazione politica, il valore della rappresentanza. E’ una crisi che si fa sentire soprattutto sul piano istituzionale e sociale, ma che viene da una vera e propria crisi antropologica e culturale, civile e civica. E’ una crisi politica che colpisce soprattutto il sistema della giustizia, lo “stato di diritto”, la legalità.

Sull’esito di una tale trasformazione, tuttora in corso, non azzarderei previsioni: può andar bene e può andar male, può essere una crisi di crescita o un ennesimo rigurgito reazionario e illiberale. Può essere la fine del Vecchio Regime o la premessa per un salto nel buio.

Di una cosa, però, sono sicuro: un problema di tale entità non si può risolvere limitandosi ad interventi tecnici o semplicemente adottando misure finanziarie, economiche e di bilancio. Siamo di fronte a qualcosa di più grande e di più profondo.
Il sistema dominante basato sul Potere fine a se stesso non regge più.

Siamo di fronte a qualcosa che gli attuali partiti non hanno capito o non vogliono capire perché, altrimenti, dovrebbero anche ammettere il loro totale fallimento, salutare gli astanti e chiudere i battenti. Qui non basta la soluzione tecnica. Lo vado ripetendo da mesi e mesi. Lo scrivo quando posso, dove posso: è necessario rifondare la politica.

Tu ci darai una mano?

 

Pier Paolo Segneri

La mia generazione

La mia generazione ha un altro modo di vedere le cose.

La mia generazione esiste, ma non la troverete nella storia raccontata nel film Suburra. La mia generazione è altro dalla rabbia, dalla violenza, dalla vendetta, dalla cattiveria e dall’invidia. È altro rispetto a quanto si racconta, si dice o si vocifera.

La mia generazione è disarmata, visionaria, corsara.

Questa generazione di cui faccio parte è strana, non ha età e attraversa tutte le età. È una generazione di perduti, che fa la rivoluzione dei perduti, cioè di coloro che, malgrado tutto, ancora oggi, a 40 anni come pure a 20, non rottamano le persone, ma vivono di cose semplici, insieme, senza egoismi, gioiscono per una parola o piangono per un abbraccio, si stupiscono del cielo stellato e sono gli ultimi custodi del nostro futuro.

La mia generazione è altro dalla superbia, dall’arroganza e dalla modestia.

La mia generazione è altro da quella dei perdenti che sono andati al Potere e ora comandano, ma hanno rinunciato a loro stessi, si sono ingannati da soli, hanno venduto i loro sogni per denaro o per una poltrona.

La mia generazione è quella dei Corsari che continuano ad amare e a credere nella politica come arte del vivere… meglio!

La mia generazione è perduta perché continua ad amare, a credere in una politica alta, a lottare per un mondo diverso e non è passata con i perdenti sulla torre d’avorio del Potere fine a se stesso.

La mia generazione crede ancora nella vera amicizia e nella lealtà.

I perduti non sono disperati, sono semplicemente dispersi. È diverso. I disperati veri sono i perdenti che, invece, hanno perso il loro sogno di libertà.

 

Pier Paolo Segneri

Le parole della Politica e la politica delle Parole

Siamo in piena campagna elettorale in vista delle elezioni politiche e regionali del 4 marzo 2018.

Si sente la necessità di informarsi sui candidati,sui programmi,sulle scelte di governo,sugli scenari di coalizione: quotidiani, riviste di settore, telegiornali, talk show, interviste. Sembra però che la qualità degli strumenti sopracitati sia scarsa, al limite del superficiale più dozzinale.
Fino ad alcuni decenni fa penne sublimi come quelle di Eugenio Montale, Indro Montanelli, Curzio Malaparte e Oriana Fallaci, solo per citarne alcuni, riempivano pagine di giornali con articoli brillanti, dove contenuti assolutamente equilibrati venivano trattati con un linguaggio colto, ma non accademico, piacevole, ma non banale, intrigante, ma non insidioso.

Negli anni ’60 e ’70 c’era quindi un giornalismo ”di cultura”, eppure l’Italia non poteva ancora definirsi completamente alfabetizzata. Oggi c’è il paradosso: una nazione dove tutti sanno leggere, eccetto quelle poche persone che rappresentano la generazione contadina del secondo dopoguerra, eppure la qualità dei servizi d’informazione ha subìto una flessione qualitativa che spesso raggiunge picchi di imbarazzante scarsità culturale.

I leader dei partiti, affiancati spesso da goffi ed impreparati consiglieri, nel redarre i loro programmi ”acchiappa-voto” fanno un uso sovrabbondante e spregiudicato di tecnicismi e anglicismi, termini inadatti per la stesura di contenuti politici poi consultati da milioni di persone (italiane e spesso poco aperte a forestierismi).

Un termine in inglese è forse più allettante di un vocabolo italiano? O forse non sono tentativi per edulcorare il vero significato di una parola, che altrimenti sembrerebbe infausta? ”Austerity” non esprime la necessità urgente di risparmio sulle spese pubbliche e sui finanziamenti? Ma anche ”task-force” che rimanda la mente a protocolli segreti, ”jobs act” che ci fa pensare ad un’impennata di dinamismo e produttività nel mondo del lavoro, per poi capire che non esiste alcuna svolta e tornare così allo sconforto. L’italiano esce quindi di scena a testa bassa, silente, sottomesso da burocratese e politichese, due ostiche degenerazioni della nostra lingua.
Si punta solo alle poche parole d’effetto dello slogan elettorale. Si cerca l’aforisma che si spera porti con sé il sentimento completo di un programma, di una storia, di un percorso, di una speranza. Ci si aggrappa quindi a frasette piene di filosofia spicciola pur di evitare il confronto con discorsi più larghi, dove un errore diventerebbe velocemente uno scivolone imbarazzante.

Manca l’approfondimento, che non significa pesantezza. Manca il coraggio di osare,che non significa voler andare contro gli altri.

In poche parole, si limitano le parole. Lo stile telegrafico abbatte ogni tiepido abbozzo di prolissità, evitando così il rischio di apparire fuorvianti logorroici. E così, in maniera velata,i politici (o chi per loro) manifestano la loro mancanza di preparazione, di slancio culturale, di vera modernità. Perché ”sintesi” non è sinonimo di modernità, semmai di timore. Quel timore che non fai mai sbilanciare nessuno, che fa rintanare i più timidi negli schemi fissi fatti dagli stessi discorsi e dalla stesse parole.
Nella rete si contano decine di video – per lo più interviste o frammenti di discorsi – dove i nostri parlamentari si fermato al bivio dei verbi: ecco ricomparire, ad esempio, il vecchio fantasma del congiuntivo che, seppur fantasioso e inizialmente comico, denuncia la falle di una base culturale bassa o addirittura inesistente, nonché l’essere totalmente disinteressati ad apparire come colti e forbiti.

Bisogna tornare ad una politica più ”poetica”.

Quella politica che ha scritto la nostra Carta Costituzionale, che si fa autentica portatrice di bellezza, di cultura, di verità. Ad un politico deve stare a cuore anzitutto la guida umana e culturale di un popolo. Le altre qualità – scientifiche, tecniche, organizzative – nonché il piglio diplomatico, possono essere eminentemente di perfezionamento ad un disegno di idee e di punti programmatici, ma in alcun modo possono sostituirlo.

Enrico Laurito